A(F)FONDO – Nazionale italiana, campioni al bivio

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Nazionale italiana, campioni al bivio

Sono passati appena cinque mesi dalla magica notte azzurra di Wembley, da quell’11 luglio che ha visto la nostra nazionale salire sul gradino più alto del podio, nella terra in cui dicono sia nato il calcio; appena quattro mesi dai successivi fasti delle Olimpiadi, nelle quali la perfida Albione veniva nuovamente bullizzata dalle allegre e scanzonate schiere del Belpaese.
Eppure sembra passata una eternità.
La nazionale italiana di calcio, allenata dall’ottimo Mancini, campione d’Europa in carica è già al bivio, e gli spettri del recente passato tornano ad aleggiare minacciosi.

La nuova Italia

Il campionato europeo di calcio ha grande fascino, ça va sans dire, ma nulla è più importante, nelle competizioni tra rappresentative nazionali, del Mondiale.
E all’ultima edizione del Mondiale, quella russa del 2018, l’Italia era clamorosamente assente, avendo mancato la qualificazione per la seconda volta nella propria storia, dopo sessant’anni esatti dalla prima esclusione.
Era l’Italia del ct Ventura, di Tavecchio Presidente FIGC, una Italia debole e spaesata, senz’anima.
Quella Italia, fino a pochi mesi fa, ci appariva lontanissima da quella gagliarda e spavalda vista a Londra, messa in campo da  un ottimo Mancini.
Eppure oggi, a pochi mesi di distanza, i vecchi spettri riappaiono.

Mondiale a rischio (di nuovo)

Il 15 novembre scorso la nostra nazionale pareggiava a reti bianche contro l’Irlanda del Nord, finendo il proprio girone seconda, due punti sotto la Svizzera.
Risultato: il lasciapassare per il Campionato del Mondo passa attraverso i playoff, che si giocheranno a marzo del prossimo anno, con avversari purtroppo ostici, dopo i sorteggi del 26 novembre a Zurigo.
La formula è leggermente diversa dalla ultima, per certi versi anche più ardua dato che la qualificazione passa attraverso due match da dentro o fuori, a differenza degli usuali spareggi con andata e ritorno.

Nazionali a confronto

Questa nazionale è, di certo, molto diversa da quella di Ventura: oggi il gruppo è solido, l’identità di gioco è precisa e molti degli interpreti sono superiori.
Mancini, poi, ha già dimostrato di essere il vero valore aggiunto, dando alla squadra quella autorevolezza che per molto, moltissimo tempo è sembrata mancare.
Se, però, gli spettri del passato tornano a fare capolino, qualche interrogativo bisogna porselo.

La sicumera

Il problema oggi sembra essere prima di tutto mentale.
La fiducia nei propri mezzi va bene, la sicurezza va meglio, ma la sicumera fa brutti scherzi.
Il lusinghiero risultato arrivato con gli Europei sembra aver fatto sedere tutto il gruppo sugli allori.
Lo stesso Mancini, selezionatore e coach infallibile fino all’estate, pare indulgere eccessivamente, oggi, su dinamiche di spogliatoio e di gruppo che sono certamente importanti, anzi fondamentali per club e relativi campionati, ma che nella logica delle rappresentative nazionali, e delle competizioni per nazionali, devono avere un limite.

La fame e la forma

La fame è sembrata mancare.
In alcune occasioni anche la forma.
Ed in competizioni così brevi, in partite da dentro o fuori, fame e forma sono il vero discrimine, più della tattica, della qualità, dell’idea di gioco.
Faraoni, per esempio, avrebbe fame e forma, ma è fuori dai radar, così come Aramu.
Con Immobile out, El Shaarawy forse avrebbe potuto dare un ottimo contributo.
È chiaro che col senno di poi risulta facile, ma quei vecchi spettri sono lì, minacciosi.
Ed il 24 o 25, prima, e il 28 o 29 marzo poi (speriamo) ci giochiamo tutto.
Forse Joao Pedro sarà della partita; speriamo lo siano soprattutto fame e forma.

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