Angolo del tifoso
ANGOLO JUVE – True colors
Credo di poter parlare a nome di qualunque tifoso dicendo che la maglia della nostra squadra del cuore apre in noi uno squarcio che vomita passione e attaccamento. Inutile star sempre sulle solite questioni territoriali, l’amore non conosce il Tuttocittà, fatto sta che sollevare le sciarpe con i nostri colori e cantare il nostro inno provoca in noi una scarica di serotonina probabilmente pari solo a quella del pandoro con la crema al mascarpone in cui affondi la faccia dopo un mese di dieta. Poi arriva un procuratore multimilionario qualsiasi, e ti lascia intendere senza troppi giri di parole che la tua maglia sì, è carina, una maglia simpatica, ma non è abbastanza: bella eh, per carità, ma vuoi mettere Parigi, Madrid, Manchester. La vita vera in cui accasarsi è un’altra, lontano dai tuoi colori.
Eppure non lo capisco. Anche nell’ultima partita dell’anno 2021, come in tutte quelle dal 1897 ad oggi, incluse quelle in cui ci sono arrivati schiaffi da qualunque parte del globo, anche in questa gelida serata torinese in cui la Juve ospita il Cagliari, quei colori mi sembrano i più belli che occhio umano abbia mai potuto vedere e desiderare.
Mister Allegri mette a riposo Pellegrini puntando su Alex Sandro, fiducia anche ad Arthur titolare dal primo minuto. In attacco en plein con Bernardeschi, Morata e Kean, con il solitario Kaio Jorge a far da tappezzeria in panchina. La Juve sembra granitica nelle ultime uscite, due goal subiti negli ultimi otto match, ma che speranze abbiamo di andare con serenità ad occupare una posizione con vista sull’Europa che conta? Inutile piangere sul latte versato delle partite precedenti, Moise Kean ne ha ben idea e prende il palo dopo undici minuti di gioco su splendido cross di Cuadrado. Gli uomini di Mazzarri difendono strenuamente la porta di Cragno, sembra difficile per i bianconeri creare un varco, e tocca aspettare fino al quarantesimo per vedere Kean prendere a testate il pallone su assist del figliol prodigo Federico Bernardeschi, che ormai ne sforna come farebbe una pasticceria napoletana con i roccocò.
Uno a zero, spettri di corto muso, l’ansia che comincia a montare perché diciamocelo: imparare a chiudere una partita in anticipo sarebbe Natale e compleanno in anticipo. Allegri manda a riposare Rabiot e tira dentro Weston McKennie, accolto dall’ovazione dello stadio. Solito calo psicologico all’uscita dagli spogliatoi, manco ci fosse una fontana da cui sgorga vin brulé: in dieci minuti è Dalbert a dare il brivido a Bonucci e Cuadrado che se lo perdono per strada, e poi la mano di Dio della serata prende per un decimo di secondo la cittadinanza polacca, mi perdonerete la blasfemia. I tempi in cui si invocava una vendita al miglior offerente del portierone di Varsavia sembrano lontani almeno quanto lo è Ferragosto, perché Tek Szczesny vola a mettere la sua mano tra la linea di porta e il pallone di Joao Pedro.
Parlavamo della questione cromatica. Per alcuni il bianco e il nero sono non colori, per alcuni sono tutti i colori del mondo. Mi piacerebbe chiedere a Federico Bernardeschi che colori vede lui, quante sfumature di grigio abbia visto durante questi mesi, anzi anni, in cui nessuno capiva cosa succedesse all’ex Fiorentina che ci aveva fatti innamorare come succede molto raramente.
A volte ci si sbaglia, ma non si può sempre sbagliare totalmente. Federico esce dal suo digiuno di goal, dopo esser già uscito dalla penuria di prestazioni accettabili, mettendo in porta il pallone del due a zero su assist di Kulusevski, entrato a sostituire Moise Kean infortunato.
Il 2021 della Juventus si conclude così, con un goal di chi aveva il gusto del grigio da un po’ di tempo. Arrivabene ha punzecchiato Dybala e De Ligt prima del match, è più facile lisciare i procuratori che questa maglia gloriosa. Certamente, la mente va lì dove è più facile trarre soddisfazione, a chi è che sono mai piaciute le sfide. Ma sarebbe come far trovare a Diabolik un tappeto rosso e le chiavi del caveau davanti all’ingresso della banca.
Con i procuratori possiamo poco, con il luccichio delle banconote anche. Ma come accade nella vita reale, ci meritiamo di farci amare da chi è in grado di riconoscere tutti i nostri colori, che continui a vedere un caleidoscopio anche quando nel nostro cuore è tutto nero come un pozzo di petrolio.
Insomma, se non sapete sopportare anche la scala di grigi, andatevi pure a prendere il rosso Manchester, il blaugrana al gusto flamenco o il blu spento dall’ombra della Tour Eiffel.
Al bianconero ci pensa chi lo ama davvero.
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