LEVA CALCISTICA ’68: Speciale Euro ’80 – Giù il sipario

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Milano, stadio San Siro.

Il 17 di giugno del 1980 si affrontano, nel match decisivo, Cecoslovacchia e Olanda, con questi ultimi obbligati alla vittoria, data la peggiore differenza reti, per sperare di giocare almeno la finale per il terzo posto. Per puntare alla finalissima invece devono aggrapparsi alla remota possibilità di una vittoria greca contro i forti tedeschi, incontro che si sarebbe svolto la sera stessa a Torino, insomma impresa improba.

Gli olandesi si aggrappano ai fasti del passato, tentando di rinverdire le loro linee in alcuni casi. Dentro Tijssen e fuori Arend Haan.

Arie Haan, la Leggenda.

Che subentrerà nel secondo tempo per quella che resterà l’ultima partita in nazionale. Sì, in quell’umido pomeriggio meneghino abbandona le ribalte dedicate alle nazionali il “Bombardiere”, colui che buttava le porte a terra dai trenta e passa metri. Ma Arie non era solo questo.

Se avete mai sentito parlare di Calcio Totale e delle meraviglie dell’Arancia Meccanica lo si deve sicuramente alle intuizioni del coach ma anche e soprattutto ai suoi magistrali interpreti, la cui completezza tecnico-tattica rendeva possibile le rivoluzionarie idee di Marinus Michels.

E tra tutti i celebrati Campioni di un’epopea, Arie Haan è stato quello meno conosciuto, ma che, nell’ombra, forse è quello che ha inciso di più. Basti pensare che quando gli fu chiesto di fare il libero in difesa – e non certo per un paio di partite – si fece sempre trovare pronto, sopperendo una fisicità, non propriamente da difensore, con una immensa sagacia tattica. Era in possesso di un senso della posizione che lo faceva stare sempre al posto giusto nel momento giusto, ma del resto il concetto stesso di Calcio Totale escludeva quasi del tutto la specializzazione del “ruolo”. L’intercambiabilità’, unita al movimento continuo, era la prerogativa fondamentale di un qualcosa mai visto prima.

Protagonista assoluto e cardine fondamentale del quinquennio d’oro dell’Ajax di Amsterdam, insieme ai più famosi Cruijff, Neeskens, Krol e compagnia, a ventisei anni Arie decide di varcare il vicino confine ed accasarsi all’Anderlecht in Belgio. Con “les Mauves et Blanc” al Parc Astrid di Bruxelles, al fianco di Rob Rensenbrink ed altri validi fiamminghi, è protagonista di un’altra era vincente in campo europeo con due Coppe delle Coppe e due Supercoppe Europee che, unite alle tre Coppe Campioni e alla Coppa Intercontinentale vinte con i Lancieri, ne fanno uno dei calciatori più vincenti della storia.

Da centrocampista e difensore autore di più di settanta reti in carriera, leadership naturale e calciatore a trecentosessanta gradi, in un’unica parola: ArieHaan.

Per la cronaca, in quell’umido pomeriggio meneghino l’incontro terminò uno a uno. A Nehoda rispose Kist. L’Olanda non riuscì nell’impresa e ottenne il terzo posto del girone. In quell’umido pomeriggio milanese fini’ l’epopea d’oro, un decennio di poesia dell’Olanda, una delle più belle e forti nazionali della Storia del Football.

Giù il sipario e tutti in piedi.