A(F)FONDO – Gli stadi riaprono, e poi?

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Gli stadi riaprono

La conferma del Governo è arrivata attraverso una nota del Sottosegretario con delega allo Sport, Valentina Vezzali, inviata al Presidente della FIGC, Gabriele Gravina.
È ufficiale, dunque: gli stadi riaprono.
Dopo l’ultimatum della UEFA, il Governo comunica il via libera alla riapertura al pubblico dell’Olimpico di Roma in occasione degli Europei per “almeno il 25% della capienza”.
Un esultante Gravina ha, tra l’altro, “incassato” un’ulteriore ottima notizia con la nota del Sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, il quale ha dichiarato di auspicare una celere riapertura degli stadi anche in Serie A, magari già a cominciare dalla finale di Coppa Italia in programma per il prossimo 19 maggio.

Un segnale di Speranza

Sarebbe un bel segnale di speranza, come ha sottolineato lo stesso Costa nella sua nota.
Ma un segnale di Speranza e del Governo tutto lo richiedono anche gli altri sport, oltre che i numerosi settori produttivi messi in ginocchio dall’epidemia.
Gianni Petrucci, già Presidente del CONI, oggi numero uno della FIP – Federazione Italiana Pallacanestro -, ha richiamato a gran voce la attenzione sul suo basket.
Pretendiamo, e lo dico con educazione, che dal momento che si è aperto, si deve aprire in proporzione anche per il basket”, così Petrucci a Rai Radio Uno.
Anche Giuseppe Manfredi, Presidente della FIPAV – Federazione Italiana Pallavolo – reclama, e rapide di sono levate le legittime rivendicazioni del variegato mondo dello sport italico.

Polemiche e rivendicazioni

Le polemiche si sono subito accese, anche all’interno del Governo stesso.
Il ministro Franceschini ha diramato una nota con la quale auspica la riapertura ad eventi e concerti in parallelo con quella degli stadi.
E non tarderanno, immaginiamo, le legittime rivendicazioni di tutti i settori produttivi che sono alle prese con una crisi spaventosa.
Ma è giusto o no che il calcio faccia da apripista, che sia data priorità alla Dea Eupalla?

L’importante è riaprire

Le polemiche, ovvie e per certi versi comprensibili, appaiono onestamente e francamente sterili.
Non può revocarsi in dubbio che il calcio sia settore trainante, economicamente e persino socialmente, in Italia.
Fuori d’ogni retorica, appare abbastanza naturale che il rettangolo verde sia la priorità.
Ciò che bisogna chiedere a gran voce, piuttosto, è un piano chiaro ed organico di riaperture.
Al di là delle strumentali ipocrisie, appare chiaro che il Paese non può andare avanti a Calcio e Speranza.
E allora riapriamo gli stadi, ok, ma poi, con criterio ed una cosa chiamata programmazione, mancata sino ad oggi, riapriamo tutto il resto e ricominciamo a vivere.

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