ANGOLO NAPOLI – Napule é… un’immagine “sGranada”

Angolo del tifoso Focus On Napoli
Condividi
Tempo di lettura: 3 minuti

E’ come quando l’ottimismo della speranza ti fa sognare un epilogo non scontato ed il pessimismo della ragione interviene, tutto d’un colpo, praticamente ad eliminarti dall’Europa League.

Quando – a distanza di qualche anno – si giudicherà il Napoli di Gennaro Gattuso formato 2020/2021, ciascuno – come sempre – dirà la sua, ma se sarà chiesto di fare riassunto per immagini, queste somiglierebbero alla facce stranite ed assenti di Mario Rui, Elmas e Lobotka, al chewing-gum nervosamente masticato da Osimhen, ai tackle spesso inutili di Nikola Maksimovic.

Perché se gli azzurri hanno giocato dal 16 dicembre 17 partite in poco più di 60 giorni vincendone meno della metà e perdendone addirittura 8, qualcuno che in teoria è pagato per quello qualche dubbio dovrebbe pure farselo venire.

Vale a poco, se non come magra attenuante, l’emergenza continua resa ancor più grave dal numero impressionante di assenze dovute ad infortuni che si susseguono.

Perché non si trova la strada giusta, se non si ha la forza di abbandonare quella sbagliata.

A chi teorizza, poi, che “la rinuncia non è sempre una sconfitta, anzi a volte è necessaria”, bisognerebbe ricordare che il Napoli quest’anno sta rinunciando a gioco, qualità, intensità, determinazione e coraggio. Con risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che non possono ritenersi salvi solo perché si è battuta sabato pomeriggio la Juventus peggiore dell’ultimo decennio.

Le sole risposte utili”, amava ripetere Vittorio Foa, “sono quelle che propongono nuove domande”. Il problema vero di questa metà stagione, però, è che mentre si discute di modulo e di uomini, di allenatori, strategie ed approcci, è praticamente rimasto già solo il campionato, dove al massimo l’orizzonte potrebbe essere l’agognato quarto posto, che rischia d’allontanarsi ancor di più se si considera che nel prossimo mese si va in trasferta a giocare con Atalanta (già domenica) e poi con Roma e Milan (intorno alla metà di marzo).

Contro il Granada (che probabilmente nel campionato italiano occuperebbe la parte destra della classifica) il Napoli ha giocato una partita orrenda, senza sfiorare realmente il gol, riuscendo nella difficile impresa di ostacolarsi talvolta da solo e subendo 2 reti in poco più d’un minuto, dando agli spagnoli anche la traccia di gioco per la partita di ritorno.

Se il non gioco della Juventus in Portogallo sembrava la quintessenza dell’incapacità tecnico-tattica, Gattuso in Spagna è riuscito a fare addirittura peggio.

Come sempre accade, poi, il volatile ed incerto equilibrio emozionale della tifoseria viene messo a dura prova da prestazioni come quelle di un giovedì sera come tanti, con numerosi (e forse troppi) pseudo-commentatori da tastiera pronti a sparare sentenze e giudizi su chicchessia, gettando la croce finanche sull’unico ragazzo in rosa su cui provare a costruire una prospettiva diversa.

Perché Victor Osimhen è oggettivamente in difficoltà, ma su di lui è partita un’ingiusta ed immotivata offensiva, ancor più forte di quella che l’anno scorso ha martoriato Hirving Lozano.

Se ad un giocatore offensivo gli butti la palla nei denti è una cosa, se gliela porti sui piedi è un’altra.” In questa frase detta da De Zerbi è riassunta perfettamente la differenza che sussiste tra chi sa giocare a calcio e chi prende a calci un pallone.

Inevitabile, infatti, constatare come manchi agli azzurri grinta, determinazione e un’idea di gioco utile a esaltare le caratteristiche di interpreti che, diversamente, palesano sovente inadeguatezze.

La squadra di Gattuso aveva nella serata di Coppa solo 13 giocatori di prima squadra disponibili e dunque l’obbligo di vederli contemporaneamente in campo ha evidenziato l’assoluta inutilità di far coesistere gente come Lobotka, Elmas, Zielinski e Insigne in contesti dove il primo è palesemente fuori contesto, il secondo pare pesce fuor d’acqua ed il terzo e il quarto annegano buone singole prestazioni in ripetute prestazioni sottotono.

E’ un’immagine sgranata quella che rimane impressa negli occhi dopo l’andata dei sedicesimi di Europa League, a prescindere da come andrà o non andrà il ritorno.

Quando si ha la tentazione di arrendersi, però, bisogna pensare a quel che ha fatto resistere così a lungo.

E dunque bisogna crederci, nonostante tutto.

Mantenendo, in ogni caso, una certezza bene impressa: la squadra va ripensata e, con essa, va riordinato gran parte di quel che gira intorno.

Print Friendly, PDF & Email