ZONA CESARINI – I nuovi “crociati”

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PAPA “ZIDANE”

Nei secoli IX e XI d.c. l’occidente, che oggi identifichiamo con Europa, era martoriata dal susseguirsi ininterrotto di guerre e scorribande tra popoli locali. A quel punto la Chiesa, col volto di Papa Urbano II, nato Ottone in quel di Chantillon, ergo francese, ergo facile ai “colpi de testa ‘n petto”, lanciò nell’Anno Domini 1095 l’Appello di Clermont a tutta la cristianità. L’obiettivo ufficiale era la liberazione di Gerusalemme dal giogo musulmano.

Ovviamente l’obiettivo non dichiarato era decomprimere la pressione dell’Occidente, spostando il bersaglio lontano e soprattutto andare a carpire nuove risorse prettamente commerciali. Ricorda qualcosa?

Comunque, deputati a questa cristianissima missione furono proprio i Crociati, per lo più nobili europei (uso europeo per comodità, ci siamo capiti), cavalieri con elmo e pettorina con enorme croce in petto, che esportavano i “nostri” valori e cacciavano i selvaggi stranieri, riportando teste e ricchezze dall’Oriente (“coi sordi de zio Arduino” se posso citare Albertone).

MA VENIAMO AI GIORNI NOSTRI

Tranquilli, parliamo di calcio. I crociati difensori della cristianità oggi sono il popolino, che sostituisce la croce sul petto con enorme cavezza al collo, fomentato da “nobili” salsiccioni ben saldi lontano dalle lotte ad indicare nemici per spostare l’attenzione dai loro obiettivi, aventi come uniche vittime, spesso, la dignità umana e i congiuntivi. Spesso, ma purtroppo non sempre. Leggasi Colleferro e il povero Willy di cui non mi sento degno di parlare.

Dicevamo che la Chiesa di Roma mandava i crociati a Gerusalemme, la squadra della Roma manda i crociati a Villa Stuart. Perdonatemi l’accostamento, solo dialettico, poichè tra i due eventi l’unico elemento di cristianità in comune sono i santi e le madonne tirati giù dai tifosi.

IL PECCATO ORIGINALE

Venti i legamenti crociati andati dal febbraio 2014, con l’antenato Strootman in quel di Napoli. Da lì cambia tutto. Il primo anno di Garcia fu positivo non solo per la bella stagione, ma anche per un numero tutto sommato accettabile di infortuni.

Quell’estate viene, senza motivo apparente, cambiato tutto lo staff di Garcia. Da quell’estate la lista si allarga di altri diciannove crociati, non contando la media di 40-50 infortuni muscolari l’anno: Strootman avrà una ricaduta, come Florenzi e Bouah, Ponce, Rudiger, Mario Rui, Emerson Palmieri, Nura, Bianda, Capradossi e Tumminello, Zappacosta e Karsdorp alla loro prima partita, Luca Pellegrini e Calafiori e, last but don’t least, Zaniolo a gennaio contro la Juve e lunedì, in Nazionale.

L’infortunio del talento, in prospettiva, più lucente di tutta la serie A fa rumore, patrimonio della Roma ma anche della Nazionale stessa. Due crociati fanno temere che la carriera possa essere diversa dai propositi, ma il ragazzo è forte e determinato, vediamo. Intanto stagione finita prima di cominciare e Roma che, già nel caos tra Covid e cambi societari con conseguente ritardo di riorganizzazione, vede rivoluzionati i suoi piani (ammesso che ce ne fossero).

Sicuramente cambia il mercato, perchè senza Zaniolo dar via anche Dzeko sarebbe follia (lo sarebbe  stato comunque). Con i soli ottuagenari Pedro e Mhkitarian a dispensar classe, col povero Pellegrini e senza ancora aver risolto la tiritera Smalling, la rosa attuale dovrebbe guardarsi le spalle piuttosto che davanti.

Ma veniamo a quello che sembra essere il problema. Partono ovvie polemiche verso Villa Stuart e la gestione del Dott. Mariani. La considerazione ci sta, per quanto riguarda le ricadute (anche Milik l’ha subita), ma si parla appunto di ricadute, che comunque NON capitano a tutti giocatori di mezza Serie A che si operano lì.

TRIGORIA’S CEMETERY

Il problema è il mittente di questi crociati poiché, non credendo a sfortuna e malocchio (ma nel dubbio un santone chiamamolo), si nota come venti crociati in sei anni siano un numero record a cui nessuna società di serie A neanche si avvicina. Vero, i carichi di lavoro eccessivi e probabilmente la muscolatura che esplode in poco tempo, invece di formarsi gradualmente; vero i mille impegni ravvicinati, tra campionati a cento squadre, partite di coppa triplicate rispetto al passato; vero poi che le nazionali fanno il resto, non facendo riposare il fisico (e questa Nations League inutile e attualmente inopportuna non ha aiutato); vera l’alimentazione sbagliata. Insomma, vero tutto. Però i crociati si rompono quasi solo a Trigoria, vero “cimitero indiano” da film horror americano, a questo punto.

Non ho alcun elemento per sapere quale sia il problema o se problema ci sia, non si sta accusando nessuno, ma in un’indagine Sherlock ci insegna che “se nell’altra stanza sento rumore di zoccoli, penso al cavallo, non alla zebra”. Ecco, cerchiamo il cavallo intanto, ma in fretta.

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