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ANGOLO DEL TIFOSO ROMA – Roma-Sampdoria 2-1 e bentornata tachicardia
Si riparte finalmente o… che palle si riparte, decidete voi. Il dubbio è lecito, ma comunque si riparte.
La curiosità e la preoccupazione di quale squadra ci troveremo davanti sono palpabili, così come il vuoto dell’Olimpico.
Arriva la Samp del più brutto ricordo di Ranieri e di ogni romanista. Arriva lo stesso Ranieri, la faccia più bella di ogni romanista, anche se non siede sulla panchina giallorossa.
Anche se con alcuni acciaccati, Fonseca ha la rosa quasi completa, di fatto mancano solo Pau Lopez e Zaniolo. Tanta abbondanza disorienta il portoghese che, a sorpresa, inserisce l’esordiente Ibanez, il redivivo Bruno Peres e Pastore con Mhkytarian esterno.
La Roma parte bene e in dieci minuti impegna seriamente Audero, che si ricorda di aver incrociato lo sguardo con Buffon al casello di Alessandria e neutralizza prima Dzeko, poi l’armeno e infine Pastore in una bella incursione. Ma all’11’ Diawara tira fuori dal cilindro il più bell’assist della sua carriera da quando gli hanno regalato il pallone da bambino, solo che serve Gabbiadini, il quale scarta Mirante e fa 0 a 1.
La Roma non è che non reagisca, continua a cercare la costruzione seppur con poca organizzazione, ma la Samp si è risvegliata e non poche saranno le situazioni pericolose in area giallorossa, con Smalling e Ibanez in difficoltà. Anche perchè Diawara, dopo il suo orrore chiude la sua partita mentalmente e favorisce sensibilmente il gioco Doriano. Poca personalità purtroppo.
Roma in difficoltà, Samp in fiducia e entra in scena Calvarese. Pastore dialoga con Carles Perez che, nel controllo, subisce un rinvio sul corpo che si allunga fuori area, dove Veretout sfodera un piattone al volo sotto l’incrocio. Capolavoro annullato dal fischietto di Teramo, con ausilio del VAR, per un tocco involontario di braccio dello spagnolo. Può scendere Gesù coi regolamenti in mano a dirmi che quel braccio attaccatissimo al corpo è fallo, non mi convincerà mai. Ma tanto i giocatori non protestano più di tanto e si sa che, usciti da lì, non ci sono presidenti tuonanti o dirigenti con in mano un biglietto di sola andata per Carbonia, quindi…
Nel secondo tempo i giallorossi ripartono forte e soprattutto cominciano a sfruttare la fascia di Kolarov, che distribuisce palloni in area con continuità. Vista la novità dei cinque cambi, Fonseca fa la mossa giusta, in grave ritardo, certificando l’errore iniziale di formazione: triplo cambio Pastore/Diawara/B.Peres per Pellegrini/Cristante/ Zappacosta. Regalare tre uomini per un’ora è veramente madornale. Di Diawara si è già detto, Peres mi fa sognare, sognare di prendere un volo per Valencia e rapire Florenzi, mentre Pastore non fa neanche male, ma a questi livelli non fare neanche male è uno sgargiante abito di mediocrità.
La Samp arretra il baricentro e comincia a schiacciarsi, Calvarese, causa DCPM di Conte non può toccare i cartellini senza guanti e Ekdal e compagni “zaccagnano” le gambe giallorosse come falciatrici. Pellegrini ruba palla a centrocampo e lancia Dzeko in area che, al volo, in coordinazione poetica, butta sotto l’incrocio il gol del pareggio.
Pochi minuti e Kolarov centra il palo interno su punizione. Entra Under per Perez, due fiori rari, così rari che ieri non li ha visti nessuno purtroppo, ma lo spagnolo si farà, quello si vede.
A pochi minuti dalla fine, Cristante si veste da Pellegrini e, con un assist simile al precedente, serve Dzeko che sempre in maniera sublime tocca al volo il rasoterra del 2 a 1. Centoquattro per il bosniaco “mai decisivo” e raggiunto “Piedone” Manfredini (ma poi perchè Piedone, che aveva il 42?).
La Roma vince, ma non convince del tutto. Sia chiaro che dopo tre mesi di stop non ci si aspettavano certo gli Harlem Globe Trotters, ma il problema è, come in molte altre partite, che i giallorossi non giocano neanche male, ma non sono una squadra tignosa e di carattere. Correre per la Champions non può passare per partite giocate più o meno al livello di avversari sulla carta inferiori. Difficilmente c’è il guizzo “da squadra”, ma magari arriva il tocco del singolo giocatore, perchè poi è chiaro che il livello è più alto. Difficile inoltre che le vicissitudini societarie non incidano sul gruppo, anche se per dei professionisti non può essere una scusa.
Ibanez un esordio sufficiente, molto fisico e disciplinato, anche se forse dorme un pò sul retropassaggio di Diawara. Smalling sempre una certezza, Veretout moto perpetuo e Mhkytarian, seppur a sprazzi, ha qualità e classe da vendere. Perez da rivedere, Peres da arrivederci. Buon rientro di Zappacosta che può essere una risorsa, Mirante sempre attento.
La Champions è lontana, l’Atalanta è una macchina da gol e il fiato sul collo di Napoli e Milan non tranquillizza, ma questa è la Roma ed al momento occupa più o meno la posizione che merita, anche se molte sono le incognite per il futuro.
