ÇA VA SANS DIRE – Orfani a Church Road  

Focus On Vetrina
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Tempo di lettura: 4 minuti

 

If you can meet with Triumph and Disaster

And treat those two impostors just the same…

….you’ll be a Man, my son!

 

Le dirò, sir, che all’alba il cielo di Londra mostra un pallore sobrio, elegantissimo. La nebbiolina circonda invisibile i comignoli grigiastri di Chelsea. Negli edifici vittoriani a Regent Street due gocce di latte macchiano del tè d’Assam, smorzandone le giravolte fumanti. Oltre le tendine di seta, il glicine nei cortili mescola i pensieri del mattino ai sogni della notte. Poi gli spazzini: in una mano il secchio, nell’altra la ramazza, poggiata alla spalla. Ancora intorpidita, la Città muove i primi passi.

È successo nel 1868, sir. Victoria è la regina più longeva della storia del Regno, la Football Association ha codificato le regole di uno sport che si pratica coi piedi, Notting Hill è finalmente sulla linea della metro. La Distric Lane, per l’esattezza. Percorrendo la quale in direzione sudovest si giunge a Warple Road. Il più poetico degli indirizzi d’oltremanica, se mi è consentito.

I brividi della rivoluzione industriale corrono lungo la schiena della classe media, che s’arricchisce e sperimenta. È tutt’un fremito, la moda divampa in un attimo. Vale anche per lo sport.

Tre bastoncini di legno, entro i quali indirizzare una palla. Da colpire, quest’ultima, con un movimento che ricorda il putt del golf, solo con una mazza più grossolana. È bastato un torneo nel Gloucestershire e nella city non si parla d’altro che di croquet. È il mese di luglio, ed a Warple Road s’inaugura l’All England Croquet Club. Uomini d’affari in doppio petto accompagnano défilé d’eleganti consorti. La mania delle gonne a cerchio lascia già spazio ad uno stile più snello: fanno capolino interessanti aderenze, ed i cappellini calati sulla fronte coprono appena i boccoli fluenti.

È il centro dell’Universo: se qualcosa deve accadere, sir, accadrà lì. S’inaugura il Club del Croquet e già si parla d’un altro gioco, affascinante per vero. Sphairistikè, per quelli che hanno abbinato i Classici agli studi d’economia. Una corda divide il campo, una pallina va colpita con la racchetta ma soprattutto: la divisa da gioco, che eleganza. Si raccomanda il bianco.

In men che non si dica, il tennis ruba le braccia agli uomini e gli occhi alle donne: la borghesia inglese, improvvisamente, non sa farne a meno. Il circolo di Warple Road, a Wimbledon, è ribattezzato All England Croquet and Lawn Tennis Club, ma si consegna alla storia semplicemente quale All England.

Nel 1877 si disputa il primo torneo, ed al costo di uno scellino duecento gentiluomini londinesi assistono alla vittoria di Spencer Gore. Un manto di spiritualità s’adagia sui fili d’erba, consegnandoli all’immortalità. The Championships, che dal 1922 s’è trasferito di qualche centinaio di metri in Church Road, è l’unico torneo al mondo al quale non occorre altra specificazione.

Se succede a Wimbledon, succede per davvero. Non succederà mai altrove. Non allo stesso modo.

Ancor oggi. In ossequio a quanto si sussurrava all’inaugurazione del Circolo, si gioca vestiti di bianco. Più che una regola, un’attitudine: s’intona col verde del prato, è importante, sir.

È un torneo dello Slam, eppure l’unico per il quale una Federazione lascia l’organizzazione al Club. All’uopo, l’All England si prende libertà che a nessun altro sarebbero concesse. Le regole che valgono altrove lasciano spazio alla Religione di Stato, la Tradizione.

Ed allora, sir, lasci perdere il ranking ATP: le teste di serie le sceglie il Circolo, chi vuol che s’intenda d’erba inglese? Quel che accade altrove non è poi così importante, del resto. Ah, si dica pure alla TV che nella domenica di mezzo non si gioca: qui non si usa. È possibile che piova tutti i giorni, il programma subirà ritardi ma tant’è. All’ingresso in campo i campioni concedano un inchino al Royal Box: sa com’è, la Duchessa di Kent ci tiene. È la padrona di casa, tanto cara ed elegante, ha un’intera collezione di cappellini da sfoggiare e non mancherebbe al Centrale per nulla al mondo. Oddio, non alle cinque: quella è l’ora del tè, sir. Irrinunciabile. Non meno di cinquantamila piantine ad accogliere gli ospiti. Ah, la Petunia Calibrachoa: a quella sfumatura di viola che si sposa col verde proprio non si può rinunciare. I primi colori del circolo erano blu, giallo, rosso e verde: troppo simili alla Royal Navy, per carità. Il board s’affrettò a cambiarli. Vuol mettere l’eleganza del Purple&Green, sir?

Le gesta del Torneo di Wimbledon sono scolpite nel granito della Storia dello Sport. A differenza d’ogni altra disciplina e d’ogni altro torneo, ciò che accade nel circolo di Church Road, per quanto epico, spettacolare, indimenticabile altro non è che la cornice.

Lo spettacolo sono i campi, quei fili d’erba tagliati sempre alla stessa altezza: in nessun altro periodo dell’anno garantirebbero lo stesso rimbalzo. E le fragoline con la panna, che poi è crema, da consumarsi nei vialetti che costeggiano i campi: non avrebbero mica lo stesso sapore, altrove. E le gocce di pioggia: arriveranno sul più bello, costringendo l’arbitro di sedia alla sospensione. Quelle parole suoneranno come musica. Ladies and Gentlemen, play is suspended: in nessun altro posto farebbe quell’effetto. Ed il primo lunedì: il detentore inaugura il centrale, un’ora dopo rispetto ai campi secondari. Ed il secondo lunedì: tutti gli ottavi in programma, campioni disseminati per il Circolo come petali portati dal vento. Ed il secondo venerdì, le semifinali maschili: si fa sempre tardi ed il sole si abbassa, la Tribuna divide il campo in due colori, le ombre si allungano, il profilo di Londra sullo sfondo approccia al weekend.

Su quei campi ha visto Becker librarsi in volo a fil di rete, sir. Ha visto Martina invecchiare, ma negli occhi ha sempre vent’anni. Ha visto Sampras vincere per la settima volta, quando credeva non avrebbe vinto mai. Ha visto Ivanisevic mettere a segno l’ennesimo ace, per presentarsi al cospetto del Duca avvolto dalla bandiera croata: uno strappo alla regola, goddamn. E poi ha visto Roger, ed ha capito che non avrebbe mai visto nulla di più bello.

Lo ha visto, sir, ma non fosse successo a Wimbledon non sarebbe successo per davvero.

Quel che succede all’All England non può succedere in nessun posto del mondo.

Nessun posto sarà mai l’All England.

Poscritto.

Sento ciarlare del campionato di calcio, interrotto per la pandemia: forse riprende, forse no. Qualcuno è sgomento. Mi preme segnalare a costoro che, a causa della pandemia, non si giocherà il Torneo di Wimbledon.

Non mi faccia aggiungere altro, sir.