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Una nuova “Stirpe” per il Frosinone, anche il club ciociaro parla americano

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Frosinone Serie B
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“Il ragazzo si farà”, declamava De Gregori in una delle più celebri canzoni italiane sul calcio. Parole da cantautore, parole da stadio.

Beh, a Frosinone un ragazzo s’è fatto. E pure bene. Figlio di cotanto padre Benito, un imprenditore con i “contro….fiocchi”, ma a quasi 70 anni Maurizio Stirpe non ha solo il curriculum lungo, ma anche il pedigree del cane da tartufi degli affari: da 23 anni presidente del Frosinone e da 10 anni vicepresidente di Confindustria.

Una carica quest’ultima, che non te la regalano nel pacco natalizio o nella sorpresa dell’uovo pasquale. E ora l’ultima mossa, da manuale del buon padre di famiglia, con cravatta, fiuto e lungimiranza invidiabili. Il Frosinone Calcio passa a un fondo d’investimento americano. Stirpe stesso ne ha ufficializzato la notizia, con la cessione dell’80% delle quote a Clara Vista, che ha concluso l’operazione per 41,5 milioni di euro (e con il passaggio di proprietà anche del 51% della società delle infrastrutture del club ciociaro), scrivendo così una nuova pagina di storia del club giallazzurro.

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La traduzione è: mettere terreno solido, economico e manageriale, a quintali, sotto ai piedi del club e, nel frattempo, provare a montargli anche un paio d’ali per sognare in grande.

Seppur con la quota minoritaria del 20%, Stirpe continuerà a ricoprire il ruolo di presidente almeno per i prossimi due anni, cioè fino al 2028, anno del centenario dell’iscrizione del Frosinone alla Figc.

Un passaggio che serve anche per assicurare continuità nella fase di transizione. Solo successivamente saranno definite le future scelte sulla governance del club.

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TRA SCETTICISMO E SOGNI DA COMO

Un’operazione ben pensata sia per rafforzare il club, finanziariamente e come vision, investendo maggiormente (è questo l’auspicio) su settore giovanile e infrastrutture, su marketing e comunicazione, sia per appianare un debito di 6 milioni di euro, sia per evitare che, con un futuro passo di lato di Stirpe, possa perdere negli anni azionisti (e, quindi, liquidità), fino a scivolare in conseguenze, ad oggi, impensabili.

Avere una vista lunga e avveduta significa proprio saper vedere anche oltre l’attuale presente

Tra qualche legittimo scetticismo e qualche ampio desiderio di grandezze sportive, i tifosi si chiedono se si seguiranno le orme del Como. E’ ancora presto per dirlo. Bisognerà capire, prima di tutto, in che modo concreto il fondo a stelle e strisce si muoverà e come si evolverà il suo cronoprogramma programmatico.

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Al momento è chiaro che Stirpe ha unito, con quest’operazione, la sua passione ed attaccamento alla maglia con un’intuizione manageriale geniale che gli ha consentito di centrare, con accortezza, un affare lungimirante. La filosofia gestionale di Clara Vista sarà, chiaramente, tutta da scoprire e capire.

ENNESIMO PROBLEMA O NUOVA OPPORTUNITA’ PER TUTTI?

Detto questo, va inevitabilmente (e giustamente) aperto anche un altro fronte della discussione, l’altro lato della medaglia che, amaro, si riapre, periodicamente, ogni volta che si verifica che una cordata straniera o un papa nero entri in una società calcistica italiana. L’altra faccia della luna che non possiamo trascurare, ma fotografare e analizzare.

La povertà economica e il poco spazio che concediamo alla crescita dei talenti del calcio italiano (e, come detto, la conseguente poca attrattività sul mercato), stanno costringendo le società a rivolgersi a fondi stranieri, che così rafforzano immediatamente la struttura patrimoniale della società e offrono un respiro maggiore e più ampio nella capacità di programmazione a medio e lungo termine.

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Girano troppi zeri nel calcio di oggi e in Italia o non ci sono o non si vogliono buttare troppo ale ortiche su un business del genere.

Che sicuramente, dalle nostre parti, non vive la migliore delle sue stagioni, per una svariata serie di ragioni che ci siamo detti molte volte (e che comprendono anche le randellate sui gioielli di famiglia che ci siamo dati da soli, per anni ed anni).

Ripartire significa respirare ossigeno e lasciarsi rigenerare da fondi di investimento che, se da una parte, vedono le nostre squadre solo come asset finanziari da ristrutturare e valorizzare (ma tanti presidenti italiani, nel tempo, le hanno spremute come mucche da mungere), piuttosto che come patrimonio sportivo e sociale del territorio, dall’altra sono quantomeno obbligati, visto che senza soldi non si cantano messe in quest’universo.

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A meno che non cambiamo universo, galassie e regole del gioco. Ma finchè il sistema è questo e ne facciamo parte, o lo combattiamo ostinatamente e apertamente (e non ci sembra di vedere impettiti rivoluzionari sulle barricate) oppure lo cavalchiamo, utilizzando i mezzi che abbiamo. Ed è da questo punto che può scatenarsi il più che lecito dibattito.

VENTO A STELLE E STRISCE

L’attuale calcio italiano è povero e non competitivo rispetto ad euro e petrol-dollari che girano come se non ci fosse un domani in quest’industria. Poveri di soldi e, troppo spesso, di idee. E, quindi, apre la porta a chi ha, anzitutto, il portafoglio pieno.

Sempre. Canadesi a Bologna, indonesiani a Como, e ora gli americani arrivano pure a Frosinone. In 11 società di Serie A c’è stato l’abbraccio a stelle e strisce.

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Undici. Non sono mecenati annoiati. Sono fondi. Fondi che sanno fare i conti, che parlano di date, algoritmi, AI e “valorizzazione dell’asset”.

Dall’altra parte abbiamo tante realtà calcistiche che, per anni, sono state spremute come mucche da mungere e ora non possono certo lamentarsi che non c’è più latte. Senza soldi, diceva qualcuno, non si cantano messe. E nel calcio di oggi le messe costano 41,5 milioni. Più tante e tante e tante IVA.

Certo, fa un po’ male vedere che un pezzo di territorio, di storia, di domeniche allo stadio, possa essere ridotta a diventare la riga di algoritmo di un fondo con sede a 7.000 km. Il rischio, però, è quello ed è giusto parlarne: che Clara Vista veda il Frosinone solo ed esclusivamente come un prodotto da ristrutturare e, eventualmente, da rivendere meglio.

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Indubbiamente, per un investitore internazionale, rappresenta una realtà particolarmente interessante. Negli ultimi anni il club ha costruito una reputazione solida nel panorama calcistico italiano grazie a una gestione finanziaria equilibrata, infrastrutture moderne e una forte capacità di valorizzazione dei giovani.

La recente promozione in Serie A, infine, ha aumentato (e, probabilmente, accelerato un processo in corso) ulteriormente l’appeal dell’investimento, offrendo visibilità internazionale e nuove opportunità commerciali. Di fronte a questo panorama, non tentare nulla e lasciare una situazione stazionaria significava non imboccare nessuna strada. Stirpe ha fatto benissimo ad effettuare questa scelta, tenendo perfettamente insieme passione e conto economico.

Ha venduto, ma non del tutto. Ha incassato, ma resta. Un affare da imprenditore, sì. Ma anche un atto d’amore da parte di chi non vuole lasciare la propria creatura abbandonata a se stessa. La nuova visione? Sarà un mix tra l’intuito e l’algoritmo, tra il macinare km per cercare i calciatori e le statistiche.

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Che potranno anche essere infallibili perché i numeri sono freddi e non mentono. Ma la passione e il sentimento supereranno sempre un dato che ci racconterà che “il centrocampista x potrebbe rendere il 12% in più, se….”.

Ma qui andiamo sul tema dell’intelligenza artificiale. La passione di Stirpe invece è dannatamente reale, concreta, umana, nutre le cellule. Vedremo dove arriverà il Frosinone di Clara Vista tra 3 anni. Per ora possiamo solo dire una cosa: con questa situazione economica del pianeta pallone, bisogna farci i conti. E Stirpe, come tanti altri, lo ha ben capito e, appena ha potuto, ha sterzato deciso in questa direzione.

E noi? Noi, tifosi, osservatori, analisti, commentatori da Bar Sport, guardiamo, speriamo, e intanto ci chiediamo: se non si cambia verso e regole del gioco globali (che spostino fermamente il discorso dalla formula “è l’economia, bellezza!”), di chi sarà la prossima maglia italiana in vendita?

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(Foto: Depositphotos)

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