Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Frosinone 1 – 3
Avellino – Frosinone 1 – 3
È notte fonda al Partenio.
Le due peggiori prestazioni stagionali sono arrivate entrambe contro il Frosinone. Tre schiaffi, netti, sonori, che bruciano più del risultato. Figli di una preparazione sbagliata alla partita e di un’interpretazione ancora peggiore.
I cambi obbligati, il turnover per far rifiatare gli affaticati, hanno generato un blackout collettivo. Sono saltate distanze, posizioni, sincronismi. È venuta meno la compattezza. Abbiamo giocato per novanta minuti in balia della qualità avversaria. Mai veramente dentro la partita.
La Sud canta, come sempre. Ma nel resto dello stadio serpeggia un brusio. Domande sospese nell’aria.
Partita storta?
Frosinone troppo forte?
È una questione di modulo? Di interpreti?
Serve questo? Serve quello? Mettilo Biancolì.
C’è confusione. In campo e fuori. E la confusione, si sa, crea mostri.
Al triplice fischio partono i fischi veri. Atmosfera pesante. Il mio amico Lello, con cui condivido ogni partita, si gira e sentenzia:
“Un problema c’è. Ed è in panchina… solo che non si può dire.”
La sintesi.
Le Pagelle dell’Avellino
Daffara – 6
Prende tre gol, ma fatico a trovargli colpe evidenti. Nessuna papera, nessuna indecisione grave. L’ insufficienza sarebbe un’ingiustizia morale prima ancora che tecnica.
Enrici – 6
Soffre, combatte, arranca. Sotto l’assedio di Fort Apache fa quello che può. Sporco di sangue e polvere, ma resta in piedi.
Simic – 5,5
Gli attaccanti mobili, quelli che non danno punti di riferimento, lo mandano in tilt. Non riesce mai a imporre presenza e leadership nell’area. Chiude in affanno, rincorrendo ombre.
Fontanarosa – 6
Questo ragazzo ha carattere. Cavallo pazzo sta macinando chilometri e sta accumulando esperienza. A testa alta, fino all’ultimo respiro, senza paura di nessuno. Qualche volta le prendi. Ma sono proprio questi schiaffi che ti fanno diventare grande.
Cancellotti – 6
Mettilo dove vuoi. Terzino, quinto, tappabuchi d’emergenza. Lui entra, guarda tutti con quell’aria da “va bene, facciamo anche questa”, e parte. Non è elegante, non è decisivo, a tratti sembra un mobile montato con le istruzioni al contrario. Però regge. Si arrangia. Si sbatte. Non ti risolve la partita, ma non ti lascia mai da solo nella tempesta. Finché c’è da stringere i denti, lui li stringe. Finche c’è da lanciarsi su palloni e attaccanti avversari lui lo fa. Fin che fa male, fin che ce n’è….
Sgarbi – 3
Hai presente quando sali sul palco convinto di sapere la parte e, appena si alza il sipario, capisci di essere nello spettacolo sbagliato? Le battute non arrivano, gli altri si muovono con un copione che tu non hai letto e tu resti lì, sempre con un secondo di ritardo su tutto. La partita di Sgarbi. Fuori tempo, fuori posizione, fuori contesto. Con quella sensazione costante che qualcosa di storto fosse dietro l’angolo. Due errori pesanti, che spalancano la porta alle prime due reti. Più che governare il caos, lo ha subito. E alla fine, il caos se l’è portato via.
Palmiero – 4
Premetto. Il voto non è solo un giudizio individuale: è un valore specchio della decadenza del centrocampo della vecchia guardia dell’Avellino. Troppo lento, visceralmente lezioso e drammaticamente sterile. Giravolte fini a sé stesse, passaggi all’indietro, divario atletico evidente. Il tempo è inesorabile. A Pescara, dicono, che raccolgono le vecchie glorie.
Besaggio – 6,5 (MVP)
Il nostro direttore sportivo Aiello ha dichiarato più volte di cercare profili di ragazzi giovani e talentuosi da crescere, strutturare e perchè no, fare anche qualche plusvalenza. Ecco, Besaggio sembra uscito esattamente da quel discorso lì. Arrivato quasi in sordina, scambiato per due cesti di cipolle ramate di Montoro, oggi è uno di quelli che noti eccome.
Corre per due, legge le situazioni prima degli altri, ha gamba, fisicità e piedi tutt’altro che banali. Fa il lavoro sporco ma sa anche accendersi quando serve. Non è ancora il centrocampo, ma è già un centrocampista vero.
Palumbo – 6
Lotta, spinge, calcia, prova ad aprire spazi. Non è travolgente, ma nemmeno affonda. In una serata nera, resta a galla.
Biasci – 5
Gira a vuoto come un satellite senza segnale. Cerca sponde, profondità, qualcuno con cui dialogare… ma intorno c’è il deserto. Oggi il fuoco sacro del gol sembra essersi dimenticato di lui.
A un certo punto alza le mani, come per dire “ok, io ci ho provato”. Bandiera bianca.
Tutino – 3
Tutiño Genariño Nazario de Lima. Campione di doppi passi inutili e trivele lanciate in tribuna. Esperto di meravigliose fughe in offside e di voli pindarici oltre lo sport. Il gong è suonato. Il de profundis dell’attaccante che doveva essere è mai fu, ha ultimato il suo iter. Arrecetta i fierr. Game over.
I Subentrati dell’Avellino
Russo – 6
All’anagrafe Raffaele Russo, in arte “Scompiglio”. Buttato nella mischia sotto di due gol con l’incarico di spaccare la partita e creare “qualcosa”, “qualunque cosa”. E, come sempre, lo fa: costruisce azioni, tira quattro volte in porta, prende un palo e confeziona l’assist per il nostro gol della bandiera.
Certo nel frattempo crea anche le basi per subire il terzo gol. Ma questo, come dire, è un dettaglio. Binacolino gli aveva chiesto caos e movimento? Lui lo ha fornito. Bene o male? È questione di prospettiva.
Sounas – 5,5
Non è in forma, si vede. Arranca, perde qualche pallone di troppo. Gioca male, ma senza mai dare la sensazione di disinteresse.
Pandolfi – 5
Pandolfi mi da l’idea di essere quel tipo di attaccante che funziona a orologeria. Vive di movimenti calibrati, di sincronismi perfetti con i compagni, di spazi creati più che di gol a raffica. Serve tempo, serve intesa. Oggi è sembrato uno spettatore involontario: fuori dai ritmi, avulso dal gioco, perso tra le maglie avversarie. Con un po’ di pazienza, può diventare una pedina preziosa. Ce l’abbiamo?
Le Borgne – 6,5
Venti minuti di fuoco. Intensità, dinamismo, coraggio. Con il suo ingresso l’Avellino respira, sale, si distende. Il volto del nuovo centrocampo comincia a intravedersi. Non vederlo significa non volerlo vedere.
Milani – 6
Entra pronto. Buoni cross, sovrapposizioni intelligenti. Ordinato. Ma a questo punto della stagione, per mettersi in mostra, serve essere incisivi.
(Foto: Depositphotos)
