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ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Venezia 1–1

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Biancolino Avellino
Tempo di lettura: 3 minuti

Ad Avellino nasci già con la testardaggine incorporata. Dev’essere davvero un superpotere tutto avellinese. La città che è sopravvissuta ai terremoti, alla neve del ’56, alle amministrazioni comunali creative e a tunnel e rotonde spuntati dal nulla, non può mai arrendersi. Davanti a nessuno.

Neanche davanti a un Venezia che arriva al Partenio-Lombardi con il coltello tra i denti. Squadra di un’altra categoria, con giocatori in grado di far girare la testa a mezzo campionato di B e forse anche a qualche difesa di A. Ventisei tiri nella nostra porta, eppure serve un eurogol — l’ennesimo preso quest’anno — per riacciuffarci e ristabilire il pareggio.

Ad Avellino non si gioca solo per vincere: si gioca per dimostrare al mondo che mollare non fa parte del repertorio di questa terra. Al Partenio, nel corso degli anni, si è visto di tutto: promozioni, retrocessioni, rinascite, feroci contestazioni e prematuri “quest’anno è l’anno buono” ripetuti più dei rosari della nonna.
La squadra, nelle annate buone, finisce sempre per assomigliare ai propri tifosi: ruvida, orgogliosa, irregolare come le nostre montagne e testarda come chi le abita.
Quest’anno l’Avellino gira quando sente addosso il fiato caldo del suo pubblico. Quando il Partenio ribolle, quando basta un’occasione, una sola, per affondare la lama e cambiare la partita.
È allora che i Lupi tirano fuori la loro arma migliore: quello spirito di sopravvivenza che non si allena, non si compra e non si insegna. Si eredita.
E quando scatta, lo capisci subito. Questa squadra vive di istinto, di cuore e di quell’antica arte avellinese che consiste nel soffrire, sempre, ma farlo con una certa eleganza barbarica.  A volte si litiga, a volte si sbuffa: al massimo ci prendiamo una pausa, giusto il tempo di lamentarci un po’… e poi si riparte più testardi di prima. È arte scenica.
L’importante è soffrire con stile.

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Le pagelle dell’Avellino

Daffara: 10 (MVP)

Bello come un fiore raro che sboccia nonostante il freddo e nonostante i brusii del Partenio. Oggi le ha prese tutte: alcune di riffa, altre di raffa, altre ancora con la tecnica proibita dello “Shiva con otto braccia”. A un certo punto ha steso cinque giocatori avversari solo con la forza del pensiero. A fine partita gli è spuntata una folta chioma bionda: versione Super Saiyan ultimata.

Missori: 7

Gara completa per la freccia biancoverde. Da terzino non sbaglia una posizione, da incursore diventa una spina costante nel fianco del Venezia. Segna un gol pesantissimo. Mi ha ricordato, per bellezza e tempismo, quel famoso volo di Del Piero contro la Fiorentina negli anni ’90. Pensavamo fosse il Brasile… e invece è solo Missori.

Fontanarosa: 6,5

Il terzino (o quel che diventa quando gli lasci campo) è un vestito che indossa alla perfezione. Sulla fascia può creare, sgaloppare e pure rischiare contrasti selvaggi senza far infartare nessuno. Da lui parte una discreta dose di follia controllata, che esplode nell’azione che ci regala il momentaneo vantaggio.

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Enrici: 6

Oggi non era facile. I dirimpettai avevano passo, fisico e presenza di un’altra categoria. Qualche svarione e amnesia di troppo restano, ma stavolta la voglia e la concentrazione coprono quasi tutto. Coraggioso.

Simic: 7

Il Colosso di Spalato. Gigantesco, feroce, onnipresente. Costruisce davanti alla nostra area una fortificazione degna di Dante: “Lasciate ogne speranza, o voi che intrate”. Intimidatorio.

Palmiero: 5,5

“Anche la sola capa di un pastore rotto si può riciclare sul presepe… Te piace o presepe?  No, non mi piace ‘o presepe”…soprattutto quando crea buchi davanti alla difesa e gli avversari ci passano dentro come in tangenziale libera la domenica mattina.

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Kumi: 6,5

Fisico da bodyguard, compito da scudo umano. Chiamato a coprire Palmiero, gioca una partita di sacrificio vero. Recupera palloni, si piazza a diga e quando può riparte anche palla al piede.

Sounas: 7

Se esistesse una classifica degli assist disegnati con il pennello, Dimitrios sarebbe già campione con tre giornate d’anticipo. Che giocatore.

Palumbo: 7,5

Il centrocampista totale sta prendendo forma giorno dopo giorno. Inamovibile ormai. Gioca a tutto campo, finalmente libero di testa e di schemi. Quantità e qualità, tutto insieme. Un’aurora boreale dietro Montevergine.

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Biasci: 4

Altra partita evanescente. Impalpabile come il fumo d’incenso. La sostituzione è stata un gesto di pietà calcistica.

Tutino: 6,5

Gennarì, “t’è vec cchiù selvagg’, cchiù leoness’”. Non tanto per ciò che hai prodotto, ma per quello sguardo. Quello sguardo è feroce. Staremo a vedere.

I subentrati dell’Avellino

Russo: 6

“Corri Rafè, corri.” Semplicità e spontaneità. Ogni passo racconta fatica, cuore e determinazione. A volte sembra inseguire il pallone, a volte inseguire il senso stesso della partita, e in entrambi i casi lo fa con una grazia unica, che solo chi ama davvero il calcio può capire. Controtempo, controvento ma mai controvoglia.

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Cancellotti: 6

Non entra benissimo, fatica a trovare subito il ritmo, ma pian piano si integra nel clima frenetico e intenso del finale di partita. Attento e concreto, gioca come un vero soldato: presidia gli spazi, chiude le linee di passaggio e mette ordine dove serve. Il soldato Cancellotti c’è, pronto a intervenire. Mai appariscente, ma sempre indispensabile quando il campo diventa un campo di battaglia.

Patierno: 6

Arriva prima la personalità di Chicco, poi il corpo. Presenza.

Besaggio: 6,5

Chiamato a dare una mano nel momento caldo, ci mette anima e sudore. Branco.

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Gybuaa: S.V.

Troppo pochi minuti per giudicare.

(Foto: Depositphotos)

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