Approfondimenti
SATYRIGOL – Cocchi di mamma Italia
Questo periodo in cui sono tornate le nazionali mi ha fatto riflettere tantissimo, specialmente considerando il buon percorso dell’Italia. Sicuramente non lo si vedeva da ormai ben 15 anni, da quel lontano 2006. Una nazionale piena di campioni che con coraggio ha portato a casa la coppa del mondo. Gente che tutta Europa ci ha invidiato: da Totti a Pirlo, Del Piero, Buffon, Cannavaro, Nesta e tanti altri. La riflessione verteva sulla poca internazionalità dei nostri calciatori, sicuramente nulla di così nuovo ed originale. Eppure da 15 anni a questa parte sono davvero pochissimi i giocatori italiani che hanno avuto il coraggio di mettere il naso fuori dal confine. Se è accaduto è stato per necessità, che non è sinonimo di qualità. Penso ai vari Aquilani, Balotelli, Viviano. Lo stesso Patrick Cutrone che ha scelto di andare in Inghilterra, poi in Spagna, così come Ogbonna e tanti altri. Ma si tratta sempre di squadre di medio-alta classifica.
Solo pochi prescelti sono stati capaci di varcare le soglie dei top di gamma, e solamente qualcuno dopo il 2010. Facendo un piccolo salto temporale nel passato ricordo Zambrotta che ha militato nel Barcellona. Fabio Cannavaro che ha presenziato nel Real Madrid a cui va aggiunto Antonio Cassano, compagni di squadra nella stagione 2006-2007. Cannavaro è stato infatti l’ultimo italiano a giocare in un big club europeo fino al 2009, trasferendosi poi alla Juventus. Il periodo di Balotelli al City e poi al Liverpool non vanno considerati, poiché allora nessuno dei due club era tra i vertici del campionato. I Reds si qualificarono sesti nella stagione 2014-2015.
Solamente Marco Verratti, trasferitosi in un PSG in costruzione ha scelto di non rimanere in Italia, così poi allo stesso modo Jorginho passato al Chelsea per 60 milioni di euro. A loro due segue Gianluigi Buffon, trasferitosi al PSG per una stagione. E sempre al Chelsea si aggiunsero Emerson Palmieri e Zappacosta. Il Chelsea della stagione precedente all’approdo di Zappacosta (2016-2017) vinse il campionato con Antonio Conte e l’anno seguente, sempre con l’ex Juve, la FA Cup. Nella stagione 2018-2019 invece il Chelsea portò a casa l’Europa League proprio con un altro italiano, ma in panchina, ovvero Maurizio Sarri.
Nella lista degli ultimi 23 convocati da Mancini solo cinque giocano all’estero, e solamente tra Chelsea e PSG, fatta eccezione per Grifo del Friburgo. Aumenta il numero di coloro che hanno giocato all’estero in passato: Immobile (tra Siviglia e Dortmund), Roberto Soriano (Villareal), El Shaarawy (Cina), Cristante (Benfica) e Sirigu (PSG). Da notare che nessuno di quelli citati gioca o ha giocato in una società tra Barcellona, Real Madrid, Manchester United, Manchester City o Bayern Monaco.
Sinonimo di poca qualità? Può darsi. C’è da dire anche che alcuni di loro tra cui Insigne, Donnarumma e Bonucci hanno rifiutato proficue offerte per rimanere a giocare nel Belpaese. E quei pochi che ci hanno provato non hanno avuto grandissimo impatto. Un problema che la nostra nazione si porta dietro da sempre: siamo troppo patriottici, dimenticandoci che si può essere legati alla propria patria pur cambiando nazione. Abbiamo ancora qualche speranza, Zaniolo e Gigio permettendo. Si spera in Manuel Locatelli, su cui c’è però anche la Juventus. E ovviamente l’Italia su questi cocchi di mamma sembra avere la precedenza. Pare che preferiscano confinarsi nelle mura di casa piuttosto che esplorare, crescere e fare la storia del calcio. Non ci sono più i campioni di una volta.
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