Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Monza – Avellino 2 – 1
Monza – Avellino 2 – 1
Sconfitta amara. Non tanto per il risultato in sé, quanto per la prestazione. L’Avellino ha giocato a testa alta, guardando negli occhi l’avversario.
Per buona parte del primo tempo le due squadre si sono studiate, affrontandosi a muso duro, con azioni da una parte e dall’altra. Una partita vera, intensa, equilibrata. E non era affatto scontato.
Bastava leggere le distinte ufficiali per pensare a un match tra squadre di categorie diverse. Il Monza schierava giocatori con centinaia di presenze in Serie A. L’Avellino, invece, si presentava con un centrocampo formato da tre ragazzini nati nel nuovo millennio, pieni di talento, coraggio e incoscienza positiva.
Davide contro Golia. Senza paura. Nel secondo tempo non arretriamo di un metro. Anzi, aumentiamo il ritmo e troviamo il gol con una splendida incursione del nostro bomber. Una giocata da squadra matura, costruita con intelligenza e finalizzata con freddezza.
Come in tante storie di successo, però, quello che sembra il climax non è nient’altro che l’inizio della fine.
I cambi dalla panchina, invece di portare nuova energia, fanno arretrare la squadra. Ci schiacciamo nella nostra metà campo, perdiamo metri, sicurezza e lucidità. Da quel momento in poi è un monologo dei Lombardi: una raffica continua di tiri verso la nostra porta, un assedio degno di un film storico.
Prova e riprova, prima o poi il gol lo prendi. E infatti arriva. Arriva anche il secondo, con il solito “rigorino” a completare una giornata già storta di suo. Una di quelle partite in cui, se piove, grandina pure.
Usciamo dal campo con l’onore delle armi, consapevoli di aver giocato alla pari contro una corazzata. Ora testa alla prossima. Recuperiamo energie, idee e brillantezza per la gara interna contro un’altra big della categoria: Il Frosinone.
Chi non uscirà mai sconfitto da qualunque stadio, però, è il nostro pubblico.
Più di 2000 cuori irpini, accorsi a Monza da tutta Italia (e non solo). Novanta minuti a cantare, spingere, soffrire. Quando il tuo popolo ti resta accanto in questo modo, vincere o perdere diventa solo un dettaglio statistico.
“El pueblo unido jamás será vencido”.
Le pagelle dell’Avellino
Daffara: 7,5 (MVP)
Quando a fine partita leggi “34 tiri subiti” e prendi solo due gol, di cui uno su rigore, significa una sola cosa: il portiere è stato monumentale. Reattivo, sicuro, sempre concentrato. Migliore in campo. Punto.
Enrici: 6,5
È vero, Patrick deve ancora completare il suo “upgrade”. Limare qualche intervento troppo irruento e affinare i movimenti in area. Ma alla fine dei novanta minuti la domanda resta una sola: qualcuno sa indicarmi un errore decisivo? Prestazione solida, matura, da difensore in costante crescita.
Simic: 6
Non la sua miglior versione. Gli attaccanti avversari lo mettono spesso in difficoltà e non riesce a dominare come al solito. Ma resta ordinato, limitando al minimo le sbavature.
Fontanarosa: 6,5
Il ragazzo cresce partita dopo partita. Personalità da veterano, coraggio da leader. Non tira mai indietro la gamba, non risparmia energie, non teme nessun avversario e quando serve provoca anche.“Masaniell è crisciut, masaniell è turnat…je so pazz….nun c’ scassat’ o’ cazz’”
Missori: 6,5
Gara di grande sacrificio. Difensivamente impeccabile, da terzino vecchia scuola. Meno presente in fase offensiva, ma per una volta va bene così. È l’uomo con più minuti nelle gambe. La squalifica gli regala un po’ di meritato riposo. Il direttore Aiello giura di aver trovato il sostituto… vedremo.
Sala: 6,5
Spinge, difende, crea. Sulla fascia mette più volte in crisi il Monza. Dai suoi piedi nasce l’assist del vantaggio. Cala nel finale, ma partita piena.
Le Borgne: 6,5
Diciannove anni e non dimostrarli. Personalità, quantità, intelligenza. Tocca una valanga di palloni, si inserisce, corre per due. Deve limare qualche rischio nelle giocate in orizzontale, ma il talento è evidente. Qualcuno lo ha soprannominato il piccolo Rabiot. Ed effettivamente un po’ lo ricorda. Stessa faccia….“da sberle”.
Palumbo: 6,5
La condizione non è al top, e si vede. Martin attraversa una fase atletica in calo e forse un turno di riposo gli farebbe bene. Ma sarà davvero un caso che, appena lascia il campo, il nostro centrocampo collassi su sé stesso e inizino a piovere occasioni e gol? Segnale chiaro di quanto, anche al minimo, resti ancora il vero equilibratore della squadra. Pilastro.
Besaggio: 7
Sempre in movimento, onnipresente, sembrava avesse due polmoni in più rispetto ai compagni. Recupera, riparte, si inserisce, pressa: un motorino senza libretto di circolazione. Con le dovute proporzioni, mi ha ricordato il miglior Barella dell’Europeo 21. Elegante quando c’è da giocare, feroce quando c’è da mordere. Tiene il campo finché la benzina non finisce, poi alza bandiera bianca. Ma nel frattempo si è già preso la standing ovation. Prestazione da centrocampista totale.
Patierno: 6,5
Le partite di Chicco non si possono giudicare con meri dettagli statistici. Le sue prestazioni non si possono sintetizzare con numeri. Il lavoro sporco non finisce nei tabellini. Corre, lotta, pressa, si sacrifica per i compagni. In campo, come in battaglia, uno come Chicco lo vuoi vedere sempre al tuo fianco. Non molla un centimetro finché le gambe reggono, guida i più giovani e trasmette fame e orgoglio. Vecchio lupo, anima dello spogliatoio dell’Avellino.
Biasci: 7
Movimenti precisi, scelte sempre lucide, giocate sicure. Chirurgico. Con il suo bisturi squarcia le difese avversarie, infilando lame tra le maglie della rete senza mai tremare. Tommaso Biasci, laureato in medicina e chirurgia offensiva, per competenza regge da solo il peso dell’attacco biancoverde. Primario.
I Subentrati dell’Avellino
Tutino: 5
La discesa nelle gerarchie dello spogliatoio continua inesorabile. Talmente impalpabile la prestazione che, stavolta, non è riuscito neanche ad irritarmi.
Armellino: 5
L’intervista rilasciata in settimana, con i ringraziamenti per ogni minuto concesso, forse non ha portato fortuna. Entra in campo sull’1-0 per noi e, da quel momento, il centrocampo perde ordine e compattezza. Le incursioni avversarie diventano continue, fuori controllo. Il gap tecnico e soprattutto atletico emerge in modo impietoso, mettendolo in grande difficoltà. Serata nera. Forse storica: “L’ultima mezz’ora della carriera di Armellino”.
Cancellotti: 5,5
Venti minuti di pura sofferenza. Insegue spesso a vuoto. Il rigore fischiato contro, però, francamente resta un mistero.
Pandolfi: S.V.
Mi sono accorto del suo esordio solo dopo aver letto il tabellino della gara.
Insigne: S.V.
Rientro dopo il lungo stop. Pochi minuti per riprendere confidenza. Bentornato.
(Foto: Depositphotos)
