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CONTRO CANTO – E il nonnetto dove lo metto?

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Vardy
Tempo di lettura: 2 minuti

Contro Canto – “E il nonnetto dove lo metto?

Il Titanic sta affondando mentre l’orchestra continua imperterrita a suonare. E’ il calcio italiano, bellezza!

Campionato fermo per i difficilissimi impegni della nuova Nazionale di Gattuso contro Estonia e Israele. C’è da tenere accesa la (flebile) fiammella della speranza di evitare la terza umiliazione consecutiva, altrimenti ci toccherà guardare anche i prossimi Mondiali in televisione.

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Le convocazioni del nuovo Commissario Tecnico lasciano quanto meno perplessi: che senso ha chiamare il diciottenne Leoni che nel Liverpool è andato solo in panchina? Sembra una scelta ruffiana, come a dire: “Vedete che io do spazio ai giovani?”. E Daniel Maldini quali meriti ha per indossare la maglia azzurra, a parte il cognome che porta? Strano che nella conferenza stampa del primo raduno nessun giornalista gliene abbia chiesto conto.

Ma veniamo al campionato, dove quasi sette giocatori su dieci sono stranieri, in aumento rispetto al passato. Ci sono squadre (Como, Bologna, Udinese tanto per dirne tre) che schierano dai 9 agli 11 undicesimi provenienti da oltre confine.

Basterebbe questo a dimostrare, come abbondantemente previsto, che i problemi che portarono al fallimento di Spalletti non sono stati affatto risolti, anzi.

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I nostri giovani migliori finiscono all’estero, vedi l’appena citato Leoni, cresciuto nel settore giovanile del Padova e ceduto dal Parma al Liverpool per 35 milioni più bonus. Lo rivederemo magari in Italia tra una quindicina d’anni, quando tornerà a fine carriera per l’ultimo contratto.

In compenso la serie A è diventata il più grande cimitero degli elefanti d’Europa. Dopo il quarantenne Luka Modric, il trentanovenne Edin Dzeko, il trentacinquenne Ciro Immobile, gli illuminati dirigenti del nostro calcio hanno pensato bene di “ringiovanire” ulteriormente la serie A, ingaggiando il quasi trentanovenne Jamie Vardy, centravanti simbolo del miracolo Leicester di Ranieri del 2016 e il quarantenne Raul Albiol, ex Real Madrid e Napoli.

Gente di esperienza e i giovani teniamoli in panchina.

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Poi non meravigliamoci se aumenteranno gli infortuni, se scenderà il ritmo del gioco, se lo spettacolo latiterà.

Ma un po’ di colpa ce l’hanno anche i giornali e i giornalisti, capaci di dipingere come fenomeni dei giocatori normali, che appena si trovano di fronte avversari abituati a campionati più competitivi, balbettano come bambini colti con le dita nella marmellata. E però hanno ingaggi esageratamente e immotivatamente alti.

Ingaggi che fanno il paio con le commissioni mostruose corrisposte ai procuratori: nel 2024 le società italiane hanno riconosciuto agli agenti dei calciatori commissioni per oltre 226 milioni, tutti soldi sottratti al calcio.

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Nei giorni scorsi una fonte credibile mi ha finalmente spiegato come funziona il giochino e dove finiscono questi soldi. Ma non si può scrivere, perché in assenza di prove, le querele fioccherebbero come la grandine estiva.

(Foto: DepositPhotos)

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