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NUMERO 14 – Il francese d’Italia

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Torino, Luglio 1982. Allo stadio Comunale, sede del raduno dei calciatori della Juventus per l’inizio della nuova stagione, si presenta un insolito personaggio. E’ ai suoi primi passi in bianconero ma non è per nulla timido come dovrebbe essere un ultimo arrivato. Ostenta piuttosto un’aria scanzonata e uno sguardo sornione che sembrano provocare chiunque gli rivolga la parola. Per non parlare di quell’irritante accento di stampo transalpino, tipico di chi è irrimediabilmente affetto da snobismo. No, non risulta decisamente simpatico quel damerino ai suoi nuovi compagni. Niente lascia presagire che diventerà un idolo. Il francese d’Italia.

Un divo tra gli operai

Michel Platini, 27enne mezzala del Saint Etienne, al momento del suo sbarco a Torino è sicuramente un divo. Lo è perché il suo carisma gli ha già portato in dote la reputazione di miglior giocatore del campionato francese e la fascia di capitano della sua Nazionale. Lo è perché il suo gusto per la giocata di classe ha fatto innamorare un noto esteta del calcio come l’Avvocato Gianni Agnelli, primo artefice del suo acquisto da parte della Juventus. Ma lo è anche perché il suo stile da artista della pedata gli ha procurato la nomea di giocatore “bello solo da vedere”, uno che preferisce la forma alla sostanza, il fioretto alla sciabola. Lui ci ha messo sicuramente del suo, con una conclamata riluttanza alle sedute di allenamento troppo intense. Ma un tipo del genere non può che essere squadrato con diffidenza dai componenti di una squadra che ha basato tutto sull’agonismo. Il capitano della Juventus, Giuseppe Furino, è un mediano vecchio stampo che ha costruito una carriera sul sudore e il sacrificio. E’ orgoglioso di guidare un gruppo di “operai”, gente abituata ad inseguire la vittoria fino all’ultima stilla di fiato. Un divo come Platini, a suo modo di vedere, è decisamente fuori posto.

Motivi di risentimento

E l’atteggiamento del francese non è l’unico problema. Per ingaggiare lui la società ha dovuto dare il benservito al centrocampista irlandese Liam Brady. Uno che ha già disputato due campionati in maglia bianconera, dimostrandosi un elemento di grande affidabilità. Gli altri giocatori erano molto legati a lui, ormai era diventato una garanzia. Nello spogliatoio certe cose contano, molti non hanno apprezzato che il suo posto sia stato appaltato a questo presunto fenomeno. Che ha anche strappato un ingaggio da 500 milioni a stagione, molti di più rispetto alla media stipendi della rosa bianconera. Un gruppo che può vantare ben sei reduci dal trionfale Mondiale spagnolo. Sei campioni del Mondo che guardano con malcelata invidia il suo lauto stipendio. Il loro leader, il centrocampista Marco Tardelli, ha polemizzato con il presidente Boniperti su questa disparità di trattamento. E ora guida la fronda contro quello che viene definito spregiativamente “il francese”. Molto lontano da essere definito il francese d’Italia.

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Problemi fisici

Del resto, loro sono detentori della Coppa del Mondo. Lui, “il francese”, cosa può vantare nel curriculum? In Spagna si è dovuto accontentare di un modesto quarto posto. Nell’ultima stagione in Francia ha visto sfumare all’ultimo sia la vittoria in campionato che nella coppa nazionale. Che la sua fama sia superiore alle sue effettive qualità? A porsi la domanda è lo stesso allenatore juventino, Giovanni Trapattoni.  Era abituato alla continuità di rendimento di Brady. Ora si ritrova questo tipetto umorale ed incostante, sempre pronto a sbuffare per una serie di esercizi di troppo, sempre con qualche malessere da evidenziare per marcare visita. Il dubbio che si tratti di un malato immaginario, affetto solo da pigrizia congenita, c’è tutto. Solo a stagione inoltrata si scoprirà che il giocatore si trascina dietro dei problemi legati ad una caviglia non curata a dovere. Oltre che una fastidiosa pubalgia. La tentazione di mollare tutto e tornarsene a casa è forte. Ma sarebbe un fallimento. Non concepibile per uno che aspira a diventare il francese d’Italia.

Collocazione tattica

Fino a quel momento il suo apporto era stato decisamente al di sotto delle aspettative. Cosi come quello dell’altro grande acquisto dell’estate, l’ala polacca Zbigniew Boniek. Se il francese appare abulico ed inconsistente l’altro straniero sembra frenetico e confusionario. La squadra non gira come dovrebbe e accumula ritardo in classifica sulle dirette rivali, Mister Trapattoni non riesce a trovare la formazione ideale. A metà Gennaio, dopo l’ennesimo, deludente pareggio è l’insofferenza dell’Avv. Agnelli a sbloccare la situazione. Il primo tifoso bianconero afferma chiaramente che non c’è da aspettarsi nulla da una squadra dove “il regista lo fa Furino”, l’allenatore recepisce immediatamente il messaggio. Il vecchio capitano lascia il posto all’esuberante corridore Bonini, quest’ultimo ha il preciso compito di coprire le spalle a Platini. In questo modo Michel ha modo di giocare nella sua posizione prediletta, mezzala con licenza di puntare a rete. Anche il suo più fiero oppositore, Marco Tardelli, limita le sue incursioni verso l’area avversaria al minimo indispensabile. In nome della ragion di Stato si limita a giocare in appoggio al transalpino. Un sacrificio necessario affinché  diventi il perno della squadra e l’idolo dei tifosi, il francese d’Italia.

Finale da campione

La nuova disposizione in campo da subito i suoi frutti. Platini, ormai libero dagli assillanti problemi fisici, è un altro giocatore. Addirittura diabolico nel suo sdoppiarsi: se si trova nelle retrovie si produce in uno dei pezzi pregiati del suo repertorio, il lancio smarcante di 40 metri a lanciare un compagno a rete. Se invece si trova nelle vicinanze dell’area riesce a smarcarsi in un fazzoletto di terra per poi bucare la rete con uno dei suoi tiri violenti e precisi. Nel primo caso il suo partner preferito è Boniek. Il furbo polacco sa bene che Michel ha un radiogoniometro al posto del piede destro. E quando lo vede in possesso di palla non ci pensa due volte e si produce in una devastante cavalcata sulla fascia. Nel frattempo il metronomo francese gli ha già indirizzato un passaggio millimetrico con il pallone che sembra chiedergli di essere spinto in porta. Con l’esplosione dei due stranieri la Juventus scala posizioni in classifica ma non riesce ad impedire che lo scudetto vada alla Roma. Platini, capace di firmare 28 reti in 51 presenze, è capocannoniere del campionato. La coppa Italia, unico trofeo della stagione, è solo l’anticamera dei tanti successi che il campione transalpino conseguirà con la maglia bianconera. Michel Platini, il francese d’Italia.

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