Simeone e l’Argentina, una fiducia riconquistata in mezzo al traffico

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Nello stuolo di numerose piume colorate e sgargianti, a disposizione dell’Argentina in versione splendido pavone, difficile emergere. E, se dovessi scivolare anche solo leggermente in basso nelle teste di serie dei convocati, a vantaggio di altri attaccanti ritenuti più prolifici, più tecnici, più in forma, riemergere appare ancora più difficile. Non se ti chiami Giovanni Simeone, il Cholito attaccante del Verona (in prestito dal Cagliari) che, in questa prima parte di stagione, c’ha fatto strabuzzare gli occhi. Non se hai resistenza, forza, velocità, rapidità di esecuzione, intuito, intensità nella risolutezza degli inserimenti. Non se ne hai da vendere. Il bagaglio di Simeone junior, al giro di boa, gli ha fruttato fin qui 12 gol e 4 assist decisivi. E adesso, dopo più di 3 anni, la ritrovata convocazione nella nazionale argentina per le prossime partite valide per la qualificazione al prossimo Mondiale in Qatar. Accesso già ottenuto dall’Albiceleste, ulteriore segnale positivo questo per Simeone, una sorta di crash test senza l’ansia dei risultati, se vogliamo.

Un libro di favole, che ha aperto le sue pagine a suon di gol. Forse, come dice lui, non avrà ancora raggiunto il suo massimo nella squadra di Tudor, ma le sue prestazioni hanno avuto molto di celeste, anzi di celestiale. Le performance in campo, modellate nella fucina di Tudor, hanno riacceso il fuoco dentro agli scaligeri. Ma anche il lavoro fuori dal campo, fatto di studio degli avversari, dei dettagli nei loro movimenti, caratteristiche, specificità. Dare sempre tutto quello che si può, tutto quello che si ha dentro, tutto quello che ci si sente di poter dare. Dare il massimo per poi poter ricevere. Applausi, soddisfazioni, promozioni e convocazioni. Non un cinico e secco “do ut des”, ma un giusto premio alla costanza delle prestazioni. “A volte – ci viene ricordato nel film “Il cavaliere oscuro”, il secondo della trilogia di Batman di Nolan – la gente ha bisogno che la propria fiducia venga ricompensata”. La “selezione naturale” di un attaccante d’area, non solo rapace ma anche fantasioso, non può che basarsi principalmente sui gol. Simeone ha dato iniezioni di fiducia a Verona a suon di gol. Fiducia che non poteva non essere nuovamente ripagata. Fiducia riconquistata in mezzo ad un caotico traffico di punte, tacchi e fantasia ritmata a colpi di tango. Se due più due fa quattro, la chiamata in Nazionale era solo una questione di tempo. E poi ci sarà ancora un intero girone di ritorno di Serie A nel quale farsi valere a colpi di cannonate. I club che lo vorrebbero già da giugno (compreso quello allenato da Simeone padre), per il momento, possono aspettare.

P.S. – Perché intitolare una rubrica “Autogrill”? Immaginate di trascorrere là un’intera giornata: in 24 ore quante storie vedreste e ascoltereste? Quante persone incontrereste e osservereste? Quanti gesti, parole e situazioni, che rimandano a luoghi vissuti da tanti altri volti? E’ quello che si proporrà di fare questa rubrica: approfondire, dal campo o fuori dal campo, delle storie che si conoscono e rilanciare delle storie che si conoscono poco. Raccogliere respiri di vita, attimi di condivisione, istanti dove cogliere l’essenziale nei particolari, briciole di esistenze in un luogo sì preciso ma di passaggio. Come in un autogrill, appunto, un luogo in cui tutti passano per un minuto o per un’ora, un luogo dove s’incrociano casualmente esistenze, incontri ed emozioni….

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