“Catalogna’s Got Talent”, una proposta discutibile: se sulle porte di calcio c’è ancora l’adesivo “calcio, roba da uomini”….

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Il miglior modo per evitare discriminazioni è quello di non mettere etichette sopra alle cose, come se, riferendoci alle persone, stessimo parlando di frutta e ortaggi al mercato. E così, nel tentativo goffo di intervenire con maggiore decisione nelle scuole nella prevenzione e formazione rispetto al sessismo, al machismo e alla violenza sulle donne, il Ministero dell’Istruzione del Parlamento iberico della Catalogna, in Spagna, ha ben pensato di proporre di eliminare le porte dei campi di calcio dai cortili delle scuole.

Secondo il governo catalano, infatti, le porte da calcio nei cortili scolastici sono discriminatorie, esclusive e maschiliste. Come se fosse la porta di un campo di calcio l’oggetto proibito che discrimina, la mela di Adamo ed Eva vietata ai minori, il vaso di Pandora, aperto il quale, si aprono e odorano percezioni di maschilismo nei bambini e nelle bambine. Chiaramente l’effetto boomerang delle risposte e della satira ad una proposta che pensava di eliminare una deformità introducendone un’altra, è stato devastante e travolgente. Le porte dei campi di calcio sono diventate, probabilmente, anzi sicuramente in perfetta buona fede, il luogo comune del maschio che gioca a calcio in risposta alla bimba che gioca con le bambole. Un passo indietro per chi si proponeva di fare e trasmettere dei passi in avanti.

Alexia Putellas, la calciatrice classe ’94 in questo momento più rappresentativa della Catalogna (e non solo), nonché Pallone d’Oro del calcio femminile e in nomination per l’UEFA Women’s Player of the Year Award 2021, ha sonoramente bocciato quest’idea, sottolineando che va data a tutti, a partire da una scuola pubblica (proprio per il ruolo educativo che ha), l’opportunità di dedicarsi al calcio (così come allo sport o alla passione che una persona desidera), a prescindere dal proprio luogo di provenienza, dal colore della propria pelle e dal proprio sesso. Eppure “i bimbi a giocare a calcio e le bimbe a pallavolo o sedute a guardare” era una distinzione scolastica di 30 anni fa che speravamo e pensavamo di esserci lasciati definitivamente alle spalle. Mentre invece siamo stati pugnalati, come effetto immediato, dalla retorica degli stereotipi. Passati, ancora una volta, da una porta. Quella con l’adesivo per definizione e il marchio di fabbrica per scelta. E meno male che donne come Alexia e tante altre hanno demolito la convinzione sociale che il calcio non fosse “roba da femminucce”. Dovremmo ringraziarle 10, 100, 1.000 volte. Come essere maschilisti nel tentativo di essere meno maschilisti. Certo che ci voleva talento anche solo per pensarlo.

P.S. – Perché intitolare una rubrica “Autogrill”? Immaginate di trascorrere là un’intera giornata: in 24 ore quante storie vedreste e ascoltereste? Quante persone incontrereste e osservereste? Quanti gesti, parole e situazioni, che rimandano a luoghi vissuti da tanti altri volti? E’ quello che si proporrà di fare questa rubrica: approfondire, dal campo o fuori dal campo, delle storie che si conoscono e rilanciare delle storie che si conoscono poco. Raccogliere respiri di vita, attimi di condivisione, istanti dove cogliere l’essenziale nei particolari, briciole di esistenze in un luogo sì preciso ma di passaggio. Come in un autogrill, appunto, un luogo in cui tutti passano per un minuto o per un’ora, un luogo dove s’incrociano casualmente esistenze, incontri ed emozioni….

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