ANALISI A BRIGLIA SCIOLTA: Juventus 1-0 Roma

Focus On Juventus Roma
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La Juventus di Allegri è tornata. E questo non è figlio solo del risultato – quell’ 1-0 tanto caro al tecnico livornese – ma di come gioca la sua squadra. Un atteggiamento umile, che lucra sulle assenze dei suoi uomini di maggior qualità offensiva, per riscoprirsi forte nella battaglia. Tutto in nome della parola più allegriana che ci sia: equilibrio.

CAMBI DI GIOCO

Già dal calcio d’inizio, i bianconeri hanno fatto intendere quale era la situazione di gioco per riuscire a mettere in difficoltà la Roma. La Juve si è sistemata con un 3-5-2 in fase di possesso, mirato sia a dare tranquillità in costruzione, con Danilo, Bonucci e Chiellini in superiorità numeri a rispetto ad Abraham e Pellegrini, sia a dare ampiezza con i quinti molto larghi. Al primo pallone della gara si passa dai piedi del difensore brasiliano che cambia gioco su Bernardeschi che arriva al tiro. L’idea di Allegri è stata quella di affollare il lato sinistro con l’ex Fiorentina, De Sciglio e Chiesa, di modo da mettere in difficoltà Karsdorp e stringerlo, lasciando il solo Zaniolo a coprire la fascia. È questo il caso anche del gol che deciderà la partita.

Cuadrado riceve da Locatelli, i giallorossi si fermano chiedendo un fallo di mano. In particolare Mkitharyan permette al colombiano di entrare dentro al campo e cambiare gioco per colui che si rivelerà uno dei migliori in campo, sia in attacco con 2 passaggi chiave, che in difesa con 4 contrasti vinti (primo della Juventus in entrambe le statistiche): Mattia De Sciglio. Karsdorp stringe su Chiesa, Cristante è preso alle spalle da Bernardeschi, attirando così Zaniolo, che si stacca dal terzino bianconero e lo lascia ricevere indisturbato. Rientro sul destro e cross sul secondo palo, dove Ibanez e Vina sono in inferiorità contro Kean, Bentancur e Cuadrado. La fortuna poi aiuta i padroni di casa, al termine di un’azione però costruita molto bene.

L’ASSE PELLEGRINI – ZANIOLO

I piani di Mourinho erano chiari, ma dopo 26 minuti sono andati in fumo. La Roma era partita bene, facendo presagire una prestazione coraggiosa e una serata lunga per Szczesny, ma senza Zaniolo si è spenta la luce. Il numero 22 giallorosso era la chiave per scardinare la difesa della Juventus. Il portoghese aveva preparato un interscambio continuo di posizioni tra lui e Pellegrini, aumentando la connessione dei giocatori di maggior qualità della squadra. In questo modo aveva provato a disordinare i bianconeri, creando difficoltà sulle scalate tra i centrocampisti e De Sciglio, liberando così spazio per le conduzioni palla al piede devastanti del classe ‘99 azzurro. Quando Allegri invece mandava i suoi in pressione alta, il piano era semplice. Come si evince in occasione del tiro deviato di Pellegrini. Mancini attaccato da Chiesa va dritto da Abraham che fa da sponda, e Zaniolo può incendiare il terreno e slalomeggiare, fino a servire il suo capitano che mette paura allo Stadium con una conclusione dal limite.

Per il resto, solo delle sbavature tecniche juventine hanno concesso occasioni alla Roma, come quella del rigore. Chiellini è solo ma tratta male la palla e se la allunga, favorendo la cavalcata di Abraham verso la porta. Idem dicasi per l’occasione precedente, con sempre l’inglese a condurre per andare al tiro, approfittando di uno scivolone di Cuadrado che aveva lanciato la transizione.

ANDAMENTO LENTO

Quella tra Juventus e Roma è stata la seconda partita meno intensa di questa giornata, solo Lazio – Inter ha fatto peggio, con un PPDA di 15.45 per i bianconeri e 15.35 per i giallorossi. Significa concedere più di 15 passaggi agli avversari prima di aggredirli. Sintomo di due squadre che si sono aspettate, che non volevano assumersi rischi, e che hanno fatto poco, molto poco, per vincerla. Lo spartito dopo il gol di Kean è stato quello che era preventivabile, viste le ultime uscite della Juve contro Chelsea e Torino. Ad esaltarsi sono stati quindi Chiellini, leader delle spazzate con ben 6 sulle 22 totali della squadra, e Bonucci, il migliore della gara con 3 tiri respinti. È venuta fuori tutta l’ermeticità che Allegri ricercava dopo le prime uscite sbarazzine della sua difesa. Sono usciti anche tutti i problemi della Roma, che si è affidata ai singoli e ai loro dribbling (ben 19 tentati contro i 9 della Juventus) per aprire una scatola che non ha lasciato buchi agli avversari. Una partita che, se impostata su queste basi, avrebbe sicuramente visto in Zaniolo un protagonista, capace in soli 26 minuti di subire più falli di tutti i suoi compagni.

CONCLUSIONI

Alla fine un pareggio sarebbe potuto tranquillamente uscirne da due squadre che hanno prodotto sostanzialmente gli stessi xG (1.47 -1.46), ma alla fine ha vinto quella non solo più fortunata, ma che ha capito meglio come mettere in difficoltà l’avversario per passare in vantaggio, e che ha acquisito un’identità di gruppo chiara, a differenza della Roma che la trova più nei suoi singoli. Un identità fondata sul sacrificio. Allegri sta portando la barca in porto, e lo sta facendo a remi, senza crociere extra lusso, marchiando la squadra a sua immagine e somiglianza, e dimostrando di conoscersi bene. Nel momento più difficile ha esasperato le sue idee, e gli episodi hanno cominciato a prendere la strada in suo favore. Lao Tzu sarebbe fiero di lui, perché: “Chi conosce gli altri è sapiente, chi conosce sé stesso è illuminato”.

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