ANGOLO SPEZIA – Un giorno da ricordare

Angolo del tifoso Focus On SERIE A Spezia
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Tempo di lettura: 3 minuti
Una partita, anzi la partita. La prima al Picco in serie A con il pubblico. Fa caldo, ma nessuno o quasi ci fa caso. Troppa l’emozione di ritornare a tifare per le aquile. Lo si legge negli occhi dei bambini, che osservano e si guardano intorno per cercare di capire i motivi di questa nuova gioia degli adulti. Alla richiesta delle mamme di volere bere, rispondono di no. Non hanno tempo o, meglio, l’unica loro sete è quella di volere stare li seduti al proprio posto per immagazzinare più ricordi possibili. Lo si legge negli occhi degli anziani. Lucidi, forse malinconici ripensando a chi non c’è più. Anche loro come i più piccoli, con una gioia dipinta sul volto che non si può descrivere a parole. Sono queste le emozioni che si respirano nel pre partita. Una tifoseria, due curve. La ferrovia e la piscina. La curva dei Guidetti, ma anche e soprattutto quella degli Spalletti e dei Tacchi. Le due curve che hanno significato per molti di noi, il battesimo della prima volta al campo, come si diceva una volta. Mille ricordi, mille sensazioni. Suoni e colori di un passato lontano che si fa presente e che fonde tutto in un unico lungo istante. Tre gradini per entrare sotto la porta monumentale appena restaurata. Le statue che sembrano più alte delle navi dell’arsenale che sono li a poca distanza. Si sale su , in alto, chi al sole chi al fresco in gradinata. Tutti con una maglia bianca. T-shirts , polo, e divise da gioco degli ultimi trent’anni di Spezia. Una parata in successione. Si scattano foto e video. Tutti vogliono portare qualcosa da far vedere a chi non è entrato, a chi non ha fatto in tempo a prendere il biglietto. Alcuni telefonano, improvvisando una specie di radiocronaca per raccontare quello che stanno vivendo. Cominciano i cori, compaiono le prime bandiere, si sentono i tamburi. Inizia la partita. Siamo tesi. Anzi lo sono pure i giocatori che per venti minuti subiscono il palleggio friulano. Poi piano piano si sciolgono e ci sciogliamo pure noi. Il cooling break, una parata di Zoet e Maggiore e Bastoni che si caricano sulle spalle le difficoltà dei compagni. Prima un tiro, poi due , il terzo di Bastoni rimpallato e lo Spezia che subito si desta dal suo torpore. La ripresa d’attacco. Più possesso, meno timore di fronte ad un Udinese che adesso fa meno paura. Entrano i piccoletti. E i mastodontici difensori friulani, sembrano elefanti spaventati da due topolini. Agudelo e Verde e, Verde e Agudelo. La palla sparisce e riappare tra i loro piedi a loro piacimento. Silvestri è costretto agli straordinari. Dove non arriva lui ci pensa Nuytinck a salvare sulla linea un goal sicuro. I minuti passano, ci sono gli ultimi cambi. Il pareggio va quasi stretto allo Spezia. Alla fine svanisce pure quello. Samardzic da dentro l’area trova il tempo per battere Zoet. Vince chi segna. É la dura legge del calcio. Ci resta male un bambino che si aspettava il lieto fine. Un anziano lo consola sorridendogli con gli occhi che si scorgono sopra la mascherina e gli fa un occhiolino. Dispiace per i ragazzi, che fanno un giro beccandosi gli applausi di tutti. Ci sarà tempo per raccogliere, verrà il momento di gioire insieme. Con la testa da domani sarà già Venezia. Adesso resta solo un giorno da ricordare. Comunque e per sempre.

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