ZONA CESARINI – The Last Vermeer and The “Late” Special One

Focus On Roma Zona Cesarini
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Tempo di lettura: 3 minuti

Doverosa prefazione per i romanisti poco “cinematografici”: il titolo non si riferisce alle storie – per fare esempi – della Mazda di Capello o dei certificati medici di Emerson. Di ben altro VERMEer si parla in quest’occasione.

Sinossi

Storia vera. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, il Capitano Piller del Governo Provvisorio Alleato riesce a recuperare numerose opere d’arte, tra le quali un dipinto attribuito all’artista olandese Vermeer. Grazie ad una lettera che accompagna il quadro, Piller arriva ben presto all’artista Han Van Megereen, indiziato di collaborazionismo per aver venduto originali Vermeer ai nazisti, ergo prossimo alla fucilazione. Ma le cose sono ben diverse da quanto appaiono: infatti Van Megereen è uno dei più grandi falsari della storia e sarà l’Avvocato Capitano Piller a cercare di scagionarlo.

Thomas Daniel Friedkin

“Top Gun” Friedkin è il nuovo presidente della Roma, ma come arriva il tycoon americano alla squadra giallorossa?

Nato nel ’65 a San Diego, accumula un patrimonio superiore ai 4 miliardi di dollari, fonte Forbes (sapete Forbes? Quella rivista di cui Pallotta non aveva neanche l’abbonamento mensile per intenderci), gestendo la vendita in America di Toyota (e Lexus).

Come “hobby” lo stesso si dedica al cinema, nella produzione, con film abbastanza diversi tra loro: l’ultimo Eastwood, Il Corriere; The Square, film svedese d’autore pluripremiato in Europa; Tutti i soldi del mondo, discusso biopic sul rapimento Gotti, rigirato quasi per intero dopo lo scandalo di Kevin Spacey.

Tra l’altro è proprio girando quest’ultimo a Roma che il figlio Ryan, prima di DILETTArsi nel gossip (pardon), si innamora dei giallorossi e premerà il padre sull’acquisto.

Nel 2019, intanto, Dan si dedica alla regia del succitato film che – più per curiosità che per reale interesse – mi sono apprestato a vedere.

Al di là del giudizio critico se sia un bel film o un brutto film, rilevo una sorpresa: da un miliardario americano mi aspettavo Stallone a difendere in tribunale il protagonista più con granate e mitra che con cavilli da leguleio.

Invece il film è scarno, assolutamente europeo nello stile, non sparato, ma sussurrato nonostante l’argomento. Zero star, se non Guy Pearce nel ruolo del falsario e lo stesso, monolitico protagonista Claes Bang è una tela bianca su cui “dipingere” la storia (l’olandese oltre ad aver partecipato anche a The Square ha una somiglianza inquietante con Paulo Fonseca).

La parte più  american style è il processo finale, molto cinematografica e “ammiccante”.

Il finale è tutto

D’altronde come non pensare allo stile cinematografico di questa dirigenza nel caso Mourinho. Un autentico thriller dove lo spettatore (inteso come tutto il cucuzzaro del giornalismo sportivo) ad andar dietro ad una o più soluzioni, mentre il finale era il più incredibile di tutti.

E chissà che sui prossimi acquisti di giocatori, il buon Dan non si comporti come il suo falsario, depistando, “dipingendo” originali percorsi per poi, col più classico coup de theathre, sollevare il velo della tela sul meno citato dei nomi e…

trovarci la sua firma.

 

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