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CALCIO & BUSINESS – Superlega o Super Champions, il calcio necessita di una svolta

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Tempo di lettura: 4 minuti

Quando la pandemia globale ha colpito per la prima volta l’Europa nel 2020, la preoccupazione principale, dal punto di vista calcistico, era se (e come) la stagione 2019-2020 sarebbe stata conclusa.

È diventato presto evidente, con il passare dei mesi, che questa sarebbe stata più di una breve pausa e avrebbe avuto enormi ripercussioni a lungo termine sulle “aziende calcistiche” (comunemente note come squadre).

Con le stagioni 19/20 interrotte in paesi come Francia e Paesi Bassi, e i campionati giocati a porte chiuse in estate in molti altri paesi (tra cui l’Italia), le squadre hanno dovuto dire addio agli introiti dovuti alle vendite di biglietti per gli eventi sportivi dal vivo nonché per visite guidate agli stadi/musei, vedendo la loro situazione finanziaria peggiorare.

Per molti club questo è stato l’inizio di seri problemi finanziari e, caso vuole, che molti di questi club sono tra i più “prestigiosi” a livello di palmarès/brand al mondo.

Due in particolare, Juventus e Real Madrid, sono arrivati ad avere (combinati) mezzo miliardo di euro di debiti e, per “prevenire” un collasso finanziario, hanno escogitato una “macchina da soldi”: la Super Lega Europea.

Fonte immagine: KPMG Football Benchmark

Poco prima della mezzanotte del 18 aprile, Juventus, Real Madrid e altri 10 club europei hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sui loro canali social consistente nell’annuncio di un distaccamento dalla UEFA e dell’intenzione di unirsi a una nuova “Super League”.

Questo progetto, bocciato sul nascere dai tifosi che hanno “costretto” i club a ritrattare sulle loro intenzioni, avrebbe dovuto essere una vera e propria “gallina dalle uova d’oro”; al centro della Super League ci sarebbero dovuti essere dodici “club fondatori” aventi “diritto permanente di partecipazione alla competizione”.

Dall’Inghilterra: Manchester United, Manchester City, Liverpool, Tottenham, Chelsea e Arsenal.

Dalla Spagna: Real Madrid, Atletico Madrid e Barcellona.

E dall’Italia: Juventus, Milan e Inter.

I dodici club fondatori, tuttavia, sarebbero dovuti diventare (una volta decollato il progetto) quindici, ricevendo complessivamente 3,5 miliardi di euro SOLTANTO per l’adesione.

JP Morgan
(Foto: flickr.com)

È stato poi rivelato da Reuters che JP Morgan, la banca d’investimento statunitense, avrebbe fornito il finanziamento iniziale per la lega.

Al di fuori del gruppo permanente di membri, altre cinque squadre sarebbero entrate nel campionato ogni anno tramite un meccanismo “meritocratico” di qualificazione basato sui risultati conseguiti nella stagione precedente. E, insieme, quelle venti squadre sarebbero state suddivise in due gironi da dieci, con quattro squadre ciascuna qualificata per una fase a eliminazione diretta consistente in: quarti di finale, semifinale e finale.

Ora che i piani di “scissione” dalla UEFA sono stati sospesi e siamo rimasti ad osservare la guerra fredda tra le 12 “secessionarie” e la UEFA, possiamo chiederci, qual è la realtà? Avevano ragione Perez e Agnelli nell’affermare che il calcio sta morendo e ha bisogno di una svolta radicale o questi proprietari stavano per ucciderlo per riempirsi le tasche ed “aggiustare” i debiti nei bilanci delle loro società?

La Super League risolverebbe chiaramente il problema delle 12 squadre “secessionarie” aumentando in modo significativo il numero di partite importanti che porterebbero entrate significativamente maggiori.

I numeri presentati dall’ESL, che triplicherebbero gli attuali ricavi della Champions League, mostrano quanto siano diventate redditizie le partite tra i club più grandi e commerciabili.

Mentre è vero che i grandi club trarrebbero un enorme vantaggio da queste maggiori entrate, anche il resto del calcio ne trarrebbe beneficio in modo significativo, con pagamenti di “solidarietà” ai campionati nazionali e ai club più piccoli che arrivano a oltre 3 volte tanto quanto i livelli attuali.

In un momento in cui i club stanno lottando per la sopravvivenza, e in cui su molti club più piccoli incombe la minaccia di bancarotta, il calcio può davvero permettersi di non massimizzare quello che è chiaramente un prodotto richiesto (il calcio spettacolo dei big match) per generare ciò che potrebbe rivelarsi essere un guadagno per i club?

Come detto da Guardiola: “Non è uno sport se non esiste il rapporto tra sforzo e successo. Non è uno sport se il successo è già garantito, non è uno sport se non importa quando perdi ” ma, come detto da Perez: “Il calcio deve rivoluzionarsi come lo facciamo noi nella vita, come persone. Internet ha cambiato il modo di relazionarsi e il calcio deve aggiornarsi: sta perdendo interesse, qualcosa dobbiamo fare”.

La Super Lega non sarà la soluzione, ma è chiaro che il calcio necessiti di una seria svolta, economicamente e competitivamente, per poter sopravvivere nei prossimi decenni.

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