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Angolo del tifoso

ANGOLO SPEZIA – La matematica non è un’opinione

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Con lo Spezia, la matematica non è mai un’opinione.

Quando la squadra aquilotta è in campo, i concetti numerici legati al calcio, al possesso palla e alle occasioni create non sono mai in discussione.

D’altronde, se la squadra ligure è addirittura tra le prime sei in Europa per numero di giocatori presenti nell’area avversaria – secondo gli studi statistici provenienti dai maniaci di queste cose del regno unito – qualcosa vorrà dire in merito al suo gioco ultra-offensivo.

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Non parliamo poi dei numeri legati alla pressione arteriosa o ai battiti cardiaci dei tifosi spezzini, che seguono le avanzate dei propri difensori per mettere in fuorigioco i calciatori avversari.

Nelle nostre partite, i guardalinee ormai hanno i deltoidi più allenati di uno sbandieratore del palio di Siena e gli addetti al VAR sembrano dei controllori di volo di una portaerei Usa impegnata nella guerra nel golfo.

Tuttavia, questa volta, contro la Roma, la tattica del fuorigioco non viene applicata con precisione, e i vari Pellegrini e Spinazzola riescono a eludere facilmente la linea alta dei giocatori aquilotti.

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Così, accade che Mayoral possa finalmente far vedere a tutti che è in grado di centrare la porta, dopo gli errori incredibili in coppa Italia e a portare la Roma in vantaggio.

Questo però non basta a demoralizzare lo Spezia, e Farias, approfittando di un pasticcio difensivo dei centrali romanisti, passa una palla lenta, ma troppo precisa per poter permettere a Pau Lopez di intervenire, a Piccoli che sigla il più facile dei pareggi.

Giusto il tempo di ritornare in campo dopo la pausa, che Mayoral segna su azione veloce di contropiede.

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I due centrocampi sembrano una riedizione del “gioco delle coppie” di Predolin: Estevez con Villar, Maggiore con Veretout, Agoume e Pellegrini.

L’unico che gode di una certa libertà è il “single” Spinazzola, che fa il “bello” sulla fascia davanti a Dell’orco (che dirottato a destra non appare proprio a suo agio) e mette al centro per Karsdorp la palla del 3-1.

Partita finita? Neanche a pensarlo.

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Galabinov serve un assist centrale per Farias che si porta la palla sul sinistro e infila con un rasoterra Pau Lopez.

Azioni dello Spezia e ripartenze della Roma, azioni della Roma e ripartenze dello Spezia, per quasi trenta minuti, con Perez che calcia sull’esterno della rete il goal del possibile 4-2 e Galabinov che fa da testa d’ariete per i compagni.

Al 90′ il bulgaro tocca per Smalling che chiude il triangolo a favore di Verde: tiro immediato che fulmina il portiere giallorosso per un 3-3 in rimonta, di Zemaniana memoria.

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Restano tre minuti da giocare: centottanta secondi per tentare di fare un po’ di melina, spedire la palla in tribuna, fare un fallo tattico, simulare un malore, richiamare l’attenzione dell’arbitro per un Ufo nel cielo, accennare un passo di tango citato da papa Francesco durante l’udienza del mercoledì.

Niente di tutto questo, troppo giovane e corretta la nostra squadra per farlo.

Così, tocca a Spinazzola crossare dalla sinistra un pallone per Bruno Peres che, approfittando del salto a vuoto di Marchizza, serve a Pellegrini il goal del 4 a 3, festeggiato quasi come la rete di Rivera alla Germania nel mondiale in Messico del 1970.

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Da par suo, Fonseca si esibisce in una corsa per sessanta metri che non si vedeva dai tempi di Carletto Mazzone in un Brescia – Atalanta di diversi anni fa.

Resta un po’ di rammarico, anzi – diciamolo pure – molto rammarico per un punto che ormai sembrava già conquistato. Ma la prestazione non può che considerarsi positiva, al netto di qualche errore difensivo.

Lo Spezia, in due partite a Roma in cinque giorni, ha subito sei reti ed è riuscito a segnarne ben sette, più altre tre a tavolino. E tutto questo – udite udite – con soli dieci sostituzioni anziché le undici dei giallorossi.

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D’altra parte, i numeri non mentono mai e la matematica non è mai un’opinione.

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