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Angolo del tifoso

ANGOLO MILAN – Il sinistro del Diavolo

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Tempo di lettura: 4 minuti

Nuvole nere, pioggia di lava, distese aride di polvere e vento concimate a scalogna e ortica, quattro pali, cinque segni messaggeri di sventura, il Tempo impietoso e la notte famelica che tutto inghiotte, nel suo ventre di tenebra. Poi all’improvviso lo squarcio della Luce. Poi all’improvviso Theo Hernandez.

I numeri di solito non mentono mai, come le carte della chiromante, ma di sicuro Milan-Parma non è stata una partita solita. Possesso palla al 65%, 594 passaggi di cui 88% completati, 40 cross, 26 tiri di cui 2 gol ma ben 4 finiti a sbertucciare i legni.

Ed è così che la porta del Parma è rimasta inviolata per un’ora. Gli ospiti hanno realizzato quattro soli tiri, due fuori e i restanti due dentro la rete.

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Il calcio vive di regole spietate, sublimi quando sono a tuo favore, dannatamente folli quando invece le hai contro. Non è pugilato dove puoi vincere ai punti. Se fai gol, vinci, altrimenti a casa a fare i compiti.

Al pronti-via, quinto minuto del primo tempo e già i rossoneri devono rinunciare a Gabbia per un trauma distorsivo-contusivo al ginocchio sinistro. Dentro il giovanissimo Kalulu, reduce da un’ottima partita giocata contro lo Sparta Praga, in Europa League, proprio da centrale difensivo.

Al tredicesimo minuto la prima discesa sulla destra di Gervinho che riesce a servire un solissimo Hernani che insacca, senza fretta, aprendo bene il piattone destro. Un gol tanto facile, quanto scolastico.

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1-0. Non è un inizio. È un presagio. Il primo di una lunga serie che dipingeranno a tinte forti una partita che, nel bene e nel male, rimarrà impressa nel campionato 2020-2021 dell’Ac Milan.

I padroni di casa non arretrano, non si scompongono, non cedono al nervosismo. Come sempre, riprendono il pallone, lo riposizionano al centro del campo e ricominciano il loro palleggio.

La palla viaggia bene, con più precisione di partite passate, scambi nello stretto, lanci su entrambe le fasce, ma i presagi di una serata storta aumentano. E si palesano in tutta la loro sinistra sontuosità.

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Al ventitresimo minuto viene annullato un gol a Castillejo per un giusto fuorigioco di una scarpa e poi al quarantaduesimo, quello che per molti appassionati di calcio milanista e di scaramanzia (spesso le due passioni coincidono!) equivale alla Peste Nera. Al Covid19, al Vaso di Pandora in frantumi, al ritiro di Marco Van Basten. Il doppio incrocio dei pali, presi a neanche cinque secondi di distanza. Brahim Diaz da dentro l’area avversaria libera un tiro a girare che si stampa sull’incrocio destro e sulla ribattuta Calhanoglu che incoccia l’incrocio sinistro. È l’apoteosi della Sfiga. La Luna Nera de “La Zingara”, in onda su Rai1 quando io ancora preferivo Football Manager alla carriera universitaria.

Il secondo tempo vede entrare Hauge e Leao al posto di Diaz e Castillejo ma comincia peggio del primo. Hernani via sulla sinistra, cross al centro per Kurtic che arrivava indisturbato dallo svincolo per la Roma-Firenze, colpo di testa in perfetta solitudine e il Parma raddoppia al cinquantaseiesimo minuto.

I santi del calendario a quel punto cadono come le tessere del Domino. Mia moglie fugge con nostra figlia chiedendo asilo politico alla Tunisia (unica serba della storia, penso, a chiedere asilo ad uno stato del Maghreb).

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E proprio quando il sorriso beffardo di Liverani sembra il peggiore dei preludi per una notte insonne, il primo lampo. Calcio d’angolo del 10 turco e gol di testa in tuffo del terzino francese voluto da Paolo, figlio di Cesare.

Una squarcio di luce, di fotoni che viaggiano alla velocità di 333.000km/secondo. 1-2. L’Apostasia è stata scongiurata ancora una volta.

L’assedio al Parma è totale, forsennato e non si riesce a bucare l’area avversaria.

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Al settantacinquesimo si infortuna ancora Bennacer e pare davvero la serata giusta per registrare la prima sconfitta dopo 23 risultati utili consecutivi dal post lockdown.

La squadra ospite preferisce difendere il centro, con linee molto strette e vicine di quattro difensori e cinque centrocampisti, lasciando quindi più spazio sulle corsie laterali.

Rebic, come attaccante centrale, ha bisogno di tanto rodaggio e forse quel ruolo non è nelle sue corde. Leao a destra pare inceppato e Calhanoglu, dopo tre legni presi, pare esausto, sicuramente fra i migliori in campo. Ma al novantunesimo Tonali allarga e Calabria raccoglie, crossa al centro, Rebic conclude al volo, Sepe respinge col piede e la palla schizza sui piedi di Hernandez. Tiro di sinistro. Gol. 2-2.

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È il sinistro del Diavolo che toglie i peccati del Mondo e il sorriso a Liverani, che dona la pace e restituisce, in parte, un senso di giustizia ad una partita che sarebbe stata persa forse con troppa severità.

Dopo Roma e Verona, il Milan pareggia in casa anche con il Parma ma l’impressione, come nelle due sfide precedenti, è che anche stasera sia più da considerarsi un punto guadagnato che due punti persi.

Rimane una lezione di consapevolezza della forza dei propri mezzi, rimane la sicurezza, la convinzione di essere sulla strada giusta per tornare una grande squadra.

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Rimane un’ennesima prova di gruppo superata e il ventitresimo risultato utile consecutivo.

Unica in Europa a non aver mai perso nel campionato nazionale dalla ripresa dopo il lockdown primaverile. L’Inter di Conte è a tre punti di distacco ma mercoledi va già in onda un nuovo capitolo della saga. La Juventus ospiterà l’Atalanta, i Nerazzurri duelleranno contro un Napoli decisamente rinvigorito e il Milan andrà in trasferta contro il Genoa a Marassi.

Domani è un altro giorno.

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