ANGOLO JUVE – Se perdo te

Angolo del tifoso Focus On Juventus
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Tempo di lettura: 4 minuti

Tornare con i piedi per terra non è un’arte facile, soprattutto se sei riuscito a planare con una certa leggerezza sul Camp Nou. Tocca ritrovare le gambe di piombo per andare a Marassi, dal Genoa di Maran, a replicare ciò che con il Barcellona di Messi era sembrata una passeggiata di salute dopo un lauto pranzo al mare. Ciò con cui però non avevamo fatto i conti, è quello che spesso e volentieri accade quando si vola troppo in alto, la sindrome di Icaro.

Il rischio è che le ali si sciolgano, è un tonfo sonoro, un rischio che questa sera la Juve di Andrea Pirlo non può permettersi. Perché sebbene la situazione in Champions sia molto più che rosea, in vista dei sorteggi per gli ottavi che non vediamo l’ora di azzannare, il Campionato reclama attenzione, ma soprattutto la reclamano le squadre con cui ormai tendiamo a perder punti per strada per quel banale, banalissimo vizio della sottovalutazione delle situazioni.

Ci saremmo aspettati di rivedere esattamente la formazione di Barcellona, per continuità, perché questi tre punti ci servono come il pane. Ma Pirlo ha in testa altro, questa non deve solo essere la centesima partita di Cristiano con la nostra gloriosa maglia. Questa deve essere soprattutto la partita di Paulo Dybala.

Parlare di dominio è anche riduttivo: il Genoa non vede mai la palla, se non per evitare a questa stessa una brutta fine alle spalle del primo degli innumerevoli ex di questa partita, Perin. Quello davanti alla porta non è un pullman, è una bisarca. E questa Juve può creare tanto gioco, piantare il proprio ombrellone alla ricerca di un posto al sole e di una caipirinha nell’area avversaria, ma può ottenere poche, pochissime occasioni da goal.

Nemmeno sfruttando il numero infinito di calci d’angolo dei novanta minuti in terra genovese si riesce a dar vita a questo benedetto pallone: nota di merito per Weston McKennie, ma ormai non fa più notizia. L’americanino vola, si sbatte, è praticamente dovunque, taglia l’area su tutti i calci d’angolo, ben dieci in novanta minuti, nonostante fisicamente non sia proprio una torre alla De Ligt.

Ulteriore nota, ma questa è ancor meno notizia della precedente: quando deciderà di appendere gli scarpini al chiodo, mi batterò personalmente affinché sulla nostra Walk of Fame ci sia una stella, anche molto grossa, dedicata a Juan Cuadrado. Se non c’è spazio, chiamatemi, è da un po’ che ho un’idea su quella da possiamo sostituire.

Il secondo tempo comincia esattamente come il precedente. Ma dentro di noi, ognuno lo sa, e ognuno aspetta quel momento. Quello in cui la testa dura di Andrea Pirlo ha la meglio sulle nostre “Perché non hai messo Morata?”. La sua scelta ha un senso nel momento in cui una prestazione ben poco sufficiente di Paulo Dybala ottiene il suo riscatto.

Lo fa con un assist del solito McKennie, lo fa con una giocata delle sue, e poi prende il volo. Allarga le braccia, guarda al cielo come ad ogni suo goal, è la panchina intera a saltargli addosso. È Pirlo a sorridere, abbracciandolo forte come chi ha deciso di mettersi alle spalle tutte le indecisioni, i problemi, i rischi. Di chi ha scelto di sostenere un ragazzo che ha già dimostrato, ma che proprio per questo ha ancora tutto da dimostrare.

E rischia anche la doppietta, che resta però in fuorigioco. Forse l’emozione è troppa, e ci pensa il secondo ex Stefano Sturaro a sorprendere la difesa bianconera, con l’unico tiro in porta del Genoa. Tocca ancora rimontare, ma il Genoa si rovina con le sue stesse mani. Proprio Cuadrado si guadagna il primo rigore, dopo una grossa leggerezza dell’ottimo Rovella in area. Il secondo lo conquista Morata, solo in area dopo una grossa disattenzione di Pellegrini: Perin non può far altro che andargli incontro a tutta potenza.

Il finalizzatore delle due situazioni? Neanche a dirlo. Sono cento con la nostra maglia, sono settantanove le volte in cui abbiamo ululato con lui. Cristiano Ronaldo è un giocatore della Juventus, e prima che ve lo dimentichiate ve lo ripeto, perché ancora oggi, dal dieci di luglio del 2017, guardiamo la formazione e sorridiamo inebetiti. Continuiamo pure a farlo.

E non perdiamoci. Non perdiamo di vista Paulo, non lasciamo che il suo “io amo la Juve” detto nel post partita resti inascoltato, un canto d’amore che così non si sentiva dai tempi di Marchisio, il più innamorato di tutti. Non permettiamo che il nostro gioiello più prezioso si opacizzi. Non lasciamo che si offuschino i ricordi che abbiamo di questo diamante, è sempre lui, non è cambiato.

L’attesa aumenta il desiderio e noi, egoisti e detrattori, non sappiamo attendere.

Andrea sì. E stasera devo davvero dirlo, meno male che c‘è lui.

 

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