Maradona

#DIE60 – Diego Nostro, che sei eterno…

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Il destino – come è noto – ha molta più fantasia di noi.

E così nel bel mezzo della seconda ondata pandemica mostra, sul calendario, la data del 30.10.2020, quella in cui chiunque ami il calcio (o anche ne abbia sentito qualche volta parlare) è chiamato a fermarsi almeno un minuto a pensare che Diego Armando Maradona compie 60 anni.

Un giorno irrimediabilmente straordinario in un periodo oltremodo unico e speriamo irripetibile.

Personaggio assai controverso, sbeffeggiato o odiato spesso solo per invidia, il calciatore argentino più forte di tutti non può essere incasellato tra gli “uomini qualunque”. “L’eroe”, ha scritto qualcuno, “è colui che accende una grande luce nel mondo, che mette delle torce fiammeggianti nelle strade oscure perché gli uomini possano vedere”.

E se è vero che un uomo diventa un eroe quando fa felice qualcuno, c’è un’immagine che – più di altre – rende gloria ed eterno giubilo al calciatore più grande di sempre. Nel giorno più importante del calendario pagano di ogni tifoso saranno diversi coloro che la racconteranno con le parole o proveranno a disegnarla nei cuori: anno 1984, Diego Armando Maradona in un fangoso campetto della periferia di Acerra impegnato in una partitella tra amici organizzata per consentire un intervento salva-vita ad un ragazzino del posto.

Contravvenendo a quanto la Società aveva stabilito, vale a dire la non partecipazione per timore d’infortuni, l’asso argentino stipulò una polizza assicurativa ad hoc (pagata 12 milioni di lire) e si presentò in pantaloncini, calzettoni e maglietta, deliziando (senza risparmiarsi)  tutti coloro che, increduli, videro una luce accecante illuminare un freddo pomeriggio invernale.

Scrivere di Diego Armando Maradona è, per chi ha visto dal vivo in tv anche solo una partita col 10 in campo, una sfida emozionante. Perché l’approccio – qualunque esso sia – genera uno stato d’animo confuso, ambivalente e dai confini incerti. L’uomo-calciatore più forte di sempre sguazza nell’irrazionale e si riversa nel sacro, rigurgita contraddizioni che si riverberano per le arterie della città ed evoca ricordi suggestivi di successi irripetibili.

Allo stesso tempo, però, dedicare un pensiero al campione argentino fa sprofondare in una cupa nostalgia, ebbra di desideri irrealizzati.

Chi ha visto quel sinistro magico accarezzare il pallone farebbe bene a disegnarlo tra le meraviglie del mondo accanto al Machu Picchu o al Taj Mahal e ad inserirlo tra i doni di Dio al pari delle mani di Michelangelo, al genio di Mozart o, tra gli altri, alla straordinarietà di Einstein.

Ogni anno, il 30 ottobre, migliaia di persone nel mondo avvertono la necessità di ricordare, ciascuna a modo suo, una data entrata nel cuore di tutti. Perché quel ragazzo argentino dai capelli ricci  ha lasciato traccia profonda, vale a dire l’amore incondizionato della sua gente.

La storia di Napoli è una storia di martiri e di strazi, di sofferenze e sfruttamento, disastri dai quali ogni volta ha saputo rialzarsi mostrando al mondo una bellezza senza eguali. Grazie al numero 10 argentino, poi, la squadra azzurra è stata – per oltre un lustro – imbattibile, con il suo capitano divenuto da subito il simbolo e l’emblema dell’orgoglio dell’appartenenza.

Ci saranno tanti altri 30 ottobre nella vita di ciascuno, ma quello che cade nell’anno del Signore 2020, così martoriato da eventi incontrollabili e che trasudano impotenza, merita un momento di ricordo e di speranza, perché 60 anni per un genio sregolato come Diego non rappresentano un dettaglio.

Ed al di là del modo con cui ciascuno quest’oggi proverà a nominarlo Maradona, Diez o D10S, per chi scrive quei riccioli neri nati a Villa Fiorito non saranno mai nulla di paragonabile agli altri e per sempre qualcosa di profondamente diverso, riconoscendo di diritto un’unica qualità, quella del Maestro.

E a dispetto di chi oggi ne ricorderà prodezze in mondovisione e giocate da playstation, si preferirà rammentare quel pomeriggio invernale dove un extraterrestre venuto tra gli uomini a disegnare calcio, pagò 12 milioni di lire per allenarsi tra auto parcheggiate e sorridere giocando nel fango.

Diego Nostro, che sei eterno… buon compleanno!

 

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