#LBDV – Internazionale: da zero a tre tituli

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Oggi si festeggia uno dei più grandi traguardi raggiunti da una squadra di calcio nel corso di un’epoca. L’Inter è sicuramente una delle più storiche società al mondo: squadra che ha ospitato campioni del calibro di Cannavaro, Bergomi, Baresi, Roberto Carlos, Matthaus. Senza dimenticare ovviamente Javier Zanetti, Sandro Mazzola, Ronaldo e alcuni dei protagonisti di questo evento, come Samuel Eto’o Diego Milito.

In panchina Helenio Herrera, che ha portato due coppe dei campioni, Trapattoni, Marcello Lippi, Mancini e José Mourinho. Gli ultimi delle due liste saranno argomento di questo articolo, che riporta alla luce il grande percorso fatto dai nerazzurri nella stagione 2009/2010.

UN PO’ DI STORIA

La stagione 2009/2010 è sicuramente una delle più gloriose della storia dell’Inter. Ha segnato non solo il corso dei nerazzurri ma anche quello dell’intero paese. Con la vittoria del famoso treble, l’Internazionale di Milano resta tuttora l’unica squadra italiana ad aver raggiunto un traguardo del genere. Procediamo adesso con un po’ di storia.

José Mourinho arriva nel 2008 e porta alla società già un trofeo, ovvero la Supercoppa Italiana. Viene da una grandissima esperienza al Porto con cui ha vinto già una Champions League nel 2004. Successivamente al periodo portoghese, il tecnico lusitano passa al Chelsea per poi trasferirsi tra le fila nerazzurre. È lì che arriva il suo exploit definitivo. Nel 2008 riesce già ad ottenere la Supercoppa italiana ai danni della Roma, ai calci di rigore. Quella stessa stagione arriva anche il primo scudetto, prima grande soddisfazione che compensa l’eliminazione agli ottavi di Champions contro lo United di Ferguson. L’annata d’oro resta comunque però la ’09-’10 che culmina in uno dei migliori finali mai esistiti: il triplete.

La rosa stessa costruita dal tecnico e dalla società fu una delle migliori, eppure tra di loro c’erano molti calciatori che fino a quel momento non avevano mai vestito la maglia di grandi club. Gente come Thiago Motta, lo stesso Diego Milito. Altri che invece avevano raggiunto l’Inter dopo aver militato in altre grandi squadre: parliamo di Wesley Sneijder, Quaresma ed Eto’o, che fu inserito in uno dei più grandi scambi della storia del calciomercato con Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese invece passa in blaugrana, insieme al suo compagno di squadra, Maxwell. Quell’anno molti altri lasciarono, tra cui Burdisso, il giovanissimo Bonucci, Crespo, Cruz e Luis Figo che terminò la sua carriera. A gennaio abbiamo assistito anche all’addio di Patrick Vieira e di Mancini. E fu inoltre ripreso Goran Pandev per l’anno successivo a parametro zero. Ma l’organico a disposizione dello Special One quell’anno è stato in grado di piegare Real, Barça e Bayern Monaco, alzando la Coppa dalle grandi orecchie.

I PROTAGONISTI

Il modulo scelto era un 4-3-1-2 classico, a rombo largo. Con Stankovic e Zanetti come esterni di centrocampo, Thiago Motta davanti alla difesa e Sneijder a fare da supporto alle due punte. Sulla destra, in difesa, c’era Maicon uno dei migliori terzini che abbia mai calcato l’erba di San Siro. Tra i pali Julio Cesar e davanti a lui Samuel e il neo-arrivato Lucio. Una squadra quasi tutta sudamericana, con un’alta presenza di brasiliani ed argentini. Lì davanti segnavano senza sosta il principe Milito e Samuel Eto’o, soprannominato il leone d’Africa. Il camerunese più che un vero e proprio bomber è stato l’elemento in più per permettere alla squadra di Mourinho di raggiungere il tetto d’Europa. La grande forza di quella squadra, però, non erano i singoli ma il modo in cui il tecnico è riuscito ad amalgamare un gruppo singolarmente straordinario. Altro tassello fondamentale fu sicuramente Wesley Sneijder, che con il suo intuito e la sua visione di gioco ha permesso alla manovra offensiva di raggiungere la perfezione totale. Con reti e soprattutto assist, l’olandese ha dato un contributo senza ombra di dubbio eccelso. Non bisogna dimenticare il capitano, Zanetti, che con la sua determinazione ed esperienza ha trascinato fino in fondo tutto il gruppo, portando con sé a fine carriera delle soddisfazioni immensurabili.

Il fiore all’occhiello è però, anche a parer di molti, il principe. Diego Milito è stato la rivelazione dell’anno, pur non essendo un giovane promettente. In Italia aveva già dimostrato il suo valore indossando due volte la maglia del Genoa. Tra il Saragozza e il grifone, aveva collezionato un altissimo numero di reti che lo rendevano un goleador spietato. Fu proprio il fiuto del goal dell’argentino a chiudere un cerchio già perfetto di suo, condito dalle giocate di Eto’o e dalla visione di Sneijder. Milito raggiunse l’apice della sua carriera con i nerazzurri, con cui rimase legato per ben 5 anni fino al 2014.

IL POST-TREBLE: PER 10 ANNI…

I festeggiamenti per quel grandioso traguardo non durarono d’altronde molti anni. Infatti, la squadra finora allenata da Mourinho cadde in un profondo oblio negli anni successivi. La causa scatenante fu senz’altro l’addio del tecnico che lasciò Milano per trasferirsi alle Merengues. Seguito da Benitez, Leonardo, Gasperini, Ranieri e Stramaccioni che rimase anche l’anno successivo. Ci sono voluti ben 10 anni per rivedere questa società lottare per le prime posizioni. L’addio di Moratti, l’arrivo di Thohir prima e Zhang poi, sono tutti passaggi che hanno segnato delle epoche buie per un club glorioso come il biscione. Persino l’Europa League sembrava un traguardo impossibile da ottenere. Oltre l’annata successiva in cui riesce comunque a raggiungere un ottimo secondo post, la squadra milanese riesce a rivedere la Champions solo con Spalletti nell’anno 2017/2018, iniziando da lì un lungo percorso in crescendo. I risultati ottenuti negli ultimi anni mostrano un crescendo che ha permesso alla società attualmente posseduta attualmente da Zhang di diventare una delle più ricche di Europa con un enorme potenziale che gli sta permettendo di ritornare dove fino a 10 anni fa era, sul tetto d’Europa.