EDITORIALE #LBDV – Il pallone ai tempi del Covid-19

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Oggi riparte la Bundesliga. In Germania torna il calcio, tornano i goal, gli abbracci e le proteste contro gli arbitri.

E tornano quasi nell’indifferenza della gente, non solo di noi italiani, perché gli stessi tedeschi sembrano essere lontani milleuno miglia dal pallone.

Bisogna chiedersi cosa è cambiato o sta cambiando, forse la testa del tifoso si sta resettando, perché una pandemia è pur sempre una tragedia umana con cui fare i conti.

E forse il mondo del calcio dovrebbe davvero chiedersi cosa è giusto fare, più che ciò che conviene fare.

Mentre Borussia Dortmund e Schalke 04 si contenderanno il derby della Ruhr, la polizia occuperà gli stadi per garantire che i fan non entrino e per prevenire disordini, tra mille preoccupazioni. Circa 300 persone, inclusi giocatori, staff e funzionari, saranno all’interno o intorno agli stadi. I giocatori sono tutti stati testati per Covid-19 e ci si attende che osservino le distanze sociali fuori dal campo.

Fuori, perché in campo non vale lo stesso. Nel corso della gara gli allenatori potranno togliere la mascherina soltanto per dare indicazioni ai loro giocatori. Ogni squadra è stata in quarantena, passando da un hotel al campo di allenamento per la settimana che ha portato al match.

Viene da chiedersi quanto davvero sia giusto tutto questo. In fondo il Calcio è uno sport popolare, fatto di tifo e passione, di aggregazione.

D’altro canto, però, è anche un’industria che da lavoro ed occupazione. Tante famiglie rischiano di rimanere senza sussistenza. Da qualsiasi lato la si voglia vedere, nessuno sarà contento.

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