ANGOLO DEL TIFOSO LAZIO – Cronaca di uno scudetto meritato

Focus On
Condividi
Tempo di lettura: 2 minuti

14 Maggio 2000

Un pomeriggio afoso nella Capitale, un altro titolo da assegnare all’ultima giornata, asse caldo Roma-Perugia, come un anno prima.

Al tramonto del Campionato 98-99, infatti, Perugia-Milan assegna lo scudetto alla squadra di Zaccheroni, dopo una bella rimonta proprio sulla Lazio.

Il finale thrilling del torneo del nuovo millennio, con il testa a testa fra la Juve di Ancelotti e la Lazio di Erikson, è ancora più avvincente.

É il 18 marzo del 2000, la compagine capitolina esce sconfitta dal Bentegodi di Verona (vs. Hellas), consentendo alla Juve di salire ad un rassicurante +9, chiudendo virtualmente la contesa.

Da quella ventiseiesima giornata, la Lazio mette in fila: Roma, Juve, Perugia, Piacenza, Venezia, Bologna e Reggina. Così, prima dell’ultima giornata, la Juventus si trova a +2.

Torniamo al 14 maggio, il D-day per l’assegnazione della serie A.

Quel giorno, reso poi lunghissimo dal nubifragio di Perugia, i tifosi della Lazio si avviarono allo stadio ben consapevoli di poter perdere il secondo scudetto consecutivo al fotofinish. Io feci lo stesso e andai allo stadio con mio fratello Alessandro e il solito gruppo di amici.

Nonostante la probabile delusione, il pubblico biancoceleste, che gremiva gli spalti quel giorno, non poteva esimersi dal tributare un applauso ad una squadra che aveva emozionato in Italia e in Europa.

La Lazio era determinata e furente. Voleva chiudere subito la pratica, sperando in buone nuove da Perugia. Un punto della Juve avrebbe aperto lo scenario ad uno spareggio scudetto infuocato. Al 37’, i rigori di Veron e Inzaghino misero in chiaro le cose e fissarono il risultato sul 2-0 prima di andare al riposo. A Perugia intanto si scatenò un vero e proprio nubifragio. Le notizie arrivavano frammentarie, il campo impraticabile non consentiva di giocare.

All’Olimpico si attendeva per garantire la contemporaneità.

I minuti passavano, a Perugia la partita non riprendeva ma Collina non si decideva a rinviare il match.

A Roma, dopo circa 45’ di stop oltre l’intervallo, si ricominciò e il “cholo” Simeone mise il sigillo alla gara. 3-0.

I tifosi cercavano notizie della ripresa del gioco al Curi e speravano. Ci si rese conto che la partita fosse terminata quando iniziò una pacifica invasione di campo, che trasformò il prato in una grande piazza biancoceleste in cui rimbombava la voce storica di Riccardo Cucchi, amplificata da migliaia di radioline.

La storia cambiò quando Calori sblocco’ il risultato, mandando la Lazio in testa alla classifica sognando il tricolore. Seguirono minuti frenetici, la gente laziale era in trepidazione ed iniziava a crederci. Accarezzava un’impresa attesa dal lontano ‘74, dallo scudetto di Maestrelli e Chinaglia.

Alle 18.04 Collina decretò la fine di Perugia-Juve. La vecchia signora era caduta al Curi.

La Lazio era campione d’Italia. Sugli spalti e in campo c’era incredulità, una gioia irrefrenabile.

Nell’anno del suo centenario, la S.S. Lazio 1900 trionfava in campionato e si aggiudicava un tricolore discusso, sudato ma sicuramente meritato, che la lanciò nell’Olimpo delle grandi.

La festa scudetto proseguì per le strade della città, dove i suoi tifosi gonfiavano il petto e la dominavano sportivamente, proprio come un’aquila domina i cieli.