CORNER CAFE’ – Una volta c’era anche la Serie C

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Una volta c’era anche la Serie C. La Lega Pro, sì, quella delle squadre che combattevano per riuscire a coronare il sogno di salire  in B, nella lega cadetta: non il massimo, ovviamente; ma un passo avanti, un gradino dietro al primo posto sul podio.

Una Lega, ad oggi, che non è diversa da noi. Noi uomini comuni, impiegati, operai, studenti e insegnanti, liberi professionisti; uomini a cui il coronavirus ha tagliato le gambe – ai più fortunati, solo quelle economiche – e che, giorno dopo giorno, lo affrontano vis a vis, con tutte le difficoltà del caso. Con l’Italia bloccata molte persone faticano ad arrivare a fine mese: arrancano, cercando di centellinare le spese perché le entrate di oggi sono poche. E guardano, molti, ai calciatori come ad una classe di privilegiati, di chi vive nell’ozio nonostante la crisi. Ecco, non la Serie C. 

Fa onore a Nico Schira aver riportato il grido di chi a volte è mal giudicato solo perché lavora giocando, anche se è da tempo che gioco non lo è più. E no, non di certo i calciatori di Serie A, che – dovere e onore, ndr – hanno anche acconsentito al taglio degli stipendi. Ma quelli di Serie C, che nonostante corrano dietro ad un pallone ogni domenica, guadagnano – con le dovute eccezioni – stipendi pari a quelli di professionisti esterni al mondo del calcio. Persone che, come noi, si ritrovano a fronteggiare la pandemia che imperversa per la penisola. Rimanendo in casa, ovviamente, non percependo introiti; con le spese di tanti di noi, e anche a volte di più: l’affitto di una casa, se si gioca lontano dalla propria; mutui, bollette, famiglie e figli da sostenere, mandare a scuola e a cui comprare libri, nel caso.

E’ difficile, se non quasi paradossale, pensare ad un calciatore come un normale impiegato. Eppure, se il minimo sindacale è di milleduecento euro – lordi, nemmeno netti, essi non sono diversi da quella frangia di popolo che allo stadio si siede in tribuna, nei distinti o in curva. Eroi che diventano uomini, ma che in fondo lo sono sempre stati. Più in disparte, all’ombra di chi primeggia nella massima lega – e in quella minore, tanto vicino eppure così lontana. Con difficoltà, con imprevisti e con ostacoli da fronteggiare giorno per giorno.

Una divinizzazione che ha effetto solo quando le cose vanno bene, e in questa situazione riporta tutti in terra, livella il terreno e rende tutti uguali. Una Lega fatta di uomini, e per di più lasciata sola, in balia della tempesta. Perché oggi, come tanti altri, anche loro non sanno se domani torneranno a prendere uno stipendio, ad ottenere quella somma di denaro che serve a campare almeno fino alla fine del mese. Una volta c’era anche la Serie C, ma solo quando le cose giravano bene.