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#LBDV – Serie A, codice rosso: si salvi chi può

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L’emergenza coronavirus, come abbiamo potuto constatare nelle ultime settimane, non è solamente di tipo sanitario; la salute al primo posto e su questo non ci piove. Ma gli enormi danni vanno analizzati anche da un punto di vista economico. Abbiamo visto come, se non per motivi strettamente necessari, la pandemia abbia costretto tutti gli esercizi – in Italia e non solo – a chiudere. E solo il Dio Denaro sa chi ne uscirà indenne e chi, invece, dovrà tenere abbassata la saracinesca per sempre.

Analizzando l’avvenimento, però, da un punto di vista economico non possiamo non tirare in ballo la Serie A: un’azienda prima che un torneo; un grande sistema di fatturazione che come ogni società ha i suoi costi ed i suoi ricavi.

È CRISI PER LA SERIE A: CODICE ROSSO

Riprendiamo da adesso come spunto da cui partire, la grande analisi fatta dalla Gazzetta dello Sport. La Serie A vista da un altro punto di vista, come una società che al termine della pandemia deve fare i conti con una potente crisi economica. L’Azienda “A”, è formata da tanti settori, ovvero le squadre, ma è sostenuta anche dalle proprie gambe. Partiamo col dire che i costi del massimo campionato (inteso come azienda) sono aumentati del 14,28%: da 3 miliardi a 3,5 miliardi di euro, decisamente maggiori ai 2,722 miliardi di euro di ricavi. Considerando anche che la perdita netta, rispetto al 2017 è 3 volte più grande. Riutilizzando le stesse parole della rosea, possiamo affermare che “la Serie A è un’azienda che spende e spande”. I numeri investimenti in centri sportivi, risorse umane e quant’altro hanno portato ad un deficit di 300 milioni di euro. Gli aumenti sostanziali degli stipendi, tra lavoratori e calciatori, e le poche risorse proprie sono tenute “in piedi” da una sorta di autogestione. Non avendo proprie risorse effettive, l’unico salvadanaio di cui è provvisto la Serie A sono le plusvalenze; che si mantengono ad un livello stabile nel corso degli anni, crescendo di pari passo con l’aumento dei prezzi di mercato. Ma in una grave situazione economica generata dalla pandemia, sarà proprio chi ha vissuto di plusvalenze a risentirne di più: questo, dunque, porta l’azienda “A” in rosso.

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Seppur è vero che il virus non farà sconti a nessuno, sarebbero davvero poche le squadre che non ne risentiranno.

SI SALVI CHI PUÒ: 5 CLUB IN UTILE

In una baraonda generale, il terremoto che parte dall’epicentro della salute coinvolge tutti i confini della restante parte della vita umana, come detto prima. Nel bilancio 2018-2019, ritornando ai dati della GdS, sono solo 5 le squadre che hanno chiuso in utile: Napoli, a +29 milioni. Con le plusvalenze di Hamsik e Jorginho, la strategia economica di ADL si registra ancora una volta tra le più potenti in Italia. Potremmo considerarlo il leader di questa ipotetica salvezza economica: colui che ha fatto della sua ideologia il punto forte della SSC Napoli. Una formica fra tante cicale. A seguire abbiamo l’Atalanta a +24 e al suo quarto anno in utile di fila, poi Sampdoria, Sassuolo ed Udinese. Ma cercando di fare una stima generale, potremmo aggiungere anche Cagliari Torino che, tenendo conto anche dell’ultimo bilancio registrato 2017-2018, hanno le capacità giuste per poter tener testa ad una forte crisi. È bene considerare quindi come a parte Juventus ed Inter, che appartengono ormai ad un discorso globale, la maggior parte delle società italiane faccia fede sul meccanismo delle plusvalenze.

Ma se fino ad adesso abbiamo individuato chi, fra tanti, può salvarsi è giusto considerare anche chi rischia davvero. Roma e Milan in primis, con una situazione societaria tutt’altro che rosea, decisamente impreparate ad una qualsiasi emergenza. Forte deficit per i rossoneri che contano una chiusura a -146 milioni, 20 in più dell’anno precedente. Uno sperpero di denaro incommensurabile, che manderebbe nel baratro tutto l’apparato in men che non si dica. Grave anche la condizione dei capitolini che dopo i quasi 130 milioni di euro in plusvalenze, sono ritornati a 25 milioni di euro in deficit a causa del forte aumento degli stipendi. Una “non” gestione da parte di Pallotta, che metterebbe anche alle strette il passaggio nelle mani del potente Friedkin. In decrescita anche la Lazio ed il Bologna, che ha speso più di quanto potesse essere concesso. Con un Parma alla ricerca di fondi, anche Juventus ed Inter hanno “bucato” le mani ed allargato la borsa: un errore simile a quello di anni anni: conseguenza dell’aumento dei diritti tv, grazie anche e soprattutto all’approdo in Italia di grandi campioni. Ma come già dichiarato prima, le due realtà nordiche fanno capo ad un nuovo sistema globale.

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UN RAGGIO DI LUCE NELLA TEMPESTA

Ma vedendo il tutto attraverso una lente critica, un velo diverso, possiamo anche fare una lettura più approfondita che si aliena dal campo dell’economia. Ciò che di buono potremmo ricavare da questa situazione deriva proprio dalla questione plsuvalenze. La “chiusura della attività” ha portato come prima conseguenza tangibile un crollo dei ricavi. Non potendo ricavare quasi da nulla, le capacità a consumare denaro si riducono notevolmente. Di conseguenza, i prezzi del mercato potrebbero franare fino a ritornare ad una sorta di equilibrio che manca ormai da parecchio tempo. Se si pensa solo che fino a pochi anni fa un calciatore di grande livello veniva pagato proprio come adesso viene pagato un qualsiasi giovane promettente. Era utopia nel 2010 ipotizzare un acquisto di 222 milioni di euro come quello di Neymar. Ma il subentro nel sistema economico calcistico di super aziende, emirati e grandi investitori americani hanno permesso al calcio di espandersi e ai prezzi del calciomercato di elevarsi ad un punto critico. Ma con la pandemia da covid-19 il sistema economico – e non solo calcistico – ha riportato gravi danni, che però rischiano nel corso degli anni di cicatrizzarsi a tal punto che ci si dimenticherà di quanto accaduto.

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