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STORIE MONDIALI – L’Italia conquista il Mondo a Berlino

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Lippi
Tempo di lettura: 7 minuti

A cinque giorni dall’inizio dell’attesissimo Mondiale americano del 2026, dove purtroppo la nostra Italia assisterà da spettatrice, il primo di cinque articoli che ripercorrerà le storie più emozionanti delle ultime cinque edizioni della competizione per Nazioni più importanti del Mondo intero.

Pessime premesse

Siamo nella rovente estate del 2006, il calcio italiano attraversa una bufera giudiziaria senza precedenti. Il processo a Calciopoli incombe, i più grandi interpreti del nostro calcio non sapranno quale sarà il loro futuro alla fine della competizione iridata viste le forti penalizzazioni di Milan e Fiorentina su tutte e la clamorosa retrocessione della Juventus in Serie B.

Ma non è il caso di entrare nel merito dell’ennesimo triste e ridicolo capitolo del nostro calcio. Marcello Lippi ha il compito di guidare la compagine azzurra al proibitivo  Mondiale di Germania.

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La Figc è commissariata affidata all’avvocato Guido Rossi, la stampa è in subbuglio, si invocano le dimissioni del Ct visto il coinvolgimento del figlio Davide nello scandalo tutto italiano, le premesse sono pessime.

Ma è solo dopo aver toccato il fondo che si può risalire e risplendere, ed è quello che racconteremo in questo articolo.

Le altre squadre.

Gli azzurri dopo aver brillantemente ottenuto la qualificazione partono per la spedizione teutonica non solo con il fardello dello scandalo lasciato in Italia, ma anche con una serie di avversarie ben più organizzate a livello tecnico.

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In special modo i padroni di casa della Germania guidati da Jurgen Klinsmann, il favoloso Brasile di Kakà, Adriano, Ronaldinho e Ronaldo, l’Inghilterra guidata da Sven Goran Eriksson, l’Argentina di un giovanissimo Leo Messi e di altri grandi campioni quali Crespo e Riquelme e la Francia di Zinedine Zidane alla sua ultima competizione in carriera.

Primi passi in Germania

Gli azzurri scelgono Duisburg come sede del ritiro. Lippi convoca i migliori a sua disposizione, a differenza di altri anni nessun tormentone affligge le scelte del Ct che ha monitorato il recupero di Totti dopo il terribile infortunio dell’Olimpico contro l’Empoli, gli affida le chiavi dell’attacco e la maglia numero 10.

La rosa è composta da campioni del calibro di Buffon, Nesta, Zambrotta, Cannavaro, Pirlo, Gattuso, Del Piero, Totti, Toni e Gilardino, Inzaghi. Completano la rosa calciatori come Camoranesi, Perrotta i giovanissimi De Rossi, Barzagli e Zaccardo  il veterano Angelo Peruzzi che con il terzo portiere Marco Amelia (scelto in luogo di Morgan De Sanctis) completa il trio di porta, e gli esperti difensori Fabio Grosso, Marco Materazzi e Massimo Oddo.

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Nel ritiro di Duisburg Marcello Lippi crea amalgama, chiude i suoi ragazzi in una bolla dorata, isolandoli da polemiche, processi e critiche. Le giornate passano tra allenamenti, Playstation 2, Ping Pong scherzi e risate tutto sembra fuorchè una squadra segnata da vicende extra sportive. Realtà lontanissima anni luce dalla realtà dei social di oggi.

Girone E

L’Italia è sorteggiata nel girone E composto dal esordiente Ghana, da Usa e Repubblica Ceca. L’esordio carico di aspettative e tensione è il 12 giugno ad Hannover. Gli africani conoscono bene il nostro calcio, ci sono infatti calciatori che militano nel nostro calcio su tutti Appiah, Asamoah e Muntari. Ma gli azzurri sono implacabili.

Alla fine di un bel primo tempo Andrea Pirlo sugli sviluppi di un calcio d’angolo trova il fendente vincente che trafigge la difesa africana, a chiudere i conti ci penserà Vincenzo Iaquinta che sfrutta un errore di un difensore ghanese e batte l’incolpevole Kingston. Nella mente degli azzurri scatta la sensazione che si può fare bene.

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Il secondo appuntamento è contro gli Usa dell’esperto Bruce Arena che affida tutte le sue speranze al suo leader tecnico Landon Donovan. La partita è dura, ma Alberto Gilardino infila gli americani dopo venti minuti di testa su pennellata del solito Andrea Pirlo su calcio piazzato.

L’illusione del passaggio del turno dura cinque minuti, Cristian Zaccardo infila alle spalle dell’incolpevole Buffon l’unico gol su azione di tutta la competizione iridata. Daniele De Rossi si fa espellere (sarà squalificato per quattro giornate), tutto rimandato all’ultima partita contro la Repubblica Ceca di Pavel Nedved.

Il pericolo da scongiurare è l’incrocio con il fortissimo Brasile, perdere o pareggiare potrebbe già mettere gli azzurri davanti alla prima grande sfida della competizione. Lippi apporta modifiche, fuori Zaccardo e Toni dentro Gilardino e Grosso, gli azzurri vincono ma perdono l’ennesima volta Alessandro Nesta, poco male perchè sarà egregiamente sostituito da Marco Materazzi.

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Contro i cechi Inzaghi e Materazzi rimettono le cose a posto, primo posto nel girone e passaggio agli ottavi in cassaforte.

Ottavi di Finale e quarti di finale

Agli ottavi di finale ad attendere la compagine di Lippi c’è l’Australia di Guss Hiddink il vate olandese che quattro anni prima aveva costretto la fortissima nazionale i Giovanni Trapattoni all’addio proprio agli ottavi contro la Corea del Sud.

La partita sembra in pieno controllo, Toni, Del Piero e Gilardino attaccano bene la difesa degli uomini di giallo vestiti, il gol sembra nell’aria fino a quando Marco Materazzi non atterra Mark Bresciano lanciato a rete: doppio giallo e Italia in dieci uomini.

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Il caldo la fa da padrona, Lippi lancia in campo Totti sperando in una sua giocata, Buffon e Cannavaro tengono la squadra a galla ma la stanchezza dilaga. I supplementari sembrano ormai ad un passo e gli australiani sembrano pronti ad azzannare una squadra stanca ed in inferiorità numerica, ma non hanno fatto i conti con Francesco Totti.

Al 95″ il capitano della Roma prende palla nel cerchio di centrocampo si gira e sulla sua sinistra cerca con un perfetto lancio Fabio Grosso, il laterale del Palermo controlla a seguire supera il diretto marcatore e si procura un calcio di rigore pesantissimo.

Il dieci azzurro si presenta sul dischetto, resiste alla tentazione del “cucchiaio” e infila sotto al set il pallone dei quarti di finale. Italia ai quarti. Nel turno successivo gli azzurri liquidano l’Ucraina di Shevchenko per tre reti a zero, con doppietta di Toni e gol di Zambrotta su splendido assist di tacco di Francesco Totti.

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Semi Finale

La Francia con una sublime fase ad eliminazione diretta, elimina in serie Spagna e Brasile e Portogallo guidata dal suo leader Zinedine Zidane. L’altra semifinale è quella che vede i padroni di casa della Germania, reduce dalla vittoria ai rigori contro l’Argentina, e l’Italia.

Una partita che va ben oltre lo sport. La stampa tedesca pronostica la sconfitta degli azzurri, ma ormai la squadra è lanciata, i tantissimi italiani costretti ad emigrare in Germania incitano gli azzurri in cerca di un riscatto che darebbe nuova linfa alle loro vite.

Nella bolgia del Westefalen Stadion di Dortmund la squadra di Marcello Lippi affronta a viso aperto i padroni di casa, lotta, resiste si rende pericolosa. Fabio Cannavaro si guadagna la base di diamanti del prestigioso “Pallone d’oro” in quella partita, reggendo da solo tutta la difesa assediata dagli assalti tedeschi, giocando sia per lui sia per Marco Materazzi non proprio lucidissimo in quella partita.

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L’equilibrio regna sovrano nel match, nel secondo tempo supplementare dopo due legni colpiti da Zambrotta e Gilardino è ancora Fabio Grosso a regalare agli azzurri la tanto sospirata finale. Andrea Pirlo raccoglie una respinta corta al limite dell’aria avversaria, con la coda dell’occhio scruta il laterale ex Perugia e con un filtrante lo serve sul suo sinistro da dove parte una parabola che si spegne nella rete alle spalle di Jens Lemmhan.

Ma non finisce qui. La Germania nei due minuti che restano, cerca di attaccare gli azzurri a pieno organico, ma Fabio Cannavaro sembra un muro insormontabile, nell’ultimo pallone lanciato in aria di rigore fa un doppio anticipo e lancia Totti che sapientemente la cede a Gilardino che punta la difesa teutonica rientra e….sente arrivare alle sue spalle l’uomo che sei anni prima aveva in qualche modo ha consegnato l’Europeo alla Francia sbagliando dei gol molto facili per uno con il suo talento. Alex Del Piero.

Palla nel set e Germania eliminata. Italia in finale.

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Berlino, la finale

Il 9 luglio 2006 il palcoscenico è quello dell’Olympiastadion di Berlino. Da una parte l’Italia di Marcello Lippi, dall’altra la Francia di Zinedine Zidane, all’ultima partita della sua straordinaria carriera. Due nazionali che pochi avrebbero immaginato in finale alla vigilia del torneo, ma che partita dopo partita hanno saputo superare ogni ostacolo.

L’atmosfera è elettrica. Gli azzurri arrivano all’appuntamento forti di una difesa quasi impenetrabile e di un gruppo sempre più unito. La Francia, invece, si affida al talento infinito di Zidane, capace di trascinare i Bleus eliminando Spagna, Brasile e Portogallo.

L’inizio della partita è uno shock per l’Italia. Dopo appena sette minuti Florent Malouda viene atterrato in area da Marco Materazzi. L’arbitro assegna il calcio di rigore e sul dischetto si presenta Zidane. Il capitano francese sceglie il gesto più coraggioso e rischioso possibile: un cucchiaio che colpisce la traversa e supera la linea di porta prima di rimbalzare fuori. È l’1-0 per la Francia.

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Gli azzurri però non si scompongono. Questa squadra ha imparato a soffrire e a reagire. Passano dodici minuti e, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Andrea Pirlo, è proprio Materazzi a svettare più in alto di tutti e a schiacciare in rete il pallone dell’1-1. L’uomo che aveva causato il rigore ristabilisce immediatamente l’equilibrio.

La finale prosegue su ritmi altissimi. Luca Toni colpisce una traversa di testa, Buffon vola su un’incornata di Zidane e le due squadre si affrontano senza risparmiarsi. Il tempo regolamentare non basta. Nemmeno i supplementari riescono a spezzare l’equilibrio.

Poi arriva l’episodio destinato a entrare per sempre nella storia del calcio.

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Al 110° minuto Zidane e Materazzi si scambiano alcune parole lontano dal pallone. Il francese reagisce nel modo più inatteso: si gira e colpisce il difensore azzurro con una violenta testata al petto. L’arbitro Horacio Elizondo, dopo il consulto con i collaboratori, estrae il cartellino rosso. La carriera di uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi si chiude con un’immagine destinata a diventare iconica.

La finale si decide così ai calci di rigore.

Per l’Italia si presentano sul dischetto Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Fabio Grosso. Cinque conclusioni perfette. Dall’altra parte sbaglia David Trezeguet, il cui tiro si stampa sulla traversa e rimbalza fuori dalla porta.

L’ultimo pallone pesa quanto una Nazione intera. Fabio Grosso prende una breve rincorsa, incrocia il sinistro e batte Barthez. Per un istante il tempo sembra fermarsi. Poi esplode la gioia.

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L’Italia è Campione del Mondo per la quarta volta nella sua storia.

Le immagini dei festeggiamenti fanno il giro del pianeta. Fabio Cannavaro solleva al cielo la Coppa del Mondo, Marcello Lippi completa la sua impresa più grande e milioni di italiani si riversano nelle piazze per celebrare una notte indimenticabile.

Partita tra lo scetticismo generale, travolta dalle polemiche di Calciopoli e accompagnata da mille dubbi, quella Nazionale aveva saputo trasformare le difficoltà in forza. In Germania non vinse soltanto una squadra ricca di talento. Vinse un gruppo capace di restare unito quando tutto il resto sembrava crollare.

A vent’anni di distanza, Germania 2006 continua a rappresentare molto più di un semplice trionfo sportivo. È il ricordo di un’estate in cui l’Italia seppe rialzarsi, sorprendere il mondo e conquistare, ancora una volta, il tetto del calcio mondiale.

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(Foto DepositPhotos)

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