Estetica

Napoli, estetica del calcio

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Tempo di lettura: 3 minuti

ESTETICA. Alexander Gottlieb Baumgarten fu il primo ad usarla nell’accezione moderna. Dal filosofo tedesco era definita come scientia, ars e theoria. Un’arte liberale (attività dell’uomo) che attinge dalla conoscenza sensibile. Una conoscenza che raggiunge, attraverso le arti liberali, la sua perfezione (bellezza). Bellezza che è la perfezione della conoscenza sensibile che si raggiunge nelle arti liberali.

Per Kant è tutto ciò che attiene all’ambito della sensibilità. È, quindi, la scienza delle forme a priori della conoscenza sensibile.

Per Hegel è filosofia dell’arte bella. Non ha nulla a che fare con la pura percezione sensoriale e l’attenzione viene calata sull’arte e sulla bellezza.

Azzardando una traslitterazione del pensiero di questi colossi della filosofia al nostro mondo – quello del giuoco del calcio italico – si potrebbe affermare, senz’ombra di dubbio, l’esistenza di una sola parola, formata da sei lettere, in grado di essere accostata all’estetica: NAPOLI.

Una bellezza nell’arte del pallone.

Un insieme di arti. Dalla minuziosa dell’assemblaggio alla vincente della parsimonia passando per la meticolosa della managerialità. “Le Tre Grazie” di Canova – esempio calzante d’estetica – di questa compagine.

Un’estasiante armonia di elementi nati per stare insieme.

Un’inebriante miscela di doti, diverse tra loro, ma che trovano completa omogeneità in un rettangolo verde.

Un’inverosimile realtà.

Il Napoli, questo Napoli, è tutto ciò e non solo.

Uno spartito suonato celestialmente da ogni strumento dell’orchestra e coordinato ancor meglio dal suo direttore.

Un sogno che potrebbe culminare nella perfezione – che è essa stessa bellezza – del 4 giugno, o anche prima.

Il passato. Un uomo – che ha poi venduto l’anima al diavolo – c’era quasi riuscito. Passando anch’egli per l’estetica.

Il presente. Un Uomo – che quell’anima forse non la venderà mai – magari ci riuscirà.

E se sarà apoteosi solo il tempo potrà dirlo. Ma sarà solo il compimento, l’atto finale di uno spettacolo superiore che si è già palesato nella grandiosità ed eternità della bellezza.

Perché una cosa è certa: l’estetica del calcio è stata raggiunta.

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