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Ivan Cordoba, quando Venezia incontra un Sepulveda….
Da diligente a dirigente. In mezzo un “conflitto” di cuore tra Milano e Venezia. Ivan Cordoba. Ce lo ricordiamo tutti. Difensore centrale colombiano dal fisico non proprio imponente, ma talentuosamente dirompente nella grande rapidità e in uno stacco aereo veramente superlativo. Uno dei difensori più veloci del mondo dell’epoca, Speedy Gonzales, com’era stato ribattezzato, soprattutto all’Inter dove ha lasciato il segno dal 2000 al 2012 (324 presenze e 15 gol). Così come lo ha lasciato in Colombia, non solo nella Nazionale, ma creando un’associazione per i bambini nati ciechi e un’accademia per i giovani che vogliono giocare a calcio e che non hanno le possibilità di farlo. Da quasi un anno, 7 anni dopo che all’Inter terminò anche l’esperienza di team manager, è a Venezia. Da nuovo socio e consigliere delegato per l’area sportiva, ha potuto godersi la cavalcata dei lagunari in Serie A, a distanza di ben 19 anni. L’emozione deve essere stata fortissima, nel match contro la sua Inter, quella che l’ha visto crescere e maturare, quella a cui lui ha dato tutto: spirito di sacrificio in campo, generosità con doti di “negoziatore” nello spogliatoio. Caratteristica questa che, dopo, gli valse il ruolo di dirigente nerazzurro con il compito principale di tessere ponti di dialogo tra i giocatori e la società. Trovandoci appunto a Venezia, immaginate qualche giorno fa il suo cuore com’era bagnato zuppo di emozioni e ricordi, di memorie e flashback. Forse avrebbe preferito giocarsela e vedere più guizzi là davanti. Forse avrebbe preferito una diga neroverde più attenta alle avanzate, specie su quel gol di Calhanoglu, che come un ruscello l’ha facilmente attraversata sul primo palo. Forse, da una parte, gli sarebbe piaciuto fare uno sgambetto alla squadra che lo ha allevato per vedere l’effetto che faceva, quello della gioia incontenibile di battere una delle prime della classe; forse da un’altra parte, da affezionato e innamorato dell’Inter (anche dell’incontenibile fascino del capoluogo veneto), non gli è tanto dispiaciuto che non abbia perso contatti con la vetta.
IL COMBATTENTE SOGNATORE. Faccia da cattivo dei film con Van Damme o con Steven Seagal, e duro in campo lo era veramente tra buchi difensivi da chiudere e attaccanti da controllare, ma fuori tenero e umile come un grissino, non poteva non ringraziare chi lo ha sostenuto a lungo nella sua carriera. “Non dimenticherò mai il vostro sostegno, soprattutto negli anni più difficili. Grazie”, ha scritto su Instagram a fine gara ai tifosi nerazzurri. Sentimenti combattuti ma non contrastanti, quelli di Cordoba, che, probabilmente, potrebbero essere raccontati molto meglio da uno scrittore. E dire che, all’anagrafe, l’ultimo cognome di Iván Ramiro Córdoba è…. Sepúlveda E proprio Luis Sepulveda, su questioni di cuore e di passioni vissute e da vivere, avrebbe detto, riprendendo la frase da “Il potere dei sogni”. “Mi considero un sognatore, ho pagato un prezzo abbastanza alto per i miei sogni, ma sono così belli, così pieni e intensi, che ogni volta tornerei da capo a pagarlo”. La sintesi perfetta della vita di Cordoba, il calciatore che con l’Inter vinse 5 scudetti, 4 Coppe Italia, 4 Supercoppe Italiane, una Champions League (nell’anno del triplete) e una coppa del mondo per club. Un combattente che, finanche in punta di piedi, non s’è mai arreso senza lottare. Un inguaribile sognatore. Proprio come il famoso scrittore cileno, morto per Covid lo scorso anno.
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