NUMERO 14 – La mano di Diego

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Il suo piede sinistro, o meglio, i prodigi di cui era capace, li conosciamo tutti. E al netto di un terribile infortunio che rischiò di rovinargli la carriera. Ma quella volta Diego Armando Maradona cambiò il volto di una partita usando un altro strumento, che poi, ironicamente o meno, venne attribuito a qualcuno che stava molto più in alto di lui o spacciato per un’altra parte del corpo.

Reciproca lealtà

Città del Messico, Stadio Azteca, 22 Giugno 1986. Si disputa l’incontro Argentina – Inghilterra, valido per i quarti di finale del Mondiale. A centrocampo sono di fronte, per i rituali saluti di inizio partita, i capitani delle due squadre, Diego Maradona e Peter Shilton. L’inglese, forte di ben 20 cm in più di altezza (dettaglio da tenere a mente), sembra troneggiare sul dirimpettaio argentino. Incroci di sguardi, scambio dei gagliardetti e consueta, vigorosa stretta di mano a suggellare il tradizionale patto di affrontarsi con sportività e correttezza reciproca (altro dettaglio da ricordare).

Numero da illusionista

Il primo tempo della partita passa senza episodi di rilievo da annotare. Nella ripresa, dopo cinque minuti, c’è l’episodio che cambia faccia all’incontro. Maradona gestisce la palla, avanza e chiede un triangolo al compagno Valdano per poi lanciarsi verso la porta degli inglesi. L’ala argentina, pressata dal centrocampista avversario Hodge, effettua un controllo impreciso della sfera che finisce per favorire il suo marcatore. Quest’ultimo, sfruttando il rimpallo, effettua un rinvio verso il suo portiere, alzando la palla in verticale. Al centro dell’area saltano, per impadronirsi del pallone, sia il portiere Shilton che Maradona, nel frattempo giunto all’altezza del dischetto del rigore.

Non hanno saltato nello stesso istante perché Maradona, intuendo lo sviluppo dell’azione, ha staccato i piedi da terra un attimo prima del suo diretto avversario che, tuttavia, è sicuro di poter intervenire con successo. E’ un attimo: il pallone, come spinto da una forza misteriosa, si alza al di là della portata dell’inglese e poi, con una perfetta parabola, finisce per rotolare in fondo alla rete. Shilton è stupefatto, Maradona si volta e comincia a correre a perdifiato, esultando per la marcatura, seguito a ruota da tutti i suoi compagni.

Dio, Diego o il Destino?

Cosa era successo, in realtà? Maradona aveva intuito cosa sarebbe successo e si era lanciato al centro dell’area per catturare quel pallone. Tra lui e il gol vi era solo il portiere Shilton, ben deciso a far valere tutti i suoi 20 cm in più per avere la meglio in quel duello aereo. Non c’era molto da scegliere e Diego non perse tempo: saltò con tutte le sue forze, prese all’avversario il tempo necessario per arrivare primo sulla sfera e, al momento dell’impatto, con un impercettibile tocco di mano, riuscì a modificare la traiettoria del rinvio di Hodge quel tanto che bastava per eludere Shilton e mandare il pallone in fondo alla rete. Argentini in delirio per il vantaggio e inglesi, furibondi, tutti contro il direttore di gara a mimare il gesto della mano per indicare la manovra sleale con cui l’avversario aveva segnato.

L’arbitro, il tunisino Ali Bin Nasser, non aveva seguito da vicino l’azione e non era in grado di stabilire con quale parte del corpo Maradona avesse concluso a rete. In seguito alle proteste della squadra inglese decise di chiedere al guardalinee ma quest’ultimo non fu in grado di fornire dettagli per risolvere il caso. La responsabilità di decidere era tutta sulle spalle dell’arbitro. E decise che il gol era valido, avallando senza saperlo il gesto truffaldino di Diego. Negli spogliatoi, rispondendo alle domande dei giornalisti, il suo commento fece epoca: “Ho segnato un po’ con la testa di Maradona e un po’ con la mano di Dio”. Una mezza ammissione, uno sberleffo feroce agli inglesi oppure la candida constatazione di come tutto fosse stato, in realtà, già preordinato dalla sorte? Chi tra Dio, Diego e il Destino aveva la responsabilità dell’accaduto?

Come il giorno e la notte

I due protagonisti dell’episodio non potrebbero essere più diversi tra loro. Da una parte c’è il geniale quanto sfrontato Maradona, dall’altra il solido e concreto Shilton, una carriera già lunga alle spalle e nessuna voglia di essere menato per il naso.

Il primo è cresciuto sui barrios, i campi di terra battuta tipici della sua terra, dove i buchi e le irregolarità del terreno di gioco insegnano ai ragazzini tutte le astuzie per arrivare sani al fischio finale. E con il risultato a favore in tasca. Maradona ha imparato la lezione fin troppo bene, il suo talento non gli impedisce, a volte, di indirizzare la partita nella direzione voluta con l’aiuto di qualche tocco proibito.

Shilton, al contrario, ha costruito la sua carriera un passo alla volta, con costanza e forza di volontà. Ha debuttato come portiere titolare del Leicester a soli 17 anni, dopo aver avuto la garanzia che il club desse il benservito al mito Gordon Banks. Poco importa che il suo predecessore avesse nel curriculum un titolo di campione del mondo, sentiva di poter offrire piene garanzie se gli avessero dato il suo posto.

Allo stesso modo sostituirà Banks anche tra i pali della porta della nazionale inglese, sempre con un rendimento eccellente, sempre nel pieno rispetto degli avversari.

Non solo calcio

Maradona non ha mai chiesto scusa agli inglesi per il suo gol di mano. E sul campo ha comunque dimostrato, pochi minuti dopo, che avrebbe comunque vinto quella partita soltanto grazie al suo talento. Il gol del secolo (ne parleremo, è una promessa) è la prova  del divario esistente tra lui e il resto dei calciatori presenti al mondiale.

Shilton, dal canto suo, ha ribadito che non avrebbe stretto la mano di Maradona anche se questi si fosse scusato. Lo aveva fatto prima del fischio d’inizio, impegnandosi a rispettare l’avversario. Lui aveva tenuto fede alla sua parola, Maradona no. E questo non glielo poteva perdonare. Non è una questione politica, non c’entra un fico secco la  recente guerra delle Malvinas (alibi usato da Diego per spiegare il suo astio contro gli inglesi) e quello di Maradona è stato solo un gesto di antisportività. Comprensibile. Da un veterano della nazionale dei Tre Leoni non ci aspetteremmo niente di meno.

E Maradona? Beh, lui è stato il più grande artista del calcio mondiale. E la mano di Dio, o di Diego, rimane sempre un colpo di genio. Al di là del regolamento.

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