ANGOLO NAPOLI – Napule è… due carezze ed un pugno

Focus On Napoli
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Capace di subire lo svantaggio dopo aver fatto 10 minuti col 75% di possesso palla a favore e nessun tiro in porta subito, la gara d’andata tra Napoli e Juventus è iniziata come peggio non si poteva, con l’errore da matita blu di Manolas paragonabile a tante pessime giocate che, negli anni, numerosi dispiaceri hanno dato alla squadra azzurra.

Neppure ad una Juve rimaneggiata, infatti, è lecito regalare un gol.

Otto calci d’angolo a zero nei primi venti minuti raccontano di una presenza asfittica (ma sostanzialmente inconcludente) degli azzurri nella metà campo avversaria, con i bianconeri abili a fare elastico ed a giocare in 11 dietro la linea della palla.

Dopo tre partite e 270 minuti giocati per Luciano Spalletti è necessario interrogarsi sul perché – pur avendo per oltre 2/3 del tempo il pallone tra i piedi – si sia riusciti a far gol nel primo tempo solo con Fabian Ruiz al Genoa.

E’ cominciato – poi – il secondo tempo, divenuto ultimamente il regno fatato d’una squadra capace di non perdere mai la calma ed anzi di aumentare progressivamente la pressione.

Gelosi dell’obbrobrio del difensore greco, ci hanno pensato Szczesny (insolitamente assai teso) e Moise Kean (maldestro in difesa) a mettere in equilibrio e poi in discesa il match.

E’ Kalidou Koulibaly, ormai pare chiaro, l’uomo copertina dei match contro la Juventus.

Decisivo in positivo in quell’indimenticabile 22 aprile 2018 ed in negativo il 31 agosto dell’anno successivo (la partita dell’euro-autogol da playstation), il nigeriano ha consentito, con un tap-in da centravanti, di portare a casa un risultato fondamentale.

Il numero 26 azzurro-vestito, però, è ormai il trascinatore e l’eroe d’una squadra vera, un tesoro grande che – senza nulla togliere al Lorenzo nazionale (a cui augurare un pronto rientro) – con la fascia di capitano al braccio è quasi figura mitologica.

Si parlerà nelle cronache sportive (neppure a torto) di avversari rimaneggiati con assenze significative. Tutto vero, materiale però utile solo a dare ancora più attesa (semmai fosse possibile) e pepe alla gara di ritorno.

Al Maradona il padrone assoluto della gara è stato chi, fino ad un paio di settimane fa, l’azzurro forse neppure lo conosceva.
Zambo Anguissa un esordio così, probabilmente, l’aveva immaginato nei sogni migliori, calamitando ogni cosa capitata nell’arco di un paio di metri di distanza dal corpo (allungabile in ogni dove) ed inseguendo compagni ed avversari nella zona verde posizionata tra le due diverse aree di rigore, dando aria e spazio allo spagnolo accanto per agire da par suo in mezzo al campo.

Per il Napoli, comunque, evidente solidità tecnica, fisica ed anche tattica, grazie ad un allenatore capace di leggere bene le partite e di capire, spesso prima degli altri, dove intervenire per cambiare l’inerzia del match.

L’errore marchiano di Manolas dopo dieci minuti in una gara sempre assai delicata necessitava di tenuta nervosa, serenità psicologica e concentrazione massima.
Così è stato, con una vittoria capace di portare il Napoli di Luciano Spalletti a nove punti in classifica, per qualche ora più in alto di tutti.

Tre vittorie sofferte (con tanti errori individuali) nelle prime tre partite hanno, forse, ancora più valore.

Un gruppo già felice sta indiscutibilmente diventando squadra. In poco più di dieci giorni ci saranno adesso tre trasferte, prove (neppure tra le più semplici) che serviranno a misurare la reale capacità del collettivo di regalarsi più di qualche soddisfazione quest’anno.

I gol di Politano e Koulibaly hanno deciso, intanto, la prima Napoli – Juventus, regalando due carezze ai tifosi azzurri e dando un pugno forte ai bianconeri per i quali – da adesso in poi – sarà vietato sbagliare ancora.

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