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Sarri, il countdown della nuova Roma è già partito
Maurizio Sarri e la Roma, una trattativa che non nasce oggi e che, anzi, sta per imboccare il rettilineo finale. Abbiamo scritto come la proficua chiacchierata tra il dg giallorosso Tiago Pinto e Fali Ramadani abbia impostato quello che sarà il discorso da approfondire successivamente, perché ci sono aspetti economici ma anche tecnici di cui parlare e su cui trovare la quadra definitiva.
Quel che conta, però, è che Sarri ha virtualmente abbracciato il progetto Roma, che abbia entusiasticamente sposato la causa giallorossa. La Roma dovrà rifondare e lo farà con l’entusiasmo e la voglia di rivalsa di un tecnico che ha fatto la storia a Napoli, prima di andare a Londra sponda Chelsea (il tempo di mettere in bacheca una Europa League) e poi ancora a Torino, dove ha vinto il suo primo scudetto con la Juventus.
Sarri, la sfida della Capitale
Parliamo di un allenatore ormai insignito da titoli e trofei importanti, lui che viene dalla gavetta dei “campacci” fangosi delle serie minori e che si è saputo guadagnare la ribalta con sacrificio e lavoro. Sarri ripartirà da Roma, con ogni probabilità, perché lo intriga da morire l’idea di riportare nel calcio che conta, quello della Champions, un club ormai finito ai margini del calcio dei giganti, dopo gli ultimi anni in cui a Trigoria hanno collezionato fallimenti tecnici, nel segno di allenatori e calciatori che sono state mere comparse all’ombra del Colosseo, mai davvero in grado di entrare sottopelle ad una piazza particolare, ambiziosa, esigente e sicuramente difficile.
Tra Sarri e la Roma è scattata la chimica, forse perché la capitale, perlomeno la sua faccia “pallonara”, tanto assomiglia alla “sua” cara Napoli. L’impeto e la passione di una tifoseria unica che è pronta ad abbracciare il suo nuovo Messia ed il Sarrismo, nella sua effigie più splendente, nella sua ontologia rivoluzionaria e totalitaria, ma anche nella sua matematica liturgia di schemi mandati a memoria, di giocate sistematiche, di “no look” automatici sapendo che il compagno si troverà lì e proprio lì in quel preciso momento.
I droni voleranno alti su Trigoria come i cuori dei romanisti, sventolando con speranza il vessillo della rivalsa giallorossa e agitando i sogni di una tifoseria entusiasta e curiosa di iniziare il suo nuovo corso, con negli occhi il meraviglioso calcio del Napoli Sarrista che attaccò il Palazzo, arrivando fin dentro la Sala Reale. Roma giallorossa ha nel cuore la speranza, nemmeno tanto nascosta, di ripercorrere le tappe di quel giocattolo perfetto che fu il Sarriball partenopeo.
Cosa manca
Ma cosa manca al definitivo matrimonio tra Sarri e i Friedkin? Per ora ancora tanto, non tantissimo però. Innanzitutto bisogna liberare Maurizio dal vincolo contrattuale con la Juventus: Sarri ha diritto ad una penale se la Juve non rinnoverà il suo contratto fino al 2022 e di certo non vuol perdere questi soldi. Le diplomazie sono al lavoro per arrivare ad un accordo indolore e che trovi la reciproca soddisfazione. Di certo non sarà la Juventus ad ostacolare il sodalizio tra Sarri e la Roma, anzi.
Le chiacchierate con la Roma, poi, sono appena iniziate. C’è un accordo sul contratto ancora da trovare, perchè Sarri chiede un triennale o comunque un biennale con opzione per il terzo anno a 5 milioni di euro a stagione (comprensivi di bonus). Per ora il club giallorosso si è spinto a 3,5 e c’è ancora da incasellare tutti i pezzi in un mosaico vincente e definitivo.
I Friedkin, però, hanno scelto e non si faranno sfuggire facilmente la possibilità di legare il futuro del club a quello dell’allenatore che più di tutti ha la capacità di rivalutare calciatori e rose che sembravano spremute (basta ricordare cosa fece col Napoli ereditato da Benitez). L’accordo potrebbe arrivare su un biennale con ingaggio vicino ai 4,5 (bonus compresi).
Di certo serviranno ancora altri incontri e ulteriori approfondimenti. Con una certezza ormai non scalfibile sullo sfondo: la Roma ha scelto Sarri, Sarri ha scelto la Roma.
