ANGOLO SPEZIA – Aquile e gazze ladre

Angolo del tifoso Focus On Lazio Spezia
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Il calcio è quello sport dove due squadre provano a vincere col gioco, ma talvolta a decidere l’esito di una partita è un episodio o un’interpretazione arbitrale.
Così però fa male e non per il punto che sarebbe stato strameritato, ma perchè si ha la sensazione che a volte contino più i “santi in paradiso “ anzi in lega, gli amici in politica, la stampa a favore, la cultura di regime o l’autocelebrazione morale e filosofica di certi personaggi.

Se questa è la serie A, allora comprendiamo benissimo perchè il nostro calcio sia sempre meno guardato all’estero.

Scusate lo sfogo, ma è chiaro che non si possa continuare a dire che il re sia vestito.
Anzi a dire il vero non è nemmeno nudo, come la favola imporrebbe di dire, ma è vestito in maniera elegante, in giacca e cravatta, anche se non ha niente di signorile.
Si agita come qualche allenatore sopravvalutato che si sbraccia di continuo, chiama le ammonizioni a comando, esce di continuo dall’area tecnica, gesticola e urla in maniera plateale per una palla che sbatte incidentalmente su un braccio perchè ha bisogno del “rigorino”.

Il nostro è in tuta, ma è un signore, non sbraita, non sta in confessionale col quarto uomo, perchè “Lui ” pensa ad allenare e non si mette a fare il raccattapalle per fregare sul tempo gli avversari.

Lo Spezia sceglie ancora una volta di giocarsela, niente pulman davanti alla porta, nessuna barricata in trincea alla Nereo Rocco.

A momenti nel primo tempo va pure vicino al goal, specie con Maggiore, ma la cosa che balza più agli occhi è che riesce a chiudere ogni varco, ogni possibilità di passare come la Ever Given nel canale du Suez, pochi giorni fa.

Prova di ciò è che la Lazio sia costretta a creare le sue occasioni giocando in contropiede, soprattutto con Lazzari.
Proprio Lazzari nel secondo tempo approfitta di un ribaltamento di fronte riuscendo a segnare la rete del vantaggio laziale.

Lo Spezia non batte ciglio.
Si rifugia nelle sue consapevolezze tattiche, fatte di pressing e avanzamento in blocco delle linee di centrocampo e difesa.
Raccoglie quanto seminato a venti minuti dalla fine, quando Verde mette a segno un goal talmente bello che la Panini, quasi quasi vorrebbe far ristampare la copertina dell’album con l’istantanea della sua rovesciata.

Bello, bello e impossibile, come direbbe la Nannini, il goal di Daniele, la palla si infila sotto il sette, sembra una di quelle reti che puoi solo immaginare o che hai visto in qualche cartone animato giapponese, tipo Holly e Benji.

La cosa più bella della partita che verrà macchiata da lì a poco dalla cosa più brutta e ingiusta.

Il finale lo sappiamo.
Dopo che Acerbi intercetta col braccio una palla che avrebbe consentito ad Agudelo di poter battere a rete e – udite udite – senza alcuna visione supplementare al Var, lo stesso Var richiama l’attenzione per un tocco di Marchizza, che di spalle e dopo aver subìto una spinta, non sa nemmeno da che parte sia la palla che gli piove addosso.

Noi invece non sappiamo più dove siano la decenza e l’onestà.
A ricordarcelo ulteriormente, ci provano di nuovo Lazzari e soci, che provano a trasformare un normale contrasto di gioco in una faida intimidatoria per indurre l’arbitro Giua a espellere qualcuno dei nostri.
Ottengono l’effetto opposto: espulsioni ai danni dei giocatori laziali.

Siamo cosi giunti alla fine, senza punti, con le tasche piene di rabbia che difficilmente verranno addolcite da uova di cioccolata e colombe pasquali.

A proposito di uccelli, nel caso ce ne fosse bisogno, le aquile sono bianconere, mi raccomando, non confondeteci con altri volatili tipo le gazze ladre.