ANGOLO NAPOLI – Napule é… il silenzio dei colpevoli

Angolo del tifoso Focus On Napoli
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Per Lao Tzu “il silenzio è una fonte di grande forza”. Per altri è “un recinto intorno alla saggezza”.

In generale, star zitti, però, è opportuno solo quando aprendo la bocca si rischia di proferire parole prive di senso, ripetitive, dannose o inconcludenti.

E’ forse questo il motivo per cui la Società Sportiva Calcio Napoli ha deciso, dopo Atalanta – Napoli, il silenzio stampa, scelta meno di moda rispetto al passato, ma comunque forte e piena di potenziali significati.

A Bergamo c’è stata la prestazione solita, troppo simile alle altre di quest’anno.

Forza di volontà, ma zero organizzazione. Piccoli segnali di vita, ma incapacità complessiva di reggere alla lunga il ritmo e le potenzialità (enormi) di una squadra che pare meno forte del recente passato, ma che può facilmente fare 3/4 gol a chiunque se solo decide di farli.

C’era – probabilmente – il rigore nel primo tempo a favore dei nerazzurri, ma qualcuno dovrà prima o poi rispondere sul perché – a difesa schierata – c’è Mario Rui a saltare su Duvan Zapata nel primo gol, su come nessuno sia in grado di spiegare ad Elmas che si tratti di calcio e non di pattinaggio su ghiaccio, sui motivi per i quali Bakayoko cammini in 20 mq pensando di disputare poco più di un allenamento e sulla ragione per la quale, prima di un corner avversario, si decide di cambiare due difensori, tra cui il centrale.

Ha dominato, in lungo ed in largo, un grandissimo Luis Muriel, fuoriclasse assoluto, partner ideale per un bel centravanti come Zapata.

E’ una stagione maledetta che speriamo finisca presto, ma che è ricca d’insegnamenti su tutto quello che non va fatto mai su un campo da calcio.

Sei sconfitte nelle ultime dodici non rappresentano più un campanello d’allarme, sono invece il codice rosso con cui il “malato Napoli” è entrato in terapia intensiva senza alcuna certezza (e ricetta) di poterne uscire.

Chi ama la squadra partenopea, però, non può limitarsi ad osservare senza dire nulla, a guardare limitandosi a criticare allenatore, calciatori non all’altezza o risultati scadenti.

Ed infatti “c’è un silenzio del cielo prima del temporale, delle foreste prima che si levi il vento, del mare calmo della sera, di quelli che si amano, della nostra anima, poi c’è un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato”, ha scritto Romano Battaglia.

Appartiene all’ultima categoria la scelta operata da una società certamente in confusione.

In generale il silenzio è un testo facile da fraintendere. Facile – dunque – che ciascuno lo legga a modo suo.

Certo è che, da ieri sera, quello di De Laurentiis & co. è il “silenzio dei colpevoli”.

Non di uno solo, ma di tutti.

Con le attenuanti degli infortuni e delle assenze, delle partite ogni tre giorni, dell’assenza dei tifosi (che – visti i risultati – potrebbe essere d’ora in poi pure un vantaggio) e dei contagi (che speriamo si siano fermati qui), ma con aggravanti pesanti rappresentate dal non-gioco, dalla non-condizione, dalla disorganizzazione tattica e dalla scarsissima determinazione di gruppo.

Il silenzio è la voce di un alfabeto che ci parla dentro, di un discorso che viene dall’anima e che ha voglia di urlare che è necessario cambiare rotta.

Probabilmente facendo scelte coraggiose, forse addirittura impopolari.

Chi ha responsabilità, però, prima o poi deve decidere.

In fin dei conti è pagato per questo.

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