ANGOLO MILAN – Domani è un altro giorno

Angolo del tifoso Focus On Milan
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Tempo di lettura: 4 minuti

Erano dieci anni che non si registrava un derby così importante e decisivo.

L’Inter ha cominciato a lottare per un piazzamento in Champions prima del Milan, i rossoneri invece annaspano da tanto e spesso hanno concluso con piazzamenti in classifica a dir poco indegni per il blasone.

Quest’anno è stato diverso. L’aria che si respirava era da derby dei tempi d’oro, peccato che il risultato lo sia stato meno. Almeno per la prima squadra di Milano.

Non possiamo dire che sia stata una partita combattuta, non possiamo dire nemmeno che sia stata una partita decisa all’ultimo.  Sin dai primi minuti, infatti, era chiaro da che parte prendessero gli equilibri del match, ed il vantaggio interista al sesto minuto ne è stata la conferma esplicita. Conferma e rivelazione cristallina di quella che sarebbe stata la chiave dell’incontro.

Le ripartenze fulminanti dell’Inter che si appoggia al suo pivot Lukaku e su di lui costruisce una rete essenziale di pochi passaggi ma precisi, che rapidamente portano i nerazzurri davanti a Donnarumma e quasi sempre procurando grossi pericoli.

La squadra di Conte ha il miglior attacco, con 57 gol fatti e la seconda migliore  difesa con 24 gol subiti, dietro solo la Juventus con 19.

È ovvio che contro questi numeri, da parte del Milan, serviva una partita superiore per intensità rispetto alle ultime giocate.

La squadra di Pioli ha avuto più possesso palla, 59% contro 41%, ha fatto più passaggi, 566 contro 382, di cui l’89% completati, e 36 cross contro i 15 degli ospiti.

Eppure il tabellino finale recita un sonoro 3-0 perfettamente rintracciabile nelle pieghe della partita.

Il Milan ha cominciato a gestire maggiormente il pallone a partire dal 30’ ma l’Inter non è mai sembrata sul punto di crollare alla pressione avversaria. I rossoneri hanno cercato di non subire ma le gambe non hanno girato come avrebbe voluto la testa. Il pressing è arrivato sempre in ritardo e la risposta del centrocampo e della difesa alle ripartenze avversarie è risultata spesso scomposta, disordinata, oltre che fuori tempo.

Non dev’essere facile per un difensore centrale giocare contro una boa del calibro di Lukaku. Per anticiparlo servirebbe un lettore perfetto di gioco alla Baresi, ma con questo Romagnoli la storia è diversa. Ogni volta che il belga prende palla, aiutato dal suo fisico possente, libera intorno a lui sempre uno spazio di visione di due metri.

E questo ha consentito all’Inter di fare inserimenti, costringendo il Milan a sfilacciarsi in rincorse e sovrapposizioni di marcature che arrivavano sempre fuori di un tempo di gioco. E quando non arrivavano a Lukaku, riuscivano a bucare con i cambi di versante, da sinistra a destra e viceversa. I fendenti dell’Inter entravano come una lama calda nel burro, e così si è arrivati al massacro.

Lampi del Milan se ne sono visti pochini e tutti concentrati appena all’inizio del secondo tempo. Ibrahimovic di testa due volte, Tonali con un tiro da appena fuori area. Nulla più. Troppo poco per la squadra che avrebbe dovuto riconquistare la vetta e riprendersi ciò che gli era stato tolto, giustamente, dopo la pessima prova contro lo Spezia di Italiano, nel weekend scorso.

Una disamina, quanto più lucida e approfondita, non può negare l’esistenza di un brusco calo di forma per i rossoneri. Inevitabile e fisiologico quando la stagione comincia un mese prima degli altri, in estate, per affrontare le qualificazioni all’Europa League.

Non dev’essere una scusante ma un indizio. E non deve essere un modo per mettere la polvere sotto il solito tappeto.

Pessimo Romagnoli, che non è mai tempestivo né nelle chiusure né negli anticipi. La videoteca di Milanello dovrebbe essere abbastanza fornita in tema di centrali difensivi, da Filippo Galli a Jaap Stam, a Thiago Silva, dando per scontato Franco Baresi, Paolo Maldini e Alessandro Nesta. Magari è ora che si renda conto di cosa voglia dire giocare in quel ruolo, indossando quella maglia, abbinata a quella fascia.

Male Rebic che fatica a trovare lo sprint e la cattiveria di inizio anno.

Male Calhanoglu, che deve recuperare condizione e intanto gira a vuoto. La decisione giusta, la cattiveria per un tiro decisivo mancano e lì davanti tutti ne sentono la mancanza.

Male Ibrahimovic, troppo isolato e lontano dal cuore del gioco.

Tonali prova a farsi vedere ma rimane sempre troppo timido e mezzo secondo in ritardo su ogni intervento.

La nebbia di questo ultimo scorcio invernale si fa ancora più fitta per la squadra di Pioli. Nel 2021 sono state perse già 4 partite, nel 2020 furono 2. Quinta difesa del campionato e quinto attacco.

E se l’inerzia è questa, il quarto posto potrebbe svanire in un niente. La folla dietro scalpita. La Roma si avvicina, la Lazio e l’Atalanta sono sotto di sole 6 lunghezze, la Juve contro il Crotone potrebbe avvicinarsi a 5 punti di distanza e intanto l’Inter fugge a +4. Bisogna tornare a non subire gol e a farne anche 1 a partita. Insomma bisogna svegliarsi e ricominciare a fare punti, senza stare a vedere se col fioretto o con la sciabola.

È vero che domani è un altro giorno, ma potrebbe anche essere peggio di oggi. 

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