Napoli, la questione infortuni al netto di opinioni e giudizi sommari

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Il Napoli sbarca in Andalusia per il match di andata di Europa League con ben 9 (nove!) assenze, data l’indisponibilità per infortuni di vario tipo di Ghoulam, Koulibaly, Demme, Mertens, Manolas, Lozano, Ospina, Hysaj a cui si è aggiunto nelle ultime ore anche Petagna. La questione, in questo momento, è al centro di accese diatribe dialettiche in seno alla piazza azzurra, che fanno emergere un dibattito circa le performance dello staff medico partenopeo ma che chiamano in causa anche la preparazione atletica.

E’ lecito e legittimo interrogarsi sul perché di certe infortuni, d’altronde l’osservazione fenomenologica dei fatti è approccio scientifico, l’unico metodo che dovrebbe guidare un’analisi giornalistica degna di chiamarsi tale. E’ evidente a tutti che il forfait ripetuto di tanti atleti vada scandagliato e analizzato per cercare di capirne i motivi e porre dei rimedi, fermo restando che prima di adesso il Napoli era tra i club con meno indisponibilità.

Dati alla mano il Napoli è la terza squadra del campionato per minor numero di infortunati, Covid escluso: sono 11, cinque più della Fiorentina e due più della Samp (però con sette e otto partite in più), ma uno meno dell’Inter. Gli azzurri contano in totale sette infortunati meno di Juve e Milan e otto meno dell’Atalanta, volendo rimanere fedeli ai dati statistici.

Ma quali sono le cause di questo lazzaretto azzurro?

Intanto bisognerebbe partire da una premessa: siamo di fronte ad un calcio che mai si era visto prima, con il Napoli che gioca in media ogni tre giorni, in alcuni casi ogni 2,7 giorni, scenario che complica ancor più l’encefalogramma fisico-atletico del gruppo guidato da Rino Gattuso.

L’emergenza attacco

La lungodegenza di Victor Osimhen prima e di Dries Mertens poi, ha determinato un sovraccarico atletico per Petagna e Lozano, con il messicano che è stato costretto addirittura a giocare da titolare 13 gare consecutive, in un momento sovraffollato di impegni, tra l’altro tutti importanti. I due attaccanti su cui Gattuso aveva puntato per sopperire alle assenze delle “stelle” del reparto avanzato, hanno pagato dazio in primis per questo motivo. Non avendo a disposizione il nigeriano ed il belga, il Napoli è stato privato della possibilità di ruotare gli uomini offensivi, il che ha determinato, in un momento come questo, infortuni di natura muscolare, probabilmente (non siamo medici e non abbiamo la presunzione di avventurarci in diagnosi) dovuti all’eccesso di sollecitazione a livello muscolare dei due atleti.

Il Napoli a Granada, in Europa League, si presenterà con soli tre uomini effettivi in avanti, ovvero Insigne (acciaccato anche lui e chiamato a stringere i denti), Osimhen (al 35-40 % della sua condizione ottimale) e Politano, altro prezioso elemento molto utilizzato nelle ultime settimane e quindi fortemente a rischio.

La “roulette russa” Covid

In questo scenario, poi, c’è sempre da considerare lo stressante giro di tamponi, a cui la rosa deve sottoporsi quasi tre volte a settimana, per i controlli pre e post gara cui per protocollo le squadre si devono attenere.

Koulibaly e Ghoulam sono solo gli ultimi della lista, ma nel tempo si sono avvicendati Rrahmani, Hysaj, Elmas, Zielinski, Fabian Ruiz e Osimhen, tra gli altri. E si spera che sia finita qui, soprattutto in questo momento in cui gli uomini sono letteralmente contati. Il contrarre il virus determina il “fermo” per almeno 10 giorni, ma nei casi di Ghoulam e Koulibaly siamo già al tredicesimo giorno, con tamponi ancora positivi. Il recupero e la rieducazione all’allenamento, a questi livelli, non è operazione facile, soprattutto al cospetto di atleti che devono fare i conti con gli strascichi e i postumi del virus.

AAA cercasi terzini

Al momento il Napoli ha soltanto Di Lorenzo e Mario Rui disponibili sui versanti laterali di difesa, con Hysaj e Ghoulam fermi ai box. Qualcuno ha rivendicato e rimesso in discussione la cessione di Malcuit alla Fiorentina, ma a questi bisognerebbe ricordare che il francese era praticamente fuori rosa, con una sola presenza racimolata all’Olimpico contro la Lazio e in posizione di esterno d’attacco. Malcuit non giocava mai, non era ammissibile tarpare la sua voglia di trovare campo e minuti a gennaio, soprattutto perché non era pensabile poter prevedere una penuria di queste proporzioni. Lo stesso dicasi per Llorente, la cui partenza è stata bloccata per quasi un mese e si è concretizzata solo nelle ultime ore di trattative.

In certi casi bisognerebbe semplicemente accettare l’eccezionalità della situazione e l’emergenza, in piena pandemia, di un club chiamato a fronteggiare una molteplicità di varianti e situazioni, che spaziano dalle valutazioni di natura tecnico-tattica a quelle legate alla gestione finanziaria in una fase fortemente critica per i club, ma anche alle motivazioni umane degli elementi che si cerca di trattenere o piazzare altrove.

E queste valutazioni si possono fare solo stando al di dentro, all’interno della vita dello spogliatoio e della società. Questo dovrebbero ricordarlo in molti, prima di dedicarsi all’esercizio, purtroppo un po’ troppo in voga nell’ultimo periodo, di giudizi trancianti e frutto di analisi sommarie.

(Foto: Twitter Napoli)

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