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De Nicola a Lbdv: “Non c’è accordo tra il Governo e la Figc, il calcio rischia di morire” (ESCLUSIVA)

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La crescita esponenziale dei contagi nel nostro paese sta avendo una ripercussione enorme anche sullo svolgimento della Serie A. Un numero sempre crescente di calciatori risulta essere positiva al Coronavirus con le conseguenze organizzative che si possono immaginare. Oltre a questo diverse problematiche si stanno riscontrando sui tamponi, con alcune analisi anche ravvicinate che risultano avere diverso esito. Su tutto questo abbiamo chiesto un parere al Dott.Alfonso De Nicola, già medico sociale di Bari e Napoli fino al 2019, specializzato in fisiatria e medicina dello sport.

Dottore, la situazione in Italia, in tema di pandemia, sembra stia evolvendo in maniera abbastanza veloce verso un possibile periodo di Lockdown. Questo paradossalmente potrebbe consentire alla Serie A soprattutto di creare intorno a se una specie di bolla, con meno possibilità di contagi nelle squadre?

Partiamo dal presupposto che in queste condizioni forse sarebbe stato meglio non iniziare proprio il campionato ma attendere momenti migliori. La bolla potrebbe essere una soluzione per concludere il campionato a patto che sia una bolla vera, fatta bene. Nessun contatto esterno se vogliamo provare a terminare questo torneo. 

Recentemente la Figc ha aggiornato il protocollo eliminando l’obbligo di tampone ogni 3-4 giorni lasciando l’obbligatorietà solo 48 prima del match utilizzando anche tamponi rapidi. Visti i recenti casi di giocatori, negativi all’analisi prima della partita ma positivi subito dopo, perché non testare i giocatori più a ridosso della partita?

Benissimo la possibilità di usare anche i tamponi rapidi ma a questo punto serve meno tempo tra il test e la gara. Se per le squadre impegnate in casa i problemi sarebbero minori, per chi va in trasferta ci potrebbero essere più difficoltà. Si potrebbe ovviare al problema partendo il giorno stesso della partita, come ha fatto il Napoli contro il Bologna ad esempio e come spesso fa l’Inter. In questo modo si potrebbe testare I giocatori prima della partenza e ridurre i rischi. 

La Fiorentina si è trovata nello scomodo ruolo di dover denunciare alla Procura Federale e all’Asl 6 suoi giocatori che nonostante fossero stati fermati dalle autorità sanitarie hanno deciso lo stesso di raggiungere il ritiro delle proprie nazionali. Questo può rovinare il rapporto fiduciario tra medico e giocatori che solitamente è molto stretto? 

Il problema fondamentale è che non c’è accordo tra il Governo e la Figc. Federazione e Coni fanno delle leggi che vanno in contrasto con quelle delle Stato. Non c’è uniformità di vedute. Bisogna andare nella stessa direzione. Il medico fa il suo lavoro, deve attenersi alle norme vigenti e soprattutto deve curare  non può pensare anche alle leggi. I calciatori devono capire che i medici fanno il loro lavoro perché la salute viene prima di tutto. In questo caso hanno fatto bene il proprio lavoro.

Come è possibile avere un diverso risultato sui tamponi effettuati in diversi laboratori? 

Il problema reale è che la ricerca è ferma. In alcuni campi siamo indietro. Le faccio un esempio: lei sa che noi stiamo curando i virus con gli stessi antivirali di 50 anni fa? Siamo fermi perché si investe soltanto, alcuni e neanche tutti, nella molecola finale già pronta, il vaccino. Tornando alla domanda per ovviare al problema dei risultati diversi l’unica soluzione sarebbe un laboratorio centrale unico cosa che peraltro già accade con l’antidoping. Certo bisognerebbe essere cristallini nella gestione, inappuntabili per eliminare dubbi di regolarità nei test.

Secondo Lei il campionato in corso terminerà?

Noi tutti vogliamo che il campionato termini ma guardando i dati attuali forse sarebbe stato meglio non partire proprio. Mi rendo conto che se ci si ferma si rischia di far fallire un intero movimento ma continuando così il calcio rischia di morire lo stesso. È uno sport che ha bisogno del pubblico, del calore della gente. Senza di loro rischia di sparire.

(Foto Spazio Napoli)

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