Napoli
#LBDV – Il ricordo di un’opera intramontabile: Stadio “Vesuvio” Ascarelli, dal 2020 al 1930
Prima della pandemia da Coronavirus c’era un tempo, dove emergevano altre problematiche di tono “minore”. La convenzione tra la SSC Napoli ed il Comune. L’evento delle Universiadi 2019. Le diatribe che ci sono state tra pista d’atletica, tabelloni digitali, decoro dei servizi igienici, e per ultimo ma non per ultimo, la questione della colorazione dei nuovi sediolini. L’ultima disputa è figlia del tempo, delle TV che la fanno da padrona e gli stadi devono necessariamente avere una certa “veste” per le riprese. Lo Stadio San Paolo spesso, soprattutto negli ultimi tempi prima della pandemia mondiale da Covid-19, non viveva una grande affluenza di pubblico.
Ed allora riesce ad essere determinante anche la “colorazione” delle nuove sedute. Chi le voleva azzurre, chi azzurre e bianche. Chi invece, per dare una parvenza di pubblico agli occhi del telespettatore che osserva comodamente da casa, spingeva per averle multicolore. Ebbene sì, perché proprio in questo preciso periodo storico, si è avuto modo di appurare che i sediolini multicolore risultano utilissimi ad ingannare la vista e far credere che lo stadio sia “pieno”.
Ma tutto questo, oggi, sembra rappresentare qualcosa di obsoleto. Viene da chiedersi come in questo tempo, ci si possa essere impantanati in questa situazione al limite del grottesco. La SSC Napoli, ad oggi, non ha uno stadio di proprietà. Eppure la storia racconta qualcos’altro. Risulta incredibile, riflettendoci, che negli anni 30′ potesse esserci qualcosa di “moderno”, di unico, di proprio.
Era il 16 Febbraio 1930, giorno in cui venne inaugurato lo stadio di proprietà del Napoli. Si avete capito bene, il Napoli ha avuto nel corso della sua storia, nata nel 1926, uno stadio tutto suo. Costruito in meno di sette mesi a spese dell’allora presidente azzurro Giorgio Ascarelli (1894 -1930), al Rione Luzzatti di Gianturco, nei pressi della stazione ferroviaria. Poco più di 15mila (presumibilmente 20mila) spettatori potevano riempire le tribune in legno dello stadio “Vesuvio”. Ribattezzato successivamente “Ascarelli” a furor di popolo dopo la morte del presidente avvenuta appena diciassette giorni dopo l’inaugurazione. L’idea di Ascarelli di costruire uno stadio di proprietà, a pochi anni dalla nascita del Napoli, rappresentò un esempio di forza per l’epoca in cui si realizzò.

Giorgio Ascarelli
La storia racconta, che la prima partita disputata fu il 16 febbraio 1930, Napoli – Triestina 4-1. Anche se l’inaugurazione formale avvenne solo il 23 febbraio successivo. Un pareggio 2-2 contro la Juventus che si era portata in vantaggio fino al 2-0.
Scomparso il presidente, lo stadio fu dopo qualche tempo requisito dal regime fascista che, in vista dei mondiali di calcio in Italia del 1934, lo ristrutturò in cemento armato. L’aspetto divenne in classico stile fascista, così come aumentò la capianza a circa 40mila spettatori. Venne ribattezzato “Stadio Partenopeo” anche per far cadere nel dimenticatoio il nome di Ascarelli, il quale era di etnia ebrea, In quello stadio, nel 1937, fu consentito per la prima volta l’ingresso libero alle donne. Fu uno dei simboli fascisti della modernità di Napoli, nonché uno dei più sfavillanti esempi di propaganda del regime al Sud.
L’impianto venne poi distrutto dai bombardamenti aerei degli anglo-americani che colpirono violentemente Napoli nel 1942 e andò incontro ad un triste saccheggio prima di essere abbattuto definitivamente. Il Napoli si trasferì allo stadio del Collana, al Vomero, di proprietà comunale. Prima di prendere casa al “San Paolo” di Fuorigrotta nel 1959.
Questa è in breve sintesi la storia dello Stadio “Vesuvio”, poi “Ascarelli”, poi “Partenopeo”…insomma di quello stadio lì, del Napoli, di un intero popolo di fede partenopea. L’animo di Giorgio Ascarelli fu smosso dalla grande passione verso la sua “creatura”. La passione d’altronde smuove tutto, infervora gli animi, è capace di farti realizzare opere grandiose, intramontabili. Quello era il catino del popolo azzurro. Con tribune costruite in legno ma sempre stracolme. Sediolini multicolore per chi? Erano gli anni 30, ora siamo nel 2020, meditate gente, meditate…
Tra i reperti, ecco un video dei lavori di ristrutturazione, di quello che poi divenne lo Stadio “Partenopeo”, per mano del regime fascista, in vista dei mondiali del 1934:
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