#LBDV – Santiago Cazorla González, dal baratro alla grande bellezza

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Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, poi ci sono coloro i quali non mollano mai nemmeno dinanzi alle salite più ardue. Il mondo del calcio è pieno di eroi, è ricco di storie che emozionano, stupiscono e ti fanno riflettere. La storia di Santiago Cazorla González però è particolare, una vita fatta di cadute e riscatti, di gioie e di dolori, contraddistinta da un calvario senza precedenti.

LA CADUTA

Tutto comincia con la rottura del legamento del ginocchio sinistro. Obbligato a stare fermo per recuperare dall’infortunio nella primavera del 2016, Cazorla scopre di doversi operare al tendine del piede destro, per un problema causato dal suo modo di correre e dalla sua postura. Nell’ottobre del 2016, nella sfida europea contro il Ludogorets, Santi Cazorla è costretto a chiedere il cambio. Il dolore al piede è diventato insopportabile: le lacrime riempiono il suo viso, nella testa il pensiero che forse quel semplice dolore non era una cosa passeggera inizia ad essere sempre più insistente. Da quel momento per il centrocampista spagnolo inizia un calvario infinito. Un pellegrinare in giro per l’Europa alla ricerca di una diagnosi e di una cura. Santi è preoccupato, non riesce più a giocare con suo figlio, non riesce più a correre. Dopo tanti consulti finalmente si arriva ad una diagnosi: gravissima infezione batterica al tendine del piede.

Il primo intervento chirurgico arriva alla fine del 2016, gli interventi alla fine saranno undici. L’infezione gli consuma dieci centimetri di tendine, gli prendono la pelle dalle braccia, dalle gambe, da ogni parte del corpo nel tentativo di ricostruire il tendine. Cazorla vive momenti bui, non riesce ad intravedere la luce infondo al tunnel. Si rifugia tra le braccia della sua famiglia, alla quale confessa tutte le sue paure: “E’ finita. Sarò costretto a ritirarmi dal calcio”.

IL RITORNO

Santi Cazorla nonostante i tanti momenti di difficoltà continua a crederci e continua a lottare ogni giorno per realizzare il suo sogno: rimettere le scarpette e tornare a giocare e ad incantare le platee. 28 Novembre 2017, il dottor Mikel Sanchez effettua l’ultima operazione al tendine d’Achille di Santi. Una piccola speranza inizia a prendere piede, le possibilità di tornare a giocare aumentano. A giugno Santi torna a casa: il Villareal, dove aveva debuttato nel 2003, crede nel recupero del giocatore e lo ingaggia per la stagione successiva. La nuova avventura, e la fiducia mostrata dal club spagnolo, danno nuova linfa al giocatore che recupera pienamente e scende in campo nel match amichevole contro l’Hercules 636 giorni dopo la sua ultima partita.

LA GRANDE BELLEZZA

Una storia per definirsi perfetta deve essere coinvolgente, emozionale e soprattutto deve concludersi con il lieto fine, con il classico “e vissero tutti felici e contenti”. Ma si sa nel mondo del calcio la definizione della gioia è sicuramente la realizzazione del goal perfetto, la realizzazione di quel goal che resta nella storia, non tanto per il conseguimento di un trofeo o di una semplice vittoria, ma più che altro per la gioia di vedere lo stupore negli occhi di chi osserva. Il primo goal di Cazorla nella sua “nuova vita” arriva in Europa contro lo Spartak Mosca, la prima doppietta post infortunio arriva nel match di Liga contro il Real Madrid, il goal della “grande bellezza”, invece, arriva nel match di ieri contro il Barcellona.

Nonostante la sconfitta del Submarino Amarillo,  la rete dell’ex centrocampista dell’Arsenal è stato il momento più bello e importante della partita, per un discorso di pura bellezza: il tiro di sinistro, teoricamente il suo piede debole, scoccato da quasi trenta metri, batte un incolpevole ter Stegen all’incrocio dei pali. 8 operazioni in un anno, i medici gli avevano consigliato di chiudere la carriera, lui non si arrende, ritorna in Nazionale dopo 4 anni, realizza un capolavoro al Camp Nou ed esce tra gli applausi dei tifosi avversari. La storia perfetta è servita.

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