ANGOLO DEL TIFOSO JUVE – Beata gioventù

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Cosa potrebbe succedere se ognuno di noi prendesse un’altra strada rispetto a quella a cui la vita stessa ci indirizza, non ci è dato sapere. È quasi sempre una questione di casualità, di nessun tipo di programmazione. Nonostante ci capiti di credere l’esatto contrario.

La stagione della Juve che verrà, sembra non aver nulla a che fare con il fato. La scelta di mettere Andrea Pirlo sulla panchina dei bianconeri sembra essere frutto della ferma volontà del presidente Agnelli: una decisione forte, uno strappo totale con il passato, qualcosa a cui nemmeno i tifosi sanno come approcciarsi.

Per alcuni di loro, quelli che fanno della lamentela la base su cui fondare la propria esistenza, è fin troppo facile cominciare a sollevare proteste prima ancora di aver visto Pirlo dirigere il suo primo allenamento. Perché è un novellino, perché non ha esperienza in panchina, a parte quella gigantesca da calciatore.

Cosa avrà conquistato allora l’integerrimo presidente della Juventus, a cui l’altra fetta dei tifosi juventini dei quali la sottoscritta si fregia di far parte si rivolge come alla ricerca di un faro nel mare in tempesta? La juventinità, ad esempio.

Checché se ne dica, l’addio di Maurizio Sarri e l’avvento del giovane ex centrocampista bianconero rappresenta sì una totale novità dal punto di vista anagrafico e della scommessa, ma un elemento di piena continuità nella ricerca del rappresentante perfetto della filosofia made in Continassa.

A Pirlo spetterà anche il compito di insegnare l’essenza del bianconero ai giovani, che dovrebbero farsi largo nelle file della sua futura squadra grazie a diverse cessioni d’oro, prima fra tutte quella in via di ufficializzazione di Blaise Matuidi, in attesa di quelle di Khedira e Higuain.

Senza dimenticare quella già ampiamente metabolizzata di Miralem Pjanic, che negli anni a Torino si è fatto amare profondamente, magari non sempre per le sue prestazioni, soprattutto nell’ultimo anno, ma per quel senso di appartenenza alla maglia di cui gli Juventini si innamorano, stesso leggasi per Matuidi.

Di Pjanic, appunto. Per un bianconero acquisito che va al Barcellona, uno che viene. Che tra l’altro festeggia proprio oggi il suo 24esimo compleanno: Arthur Melo, che speriamo di ricordare tutti come “il Melo giusto”, inutile spiegarvi la battuta.

Arthur è balzato agli onori delle cronache nelle ultime settimane, e non di certo per le sue qualità tecniche, diciamo che non ha avuto modo di mostrarle dopo la firma sul contratto con la Juventus. È in piena collisione con il management del Barcellona, è praticamente scappato per non dover continuare a giocare con la casacca blaugrana, si è fatto riprendere nelle sue ultime uscite al Camp Nou in preda ai più pesanti sbadigli mentre occupava la panchina nella partita persa poi contro l’Osasuna.

La speranza è che non si trovi a sbadigliare anche in Continassa, ma che non succederà è una quasi certezza.

Se tanto mi dà tanto, e se dovesse continuare l’opera di svecchiamento iniziata con una lunga fila di telefonate caldeggiate dai ben informati da far invidia a Pronto, Raffaella?, Arthur avrà l’onere e l’onore di andar a rimpinguare le file del carentissimo centrocampo bianconero, nell’attesa che lo raggiunga anche l’esterno Dejan Kulusevski, ragazzino prodigio, già insignito della nomina di giovane MVP della stagione che si è appena conclusa.

A proposito di ragazzini: fatte salve delusioni cocenti, rabbia, botti di mercato e simili, il prossimo anno Arthur si troverà a condividere il giorno del compleanno con un altro enfant prodige, Matthijs De Ligt, che pure oggi festeggia, seppur già in casacca bianconera.

Qualcuno metta a conoscenza il buon Arthur del fatto che De Ligt, dopo un inizio claudicante, a causa dell’impatto violento con il nuovo campionato obbligato dalla defezione di Capitan Chiellini, si è reso protagonista a livello di goal. Ne ha segnati quattro in stagione, praticamente quanto l’intero centrocampo della Juventus.

Numeracci, quelli del centrocampo Juventino. Nell’attesa che la scure di Pirlo cada anche sulle linee telefoniche di altri componenti ormai stagionati della rosa bianconera, tocca rendere omaggio anche a chi ha saputo spremere belle soddisfazioni da quei limoni di serra.

Mister Max Allegri di anni ne compiva 53 proprio ieri, più o meno come le volte in cui si è letto il suo nome sui social nelle poche e frenetiche ore del post Sarri.

Che io senta ed abbia sentito la sua mancanza in questa stagione, è fuori da ogni dubbio. Che certi amori debbano finire, anche. Per non correre il rischio di consumarsi l’un l’altro, di trascinare il passato, di vivere di ricordi splendidi, ma che restano tali.

Lasciamo che siano i Pirlo, i De Ligt e gli Artur a prenderci per mano nella stagione che verrà: sarà un azzardo, sarà una scommessa, magari anche persa. Impariamo ad amare l’elemento di disturbo, la variabile impazzita che potrebbe rimettere tutto a posto, dare un senso alle nostre scelte, buone o cattive che siano, lo sapremo poi. Ma sarà in ogni caso meraviglioso imparare a vivere con la freschezza e la leggerezza dei vent’anni la panchina più pesante d’Italia.

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