CORNER CAFE’ – Che Diavolo sarà?

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Che Diavolo sarà il Milan, il prossimo anno, è una domanda che si pongono in molti. L’addio di Ibrahimovic, unica luce nell’oscurità di tante stagioni, appare ormai segnato, e non mi meraviglierei se anche altri dovessero partire con lui: Bonaventura in primis, in scadenza e ricercato; ma azzarderei anche Donnarumma, del quale è vero che la cessione è fomentata ogni anno, ma questo potrebbe davvero essere quello buono.

Perché di mefistofelico, in realtà, c’è solo l’operato di una dirigenza a cui, diciamocelo, dei risultati sportivi o del brand poco importa: l’importante è mantenere stabile un’azienda che dà buoni introiti, capace di garantire delle entrate consistenti e magari, alla giusta occasione, su cui affiggere il giusto prezzo di vendita. Nulla di più, nulla di meno. 

Per questo non bisogna stupirsi, quando si legge di frizioni tra Gazidis e la dirigenza – l’addio di Boban è ancora una ferita aperta, ma scommetto che presto anche Maldini avrà qualcosa da dire in proposito: il primo che ragiona da aziendalista, da contabile; la seconda, fatta di vecchie glorie, che invece vorrebbe un futuro più roseo di quello che si paventa. Per questo non mi stupisco quando leggo di non-prolungamento di contratti e restrizioni sugli ingaggi: è chiaro come il sole che l’obiettivo non è vincere, ma limitare le perdite e massimizzare – per quanto possibile – le entrate.

Di luciferino il prossimo anno ci sarà solo Gazidis, ci sarà Paul Singer e il fondo Elliott. O, almeno, dal point of view di un tifoso rossonero; perché, be’: per loro è semplice amministrazione. Di diabolico, come passato o come nomea, non ci sarà davvero nulla: il Diavolo che sarà prenderà tra le braccia tante giovani promesse e calciatori di media fascia. Che giocheranno forse bene, se Rangnick (?) farà il suo. Sperando unicamente nell’acquisto del biglietto.