IO RESTO #ACASACONVLAD – “Certe volte dovrei fare come Dario Hübner”

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Semplicemente una giornata come tutte le altre. Una routine che maledettamente si ripete da qualche settimana a questa parte, costretti ad uniformarci ad uno stile di vita che ci va stretto, nonostante ci chiedano di combattere questa guerra bianca sul divano.

Per questo potremmo definirci privilegiati, soprattutto nei confronti di chi oggi lotta per poter salvare vite e di chi lavora per proteggere la nostra salute. 

Restare a casa è il mantra che deve suonare e risuonare nella nostra mente che, in quanto umana, è poco restia al cambiamento.

Già… Quante volte nei bar si sente dire: “In Italia ci vorrebbe una rivoluzione”. O in modo ancora più sconsiderato: “Qui ci vorrebbe la dittatura”.

Lungi dal sottoscritto fare riferimenti a battaglie ideologiche, ma questa quarantena, che si protrae da settimane, ci sta mostrando una certezza: l’uomo è una creatura che difficilmente molla il suo integralismo, quando si tratta davvero di cambiare le cose, seppur se per poche settimane e se soprattutto per il bene dei nostri padri e dei nostri nonni.

Per il bene di questi ultimi si obbedisce, anche se in maniera dolente, a ciò che impone il Governo.

Personalmente, sono tante le cose che ho ricominciato a valutare nelle quattro mura di casa, compresa quella dipendenza della musica.

Nel quotidiano, il buon 60% – mi mantengo basso per non sembrare esagerato – della giornata lo passo con gli auricolari. Percentuale che in queste settimane sfiora quasi il 100% e che mi ha permesso di scoprire generi nuovi e rispolverare pezzi che avevo per un po’ accantonato.

Nel frattempo, il digiuno da calcio si fa sentire, essendo esso parte integrante di quel quotidiano rammentato poc’anzi.

E quindi, quale migliore occasione per aprire la prima piattaforma digitale musicale a portata di mano e riascoltare belle canzoni legate al calcio? Oggi, poi, è sabato ed è ancora più bello riempire di musica il weekend.

Un’idea che accende una lampadina e che mi fa precipitare sul mio iPhone a caccia di nuove canzoni da riascoltare e, perché no, ascoltare per la prima volta.

Cerco “playlist calcio” su Spotify, e la prima canzone che appare in cima è ”Hübner” di Calcutta, nome d’arte di Edoardo D’Erme. Canzone che conosco a memoria, trattandosi di artista indie (e io amo il genere alternativo che sia nella musica o che sia nella vita).

Questa volta decido però di riascoltare riflettendo sulle parole ed innanzitutto sul protagonista di quella canzone. Quel Dario Hübner definito bomber di provincia, uno tra gli ultimi grandi eroi di un calcio che ormai non esiste più.

La malinconia dilaga dentro me, così come nel testo e nella melodia della canzone. Ascolto e nella mia mente parte una sorta di proiezione di quello che so del Tatanka, un calciatore che non ho visto in prima persona ma su cui, da buon cultore pallonaro, mi sono documentato nel corso degli anni.

Ascolto e rivedo le sue esultanze con la maglia del Brescia, squadra in cui ha militato dal 1997 al 2001 totalizzando 143 presenze e 85 gol. Rivedo i suoi gol al Piacenza, rivissuti attraverso video di YouTube, dove si trasferì nel 2001.

Questo trasferimento ha ispirato Il cantautore laziale nella composizione della canzone, così come da lui confermato:

Hübner rinunciò ad un ingaggio in Inghilterra e dal Brescia si trasferì al Piacenza per stare più vicino agli affetti. È una canzone che racconta l’importanza di tenere strette le persone che contano”.

Ecco, il parallelismo di questa ultima espressione di Calcutta e la realtà che viviamo oggi fa riflettere.

Come tenerle strette le persone che contano? Tenendole lontano.

Una contraddizione bella e buona che ci regala una morale: per chi amiamo, dobbiamo essere costretti a tutto. Sì, anche tenerli lontani e scacciare via l’istinto affettivo.

Metabolizzando questa considerazione, all’improvviso dalle cuffie tuona un:

In questo mondo che è pieno di lacrime, io certe volte dovrei fare come Dario Hübner”.

Una frase ascoltata migliaia di volte – e forse non sono nemmeno così figurativo nel dirlo – ma che dopo quella considerazione assume un significato completamente diverso e più profondo.

Il mondo pieno di lacrime che ci circonda è quello che, nei casi più fortunati, viene raccontato quasi ossessivamente dai notiziari in televisione. Ed è proprio per questo che tutti dovrebbero fare, nessuno escluso, come Dario Hübner. Non lasciare casa per il bene dei propri cari.

Illo tempore questa scelta ha consentito all’attaccante, ritiratosi nel 2011, di stabilire record e numeri da capogiro. Più di 300 i gol in carriera e il primato, condiviso insieme a Igor Protti, da unico vincitore della classifiche capocannonieri di Serie A, Serie B e C1. E, non proprio un dettaglio, gli ha consentito di conquistare l’amore della gente.

Nella vita di un calciatore è facile conquistare il pubblico tramite lampi di classe e gol da raccontare nei secoli dei secoli. Complicato invece è entrare nel cuore della gente, ed Hübner ci è riuscito in questo modo: restando a casa, o in quel caso vicino casa, per il bene dei propri affetti.

Ed è così che dobbiamo farcela anche noi, nonostante sia noioso convivere con la voglia di evadere e non poterla appagare.

Magari ascoltando della buona musica. Chi avrebbe potuto immaginare che un giorno Dario Hübner, attraverso la voce e le parole di Calcutta, mi avrebbe convinto a restare a casa?

È il potere del calcio ed anche quello della musica: andare oltre l’aspetto esteriore delle cose per andare avanti grazie a significati più profondi. 

Per non lasciarci soli mai a consumare le unghie”.

La chiosa finale di una canzone che, da qui in avanti, per me non avrà più un significato banale, come potrebbe far pensare la melodia ad un primo ascolto. Dovremmo tutti imparare ad essere degli Dario Hübner, per coltivare l’umiltà di un campione. È proprio vero che un mondo con più Tatanka sarebbe migliore. Grazie a Calcutta e innanzitutto grazie allo stesso Dario che, oltre ad essere stato un grande campione, rappresenta il lato più bello del calcio: quello romantico e quello più razionale e logico possibile. È bene dunque ribadirlo:

Certe volte dovrei fare come Dario Hübner