CORNER CAFE’ – Il pesce puzza dalla testa

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Continua l’emergenza, continuano anche i giri di vite. Il coronavirus imperversa e miete vittime, inutile negarlo, e di fronte a tale scempio siamo tutti uguali. Ed è per questo che non ci si può sottrarre, ora più che mai, ad imposizioni governative, decreti atti alla protezione del paese.

Ma esistono anche i furbetti. E no, non parlo delle persone in giro per le città, né tantomeno, stavolta, dei calciatori evasi – o potenziali tali – col beneplacito delle proprie società – esseri umani, ma anche esempi di vita per molti. Perché quando qualcosa non va, è sempre colpa dell’alto. Il pesce, da sempre, puzza dalla testa.

E se ad oggi la Serie A è caoticamente confusa, chi pecca di presunzione è proprio la Lega. Fazioni contro fazioni, club contro club, un presidente che non riesce a gestire i dissidi e la proliferazione di ovvietà miste ad accuse feroci e cacce all’untore. Una situazione critica richiede persone dal polso forte; non quelle in panciolle sugli scranni.

Nessuno ha dimenticato il pagliaccio dato da Steven Zhang a Dal Pino; né, tantomeno, le accuse mosse dal Ministro dello Sport Spadafora sempre nei confronti del presidente della Lega A, con tanto di battibecco tra le parti. E nemmeno si scordi la lite tra Associalciatori e Brescia, recentissima, per la quale erano persino volate minacce legali.

Ad aggiungere legna alla brace ci hanno pensato Aurelio De Laurentiis e Claudio Lotito, che hanno preferito fare i Gianni e Pinotto in sede di consiglio, facendo orecchie da mercante alle richieste di posticipazione del’AIC. E ci si mette di mezzo persino la regione Lombardia, zona rossa, rossissima: che senso ha, ora come ora, dare il via agli allenamenti di Brescia, Atalanta, Milan ed Inter? Scellerati. 

La situazione è ancora più trasparente leggendo le parole di Urbano Cairo La Stampa, con le quali il presidente del Torino addita alcuni di fenomenomania, parlando di furbizie e tentativi di cabotaggio, discorsi lunari lavate di mani. Servirebbe, ora, un fronte unito che non c’è: servirebbe nemmeno discutere, tanto chiara è la situazione, ché le decisioni verrebbero prese in quattro e quattr’otto. E invece si gioca a tessere le proprie ragnatele, aracnidi all’insegna della diffidenza e dell’intrigo.

Servirebbe un fronte forte, alto e deciso contro il coronavirus. E invece, la caccia al Giuda, in Lega, è appena cominciata.