Prima Pagina
EDITORIALE – Conte e l’Inter: divorzio all’italiana?
L’Antonio Furioso non è una rarità, ma un autentico classico. Ormai Conte recita un copione, aggiornato di volta in volta. Dopo la sconfitta nella finale di Europa League con il Siviglia, il tecnico salentino ha dato di matto con dichiarazioni che hanno sconfinato addirittura nel privato (“Debbo capire se la mia priorità è il calcio oppure la famiglia”). Strano che non l’abbia ancora capito: con i 12 milioni netti che guadagna all’anno potrebbe permettersi il miglior psicanalista in circolazione.
Niente di nuovo sotto il sole comunque: l’aveva già fatto ad Arezzo nel 2007, poi a Bari, a Bergamo, a Siena, a Torino, a Londra. Il divorzio dalla Juventus nel 2014, a pochi giorni dall’inizio della stagione e dopo tre scudetti consecutivi, fu clamoroso: Conte se ne andò sbattendo la porta perchè la società non lo aveva accontentato sul mercato. “Non posso entrare in un ristorante da 100 euro avendo in tasca solo 10 euro” fu la dichiarazione che lo consegnò alla storia. Già, perché con quei 10 euro il suo successore Massimiliano Allegri vinse cinque scudetti consecutivi e disputò due finali di Champions League.
E siamo ai giorni nostri, al possibile o probabile divorzio dall’Inter, a dispetto di un contratto che lo lega ai nerazzurri fino al 2022. La sfuriata di Conte era in un certo senso attesa o preannunciata sin dalla sparata fatta a Bergamo, dopo l’ultima giornata di campionato, in cui accusava la società di non avere protetto lui e i suoi giocatori. Sembrava uno strappo impossibile da ricucire, anche perché qualche esperto di diritto sportivo sentenziò che esistevano i presupposti per un licenziamento in tronco con tanto di richiesta danni.
Non successe nulla allora perché c’era da affrontare subito dopo l’Europa League. Ma ora i nodi sono venuti al pettine.
Partiamo dalla valutazione complessiva della stagione interista. A mio avviso insufficiente, perchè è vero che Conte ha messo le basi per la costruzione di una squadre vincente a partire dalla prossima annata. Ma è altrettanto vero che ha fallito troppe occasioni. In campionato l’Inter ha fatto il suo, perchè nessuno chiedeva ai nerazzurri di vincere lo scudetto. E’ arrivata seconda a un punto dalla Juventus, ma è un distacco bugiardo perché in realtà la squadra di Conte non è mai stata davvero in corsa per il titolo e, una volta raggiunto il traguardo, i bianconeri hanno mollato i pappafichi. Senza contare che la Juve ha vinto entrambi i confronti diretti.
Il primo fallimento si chiama Champions League. L’Inter non supera la fase a gironi perchè pareggia a San Siro con lo Sparta Praga, perde a Dortmund facendosi rimontare un vantaggio di 2 a 0 alla fine del primo tempo, si fa battere in casa all’ultima giornata dal Barcellona B. Conte parla di inesperienza di qualche giocatore, ma le sue responsabilità sono evidenti.
Il secondo fallimento è la Coppa Italia, dove l’Inter si fa eliminare in semifinale dal Napoli.
Il terzo fallimento è l’Europa League, che sembrava una formalità dopo il 5 a 0 con cui aveva sepolto lo Shakhtar in semifinale. Invece il Siviglia, privo di grandi individualità, si dimostra più squadra dei nerazzurri e alza la coppa.
Conte ha mostrato ancora una volta i propri limiti di tecnico integralista, votato solo al 3-5-2, un modulo troppo difensivo che in Europa non paga (basta vedere la figura da chiodi rimediata dal Manchester City di Guardiola contro il Lione). Lui non voleva Eriksen e lo ha tenuto costantemente ai margini del progetto per non essere costretto (come ha fatto in qualche occasione) a cambiare dispositivo tattico.
Inoltre Conte pretende molto dai propri giocatori, li pressa e li ossessiona. Un calciatore bianconero mi disse che Antonio si poteva sopportare non oltre i due anni, dopodiché era crisi di rigetto. Alla Juve ha resistito tre anni, un record nella sua carriera, all’Inter già dopo 4 mesi i giocatori non lo reggevano più.
Secondo il quotidiano La Verità, il nervosismo del tecnico pugliese sarebbe dovuto anche a una truffa da 30 milioni di euro di cui è rimasto vittima in Inghilterra.
Sta di fatto che ora l’Inter si trova a maneggiare una patata bollente. Lo sfogo di Mister 12 milioni sembra preludere a un inevitabile divorzio, ma potrebbe trattarsi anche di un sottile gioco di potere.
Conte vorrebbe che la società gli togliesse di mezzo in un colpo solo Marotta e Ausilio, in modo da avere carta bianca sulle operazioni di mercato, come avviene in Inghilterra. Difficile che le sue richeste vengano accolte perché significherebbe quasi azzerare la linea dirigente.
E allora si prospettano solo due vie d’uscita, partendo dal presupposto che Conte non rassegnerà mai le dimissioni per almeno 24 milioni di buoni motivi.
La prima soluzione è un accordo per l’uscita morbida del tecnico in cambio di una cifra da stabilire. Così l’Inter sarebbe libera di ingaggiare Allegri, anche se avrebbe a libro paga fino al 30 giugno 2021 tre allenatori: Spalletti, Conte e Allegri. Una prospettiva poco simpatica anche per una proprietà ricca come quella cinese.
L’altra soluzione porterebbe invece a un duro confronto legale, con il tecnico esonerato e una robusta richiesta danni.
Ci sarebbe poi, in verità, una terza soluzione: un bel banchetto a base di tarallucci e vino, con tutto che continua come se niente fosse. Ma è una soluzione difficile, perché alla prima sconfitta i malumori e le guerre intestine uscirebbero fuori violentemente, con conseguenze inimmaginabili per la stagione interista.
E allora mettiamoci comodi sul divano e attendiamo l’esito di questa complicata vicenda. Tanto già sappiamo che, comunque vada a finire, Antonio Conte è già pronto a scatenare un’altra guerra. Che sia all’Inter o da qualche altra parte, in fondo poco importa. Sarà sempre una questione di soldi e di potere.
