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ANGOLO JUVENTUS – Basta fare il proprio dovere

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Douglas Luiz Juventus
Tempo di lettura: 4 minuti

La Juventus espugna il Via del Mare battendo il Lecce per due reti a zero. McKennie e Douglas Luiz, entrambi a segno nel primo tempo, mettono la partita sui binari giusti e consentono ai bianconeri di tornare a casa con tre punti preziosi. La ripresa, meno brillante, racconta però una squadra costretta soprattutto a difendere il vantaggio, lasciando ai salentini qualche iniziativa di troppo.

Non è stata una prestazione da stropicciarsi gli occhi, ma neppure una di quelle serate nelle quali si finisce per complicarsi la vita da soli. La Juventus ha colpito al momento opportuno, ha sfruttato le occasioni migliori e ha saputo resistere quando il Lecce ha provato a riaprire la contesa. Insomma, niente fuochi d’artificio, ma nemmeno regali.

In fondo, il calcio non assegna punti supplementari a chi costruisce l’azione più elegante. E stavolta i bianconeri hanno capito che cosa serviva per vincere.

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Basta fare il proprio dovere.

Due lampi per indirizzare la gara

La Juventus cerca di prendere in mano il gioco fin dalle prime battute, ma rischia subito di complicarsi la serata. Un errore in fase di costruzione spalanca una possibilità al Lecce, che non riesce ad approfittarne. Scampato il pericolo, gli uomini di Spalletti riprendono a manovrare, cercando spazi contro una formazione salentina ben disposta a chiudere le linee di passaggio.

Il possesso bianconero non produce immediatamente occasioni clamorose. Si palleggia, si cerca il varco giusto e si prova ad allargare la difesa avversaria. Ma fra il tenere il pallone e trovare la porta c’è una differenza che non sempre le statistiche riescono a spiegare.

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A sbloccare l’incontro al 29′ è McKennie, puntuale nell’inserimento su una punizione di Douglas Luiz. Lo statunitense colpisce al volo e supera Falcone, premiando una manovra studiata e un movimento eseguito con i tempi giusti. Il cowboy texano, insomma, non avrà il velluto nei piedi di un artista del pallone, ma quando c’è da buttarsi nella mischia sa farsi trovare pronto.

Dodici minuti più tardi arriva il raddoppio. Gatti accompagna l’azione e serve Douglas Luiz, che dal limite lascia partire una conclusione di prima intenzione. Falcone riesce soltanto a sfiorare il pallone, che sbatte sul palo interno e termina in rete.

Il brasiliano si prende così la scena dopo aver già confezionato l’assist per il compagno. Prima suggeritore, poi finalizzatore: un doppio servizio che, per una volta, non richiede neppure la mancia.

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Il Lecce prova a rispondere, ma all’intervallo il tabellone premia la maggiore concretezza juventina. La partita non è ancora finita, naturalmente, ma almeno la Juventus può evitare di trascorrere la pausa negli spogliatoi facendo calcoli complicati.

Basta fare il proprio dovere.

La ripresa cambia musica

Al rientro in campo il Lecce aumenta l’intensità e cerca di sfruttare gli spazi concessi dai bianconeri. I padroni di casa sono più intraprendenti, mentre la Juventus arretra progressivamente il proprio baricentro e pensa soprattutto a proteggere il doppio vantaggio.

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Le conclusioni di Ngom e Maleh, quest’ultima deviata dalla difesa, danno la misura di una ripresa nella quale i salentini provano a rientrare in partita. La retroguardia juventina è chiamata a un lavoro meno appariscente rispetto a quello dei primi quarantacinque minuti, ma decisamente più impegnativo.

Spalletti interviene con i cambi, inserendo Boga e Cabal per dare nuove energie alla squadra. La Juventus, tuttavia, fatica a distendersi con continuità e non riesce a trasformare il recupero del pallone in ripartenze davvero pericolose.

Il rischio è quello di concedere troppo campo all’avversario. Perché difendere un vantaggio è una cosa, consegnare completamente l’iniziativa agli altri è un’altra. E il confine, nel calcio, può diventare sottile quando le gambe cominciano a pesare.

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Intorno alla mezz’ora, Esteban costringe Vicario a un intervento sul primo palo. Il portiere bianconero risponde con attenzione e conserva l’imbattibilità, mentre dall’altra parte Woltemade ha una buona occasione per chiudere definitivamente la partita, ma manda alto.

È il classico episodio che avrebbe potuto risparmiare a tutti un finale più teso. Invece, la Juventus deve continuare a lavorare, senza concedersi distrazioni. Il Lecce insiste, ma non trova la precisione necessaria per riaprire l’incontro.

Basta fare il proprio dovere.

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Tre punti e niente proclami

Nel finale i bianconeri cercano di sfruttare gli spazi lasciati dagli avversari. Boga tenta la conclusione a giro, mentre Cabal si inserisce e prova a trovare la porta, senza fortuna. Sono opportunità che avrebbero potuto rendere il risultato più rotondo, ma che confermano anche una certa difficoltà nel chiudere la contesa con il terzo gol.

Il Lecce continua a provarci, ma la retroguardia juventina regge. Nel finale arriva anche l’espulsione di Gaspar, già ammonito, che lascia i salentini in inferiorità numerica quando ormai il tempo per tentare una rimonta è quasi esaurito.

Al triplice fischio, il due a zero è definitivo. La Juventus porta a casa il risultato senza una prestazione memorabile, ma con la concretezza necessaria per evitare che una gara ben indirizzata si trasformi nell’ennesimo esercizio di sofferenza.

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McKennie ha aperto la strada, Douglas Luiz ha raddoppiato e Vicario ha risposto presente quando è stato chiamato in causa. Restano da migliorare la gestione della ripresa e la capacità di mantenere il controllo del gioco anche sotto pressione. Ma sarebbe ingeneroso pretendere che ogni vittoria si trasformi in una dimostrazione di forza assoluta.

Questa volta non servivano imprese epiche né acrobazie tattiche. Servivano due gol, attenzione dietro e la capacità di arrivare al novantesimo senza restituire al Lecce ciò che era stato conquistato.

Niente trionfalismi, dunque. La strada è ancora lunga e una vittoria non cancella automaticamente tutti i problemi. Ma tre punti in trasferta sono sempre una buona notizia, soprattutto quando arrivano senza lasciare nulla agli avversari.

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Basta fare il proprio dovere.

(Foto: DepositPhotos)

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