Avellino
ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Vicenza 3-0
ANCHE MENO: Le pagelle di Avellino – Vicenza 3-0
Seconda partita in Terminio. Lì dove da “tenimmo na squadra ‘e mmerdd” a “simmo troppo forti” passano esattamente novanta minuti di passione. Nel mezzo c’è la partita. Tre a zero. Sonante. Sontuoso. Meritato. Una gara giocata, combattuta, dominata nei momenti giusti, imponendo quella pressione che a volte è sembrata mancare.
È un Avellino mordace, talentuoso e finalmente consapevole dei propri mezzi quello che questa sera si prende il Partenio. Nesta cambia ancora, ridisegna la squadra per occupare meglio il campo e si mette a specchio con l’avversario. Un 3-5-2 che, almeno per una notte, sembra cucito addosso alle caratteristiche di questa rosa. Abbiamo vinto strameritando. In campo e sugli spalti. Nella Terronia dell’entroterra le risorse sono poche e spesso gestite male, ma la memoria è lunga quanto le ferite che ci portiamo addosso: nei geni, nelle strade, nell’urbanistica e pure nei nervi. Dovreste imparare che nel mondo degli umani “non si butta niente”: perché nulla nasce, nulla muore, tutto si trasforma. E così, questa mattina, amico vicentino rumoroso, nella lettiera ti sei trovato tre belle cacche rotonde rotonde.
Dentro ci troverai anche tutti gli sproloqui dei tanti “Bar Insani” dell’intera Irpinia. Riciclo creativo. Economia circolare. Sostenibilità applicata al calcio.
LE PAGELLE DELL’AVELLINO
Martinelli: 6,5
Tra i pali il gattopardo di casa è reattivo, presente, incisivo quando serve. Trasmette sicurezza e risponde presente alle poche chiamate dei veneti. Nelle uscite, però, c’è ancora parecchio da lavorare. Lavoriamo. Con calma. Il campionato è lungo e i felini hanno sempre bisogno di nove vite.
Simic: 7
Annichilisce l’unico attaccante di rilievo dei veneti. Spazza, ripulisce, lotta e quando c’è da mettere il piede non si tira certo indietro. La difesa a tre sembra essere il suo habitat naturale e questa prestazione è la risposta migliore alle critiche ricevute dopo la gara insufficiente con l’Arezzo. Il calcio è una partita a scacchi: ogni giocatore deve occupare la casella che gli appartiene. E la pedina non può fare l’alfiere.
Izzo: 6,5
Mette in riga tutti: avversari, compagni, qualche tifoso e pure l’arbitro, che a un certo punto sembra indeciso se dargli un pugno in pieno volto o ammonirlo per proteste. Alla fine sceglie la seconda opzione. Decisione saggia. Izzo è così, non gioca semplicemente la partita, la presidia. E quando decide che il territorio è suo, bisogna prima chiedergli il permesso per attraversarlo.
Enrici: 7
Il piccolo Nesta prende forma. E infatti il grande Nesta, in settimana, lo coccola, gli dà consigli, centellina le sue uscite ufficiali e lo preserva come si fa con una creatura ancora in fase di crescita. Poi arriva la prova vera: arginare le sfuriate di Pietrelli e Costa, da sempre spine nel fianco quando li affrontiamo contro. Patrick li affronta a testa alta, senza arretrare di un centimetro, e vince la sua personale disfida. Il maestro osserva. L’allievo comincia a rispondere.
Cancellotti: 6
Sir Cancellotti predilige il combattimento faccia a faccia, spada alla mano, il duello all’ultimo sangue. Messo lì a galoppare per novanta minuti sulla fascia, però, fa più fatica a trovare il suo habitat naturale. Ma attenzione: il nostro cavaliere nero non molla nemmeno quando le energie vanno definitivamente in rosso. Corre, rincorre, combatte. Nessuno tocchi il terzino.
Moruzzi: 7
Mister Nesta in versione Maestro Yoda, in settimana, lo ha letteralmente preso sotto la sua ala protettrice. Gli ha cambiato ruolo, responsabilità, movimenti e prospettive. E finalmente iniziano a intravedersi le potenzialità che non avevamo intuito. Il gran gol sotto l’incrocio mette definitivamente fine a fischi e borbottii della tribuna ogni volta che tocca il pallone. Da quinto di centrocampo ha un’altra marcia: sulla fascia è invadente, perentorio, dialoga con i compagni e si infila tra le linee con una naturalezza che non gli avevamo ancora visto. “Il più grande insegnante, il fallimento è.” L’ultimo Jedi.
Palmiero: 7
Lo ammetto. Non mi sono mai risparmiato con le critiche al nostro capitano. Il suo calcio non è il mio calcio. Ma questa sera bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Luca è ovunque: interdizione, costruzione, gestione, geometrie. Un centrocampista di categoria a tutto tondo. Ordine, contrasti, personalità e una presenza costante nel cuore della squadra. Oggi Luca ha risposto a tanti. A me per primo. Perché quando è in condizione e trova le motivazioni giuste, può davvero fermare anche il vento con i piedi.
Palumbo: 6,5
Da mezzala Martin sembra rendere di più. Costruisce, accompagna, tira e contribuisce a tenere in piedi il centrocampo biancoverde. La sensazione, però, è che manchi ancora qualcosa per completare il salto di qualità: quel dettaglio, quella continuità, quella capacità di incidere per novanta minuti che trasforma un buon giocatore in un giocatore determinante. Questo è l’anno della maturità. La preparazione per l’università ha ancora qualche lacuna da colmare. A’ laurà terun
Besaggio: 6,5
La rivalità tra Padova e Vicenza è una delle più antiche e sentite del Veneto, con radici che affondano nei secoli. Vicini di casa, rivali storici, diversità alimentata da guerre, commerci e antiche contese territoriali. Ora mettetevi nei panni del nostro Besaggio: padovano di provincia, cresciuto nelle giovanili del Vicenza. E proprio lui sblocca la partita con un inserimento cinico e letale, infilando il pallone in rete e mettendo la gara in discesa. L’ho sentito urlare fin sotto la Sud Biancoverde: “Li butemo noi, li butemo noi!”. Vecio.
Russo: 7
No. Non ce n’è per nessuno. Quando parte in progressione sembra Holly che dribbla e supera gli avversari come figurine dei cartoni animati. Accelerazione, fantasia, improvvisazione. È uno di quei giocatori che quando prende campo costringe il difensore a scegliere tra due possibilità: provare a fermarlo oppure iniziare direttamente a pregare. Vi lascio una frase celebre che racchiude la filosofia del calcio: “Il rettangolo verde è uno spazio di espressione pura. Il calcio deve essere prima di tutto divertimento, istinto e improvvisazione.” Roberto Sedinho, l’uomo che ne sapeva più di tutti.
Favilli: 8 – MVP
Tre assist. Tre perle. Una partita esagerata del nostro Favillonecoscia lunga, talmente lunga che questa sera riesce a giocare pure con i tacchi. Fa da sponda, dialoga con i compagni, attacca gli spazi e, quando serve, si mette pure a fare legna in fase difensiva. Una prestazione da centravanti moderno, di quelli che non hanno bisogno per forza di segnare per diventare protagonisti. È mancato solo il gol. Ma tranquillo, Andrea. Tiempo ce vo’. Prima o poi ti spertoso.
I SUBENTRATI DELL’AVELLINO
Cheddira: 6
Mezz’ora in campo per mettere in vetrina tutte le doti calcistiche e atletiche dell’acquisto più costoso degli ultimi quarant’anni dell’Avellino Calcio. Fonte: Giovannino D’Agostino, quindi prendiamola per buona. Walid ha gamba, progressione e qualità tecniche non indifferenti. Deve solo entrare nei meccanismi della squadra e trovare il tempo per diventare davvero un fattore. Quindi non iniziate ad avere fretta: serve il tempo necessario per amalgamarsi. Nella prossima partita da titolare, per sicurezza e cautela, chiudete la Tribuna Terminio. Non si sa mai.
Sounas: 6
Entra per dare fiato a Palmiero e, soprattutto, per evitare che il capitano raccolga per strada un altro cartellino giallo. Svolge una gara attenta, ordinata, senza sbavature. Non eccelle, non strafà, non cerca applausi. Fa semplicemente quello che deve fare. I guerrieri, del resto, sanno anche cosa significa restare in trincea senza sparare un colpo.
Biasci: 6
Nei minuti a disposizione cerca il dialogo con il compagno di reparto e prova a entrare nel vivo della gara. Ha qualche occasione che avrebbe potuto sfruttare meglio, ma nel complesso porta a casa una prestazione sufficiente. Non lascia il segno, ma nemmeno impronte sulla scena del crimine. Per questa sera basta così.
Di Maggio: 6,5
Le potenzialità di questo ragazzo sono evidenti. Una molla agonistica lanciata a bomba contro gli avversari. Entra, corre, si infila nelle linee e prova a infilarsi pure tra le gambe di qualunque avversario indossi una divisa biancorossa. Ha fame, gamba e personalità. Sono convinto che presto arriveranno le occasioni da titolare. E allora avremo finalmente abbastanza materiale per capire quanto può diventare importante per questa squadra. Per ora, assaggio.
Faticanti: S.V.
Pochi minuti per la giovane promessa del calcio italiano. Troppo pochi per giudicare una prestazione. Il talento c’è, ma ho l’impressione che bisognerà aspettare ancora un po’ prima di vederlo davvero sbocciare. Diciamo che, per ora, il vento dell’autunno deve ancora arrivare. Ma quando arriverà, speriamo ci porti qualcosa di interessante.
(Foto: Depositphotos)
